Progettazione e Architettura

Gli ingegneri: «Servono norme tecniche per semplificare»

Giuseppe Latour e Federica Micardi

L'appello lanciato al Congresso nazionale in corso a Brescia: «Introdurre il principio di sussidiarietà, i professionisti devono diventare 'braccio operativo' della Pa»

L'Italia è soffocata da una legislazione eccessiva stratificata a livello nazionale, regionale, provinciale e comunale che ostacola la ripresa del Paese. È questo uno dei concetti emersi durante la tavola rotonda che si è svolta ieri nella prima giornata del 58° congresso nazionale di categoria che si concluderà domani a Brescia.

Ma qual è la soluzione? Per Armando Zambrano, presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri, bisogna affidarsi alla normazione tecnica: «Politici, burocrati, partiti – afferma – sanno che la chiave è la semplificazione, presente, infatti, in tutti i programmi; il problema è che nessuno ci mette le mani. La formazione delle leggi – prosegue Zambrano – avviene attraverso l'assemblamento di testi compilati dai funzionari ognuno per la sua competenza, sono castelli di norme senza un filo logico .Potremmo seguire l'esempio di altri Paesi e affidarci alla normazione tecnica – prosegue Zambrano – , una scelta che, bypassando il Governo ci permetterebbe, grazie all'Uni, l'Ente nazionale italiano di unificazione, di accelerare i tempi e di vedere le nostre norme accolte a livello europeo (dove esiste un canale dedicato di approvazione della normazione tecnica europea). In Italia, invece, sottolinea Andrea Sisti, presidente del Consiglio nazionale degli agronomi «abbiamo un problema di sistema dove alle norme nazionali, anche vecchie di cent'anni, si affiancano e sovrappongono le norme comunitarie».

Ma non c'è solo la normazione. L'altra leva su cui puntano le professioni è l'introduzione del principio di sussidiarietà, in base al quale i professionisti diventano il "braccio operativo"della pubblica amministrazione. Una richiesta avanzata con numeri e cifre da una ricerca del Consiglio nazionale degli ingegneri, e sottoscritta da tutte le altre categorie. Che chiedono anche di agire subito, perché tra sei mesi potrebbe essere troppo tardi.
Gabriele Noto, vicepresidente del Consiglio nazionale del notariato, spiega: «Sarebbe bello che lo Stato desse fiducia a tutte le 27 professioni». E cita il caso del controllo di omologa sulle società, passato dai tribunali ai notai. «I tempi si sono rapidamente ridotti da quattro mesi e mezzo a quattro giorni e mezzo. In questo modo le imprese partono prima e si guadagnano oltre quattro mesi di Pil».


In cambio di questo sforzo, però, lo Stato deve fare opera di disboscamento del quadro normativo. «Prima facciamo chiarezza sulle norme e poi possiamo delegare ai professionisti. La sussidiarietà viaggia di pari passo con la semplificazione», dice Gaetano Stella, presidente di Confprofessioni. Ma anche con l'attribuzione di responsabilità: «Attualmente – spiega Salvatore Garofalo, presidente di Inarind – abbiamo controlli continui ma annacquati, nei quali alla fine nessuno si prende la colpa».

In questo processo di potatura, però, è importante ancora una volta coinvolgere gli ordini. Lo chiede Lorenzo Benanti, presidente dei periti agrari: «Ci mettiamo a disposizione delle amministrazioni per migliorare insieme. È fondamentale che lo Stato utilizzi le nostre competenze».


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