Progettazione e Architettura

Eur Spa cede a Lvmh il Palazzo della Civiltà, scoppia la polemica: «Affidamento senza gara a prezzi stracciati»

Alessia Tripodi

Il «Colosseo Quadrato» in affitto al magnate Arnault: ospiterà lo show room di Fendi. Inarchlazio: «Ignorati accordi con Mibac». L'ex assessore Croppi: «Operazione incredibile»

Un contratto di affitto di 15 anni a 2 milioni e 800mila euro l'anno per trasformare il Palazzo della Civiltà del Lavoro dell'Eur (il cosiddetto Colosseo Quadrato, 12.000 mq progettati negli anni Trenta da Giovanni Guerrini, Ernesto Lapadula e Mario Romano) nel nuovo show room della casa di moda Fendi. E' il contenuto dell'accordo che il gruppo francese Lvmh, società di Bernard Arnault che, oltre a Fendi, raccoglie altre griffe del made in Italy come Bulagri, Loro Piana e Pucci, avrebbe siglato con il presidente di Eur Spa, Pierluigi Borghini.

Una scelta che suona «quanto meno bizzarra» secondo Inarchlazio, che ricorda l'esistenza di una convenzione che destina il palazzo a ospitare l'esposizione del made in Italy. «Il Palazzo della Civiltà è rimasto in abbandono per decenni e solo in tempi recenti - si legge in una nota dell'Istituti nazionale di architettura - si è intervenuto con una ripulitura dell'involucro esterno curata dal Mibac e costata 16 milioni di euro e con un'operazione di Eur spa per il consolidamento dei solai e la messa a norma per un importo totale di 19 milioni di euro. Tutte opere inquadrabili nel programma di recupero - continua Inarchlazio - sancito da una Convenzione del 2009 tra i ministeri dello Sviluppo economico e dei Beni culturali ed Eur spa con l'obiettivo di ospitare la Discoteca di Stato e l'Esposizione permanente del made in Italy e del design italiano».

Un'operazione che, secondo Inarchlazio «solleva dubbi» non solo perchè «nel 2007 l'Agenzia del territorio attribuiva agli spazi del Palazzo un valore commerciale di 4 milioni e 680mila euro annui, ben superiori ai 2,8 richiesti al nuovo affittuario» ma soprattutto perchè «si tratta di una scelta presa in autonomia dal presidente di Eur Spa alla vigilia della nomina del nuovo ad della società e attraverso una procedura di affidamento diretto senza gara ad evidenza pubblica». Anomalia che lascia sconcertato anche Umberto Croppi - ex assessore alla Cultura del Comune di Roma con Alemanno e direttore della Fondazione Valore Italia, incaricata di realizzare l'esposizione del made in Italy nel Palazzo dell'Eur - secondo il quale «il valore simbolico, architettonico e storico del complesso non può consentirne un'utilizzazione che non abbia una forte valenza pubblica ed essere destinato ad un uso privato e commerciale, per giunta a beneficio di un utilizzatore straniero». E «anche se i soci e le autorità competenti autorizzassero una tale procedura - continua Croppi - il raggiungimento del fine non potrebbe avvenire senza un'evidenza pubblica che prevedesse chiaramente il raggiungimento del massimo interesse per lo Stato sia sotto il profilo economico che culturale».


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