Progettazione e Architettura

Ingegneri: «Più responsabilità ai progettisti nelle procedure edilizie»

Giuseppe Latour

Puntare sul modello bavarese per i lavori edili. Che, in altre parole, vuol dire più interventi liberi, meno pubblica amministrazione e maggiori responsabilità ai progettisti.
È la proposta che arriverà oggi da Brescia, dove fino a venerdì si riunisce il 58esimo Congresso nazionale degli ingegneri. Mille delegati, in rappresentanza di 250mila professionisti, arriveranno da tutta Italia per scattare la fotografia del difficile passaggio che stanno attraversando in questi anni: dal ruolo dei giovani ingegneri, agli effetti della riforma, passando per la formazione universitaria, i contratti di lavoro, le nuove forme di aggregazione societaria e la riorganizzazione delle piccole strutture professionali. Ma, soprattutto, parleranno di semplificazioni e del caos che deve affrontare chi lavora ogni giorno a contatto con la Pa.

«Secondo la Banca mondiale – spiega il presidente del Cni Armando Zambrano - i permessi edilizi costano in media all'Italia tredici procedure e 231 giorni, pari al 253,6% del reddito pro capite medio, contro un costo pari al 99,6% in media nel resto d'Europa". Gli ingegneri, allora, hanno passato agli infrarossi queste procedure in una ricerca realizzata dal loro centro studi con interviste a circa 8.500 professionisti, evidenziandone le moltissime lacune, per capire cosa si può migliorare.

Il problema più evidente è quello dei tempi necessari a ottenere permessi e autorizzazioni. Per la valutazione di impatto ambientale (Via) servono ben 337 giorni, solo quattro in più dell'autorizzazione integrata ambientale (Aia), per la quale si impiegano in media 333 giorni. Per il permesso di costruire l'attesa è di 233 giorni, mentre occorrono 217 giorni per le opere idrauliche e 205 giorni per il rilascio dell'autorizzazione paesaggistica. Spesso per la sola raccolta ed elaborazione dei documenti occorre più di un mese: nel caso della prevenzione incendi 40 giorni, 39 giorni per le opere idrauliche, 38 per il permesso di costruire e 33 per il rilascio delle autorizzazioni paesaggistiche.

Ma il problema non è solo di tempi. «Molte di queste procedure puntano tutto sugli aspetti burocratici e poco sulla sostanza», dice Zambrano. Così alcune delle semplificazioni varate nell'ultimo periodo non piacciono per niente ai progettisti. Anzi, la grande maggioranza considera poco efficaci l'introduzione del commissario ad acta in caso di ritardata risposta della Pa, la conferenza dei servizi, l'istituzione degli sportelli unici e l'avvio della digitalizzazione della pubblica amministrazione.

«Il nostro obiettivo, però, oltre a segnalare i problemi, è di portare idee al Governo», sottolinea Zambrano. Così, in chiave di semplificazione, gli ingegneri propongono un riordino delle procedure di autorizzazione per le attività edili ispirato al modello bavarese. In altre parole, bisogna sgravare la Pa da un ruolo troppo pervasivo, dando più responsabilità al professionista, in base al principio di sussidiarietà. «Immaginiamo tre livelli – spiega Zambrano -. Uno basso, nel quale ricomprendere le ristrutturazioni o le piccole costruzioni: qui si può fare attività libera e il progettista si assume tutta la responsabilità. Poi c'è un livello intermedio, al quale serve anche l'intervento di un altro progettista, che certifica la bontà del progetto. Infine, c'è un livello alto, nel quale ricomprendere ad esempio le reti stradali e gli impianti industriali. Solo in questo caso ci vuole l'autorizzazione pubblica».

Fino a venerdì, comunque, non si parlerà solo di semplificazioni e procedure. Sono, infatti, previsti gli interventi di tre rappresentanti dell'esecutivo: il ministro dello Sviluppo economico Flavio Zanonato, quello dell'Ambiente Andrea Orlando e il responsabile della Pubblica amministrazione Gianpiero D'Alia. «A loro – conclude Zambrano - proporremo le nostre ricette sul recupero del patrimonio edilizio, sulla defiscalizzazione e sul rilancio delle infrastrutture. E parleremo anche di rischio idrogeologico, consumo di suolo e riqualificazione».


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