Progettazione e Architettura

Social housing, Premio Rivolta: 200 progetti da «copiare» in Italia

Paola Pierotti

Nel database dell'Ordine degli Architetti di Milano decine di architetture di successo realizzate in Europa - Presentate le venti opere selezionate per l'edizione 2013 del Premio

L'housing sociale non è solo uno slogan o un tema da laboratori di progettazione all'università. L'Europa negli ultimi dieci anni ha collezionato centinaia di esperienze di successo, dalla Spagna all'Ungheria, dalla Francia al Regno Unito, e l'Ordine degli Architetti di Milano, attraverso il premio Ugo Rivolta, ne ha raccolto i frutti e ha fatto tesoro delle buone pratiche, per promuovere una cultura nuova e richiamare l'attenzione di progettisti, pubbliche amministrazioni, developer e cittadini su un nuovo modo di progettare e costruire alloggi, per tutti. La scorsa settimana a Milano la giuria del premio ha iniziato i lavori di preselezione dei progetti dell'ultima edizione: sono stati prescelti una ventina di architetture costruite negli ultimi due anni (guarda la fotogallery ). «Il panorama è molto ampio. In Austria ci sono edifici di social housing con la piscina e i costi di costruzione non sono paragonabili nelle diverse aree geografiche: un edificio in un Paese nordico può costare tre volte quello di un Paese iberico, per ragioni costruttive ma anche per le diverse politiche» spiega Paolo Mazzoleni, architetto dell'Ordine milanese, esperto di housing sociale e tra gli organizzatori del premio. «Da un Paese all'altro – osserva Mazzoleni – si vedono edifici di densità differenti e per questo tema va tenuta in considerazione ad esempio la redditività che è importante in realtà come Italia e Inghilterra dove non è solo il pubblico a costruire residenza sociale, mentre è del tutto ininfluente in Spagna».

Il database. Oggi il Premio ha un patrimonio di circa 200 architetture, opere costruite negli ultimi dieci anni: un database che consente di fare delle analisi e di cogliere i punti di forza e debolezza di scelte politiche, urbanistiche, architettoniche. «In dieci anni il social housing si è evoluto, al pubblico si sono affiancati gli investimenti privati, e negli ultimi anni si registra una nuova generazione di progetti che non sperimentano solo sul linguaggio ma soprattutto sul progetto tipologico, ad esempio integrando duplex, proponendo soluzioni innovative per i ballatoi, relazionandosi in modo originale con il tessuto costruito» spiega Mazzoleni. L'esperienza europea insegna che il disegno degli spazi non deve dipendere dal fatto che ci sia un figlio in più o in meno, che servano 3 o 4 locali, ma piuttosto da come ci si inserisce sul piano strada o da come gli alloggi si affacciano sul giardino. «Le prestazioni energetiche non sono più un dovere da assolvere – continua Mazzoleni – ci sono architetture in cui gli spessori degli edifici diventano spazi abitabili». L'emergenza sociale, le sfide della globalizzazione, le richieste delle città e le domande sulla trasformazione dei centri urbani hanno riacceso un faro sul vecchio tema dell'edilizia sociale. Tema complesso di cui tutti parlano da anni ma che richiede progetti integrati, attenti al comfort, all'economia, alla qualità sociale e al costo. «Il confronto con le altre città – dice Daniela Volpi, presidente dell'Ordine degli Architetti di Milano – è necessario per approfondire quali siano le strategie più efficaci e sostenibili per costruire case per abitanti a basso reddito. Il premio è dedicato a un architetto milanese che si è particolarmente impegnato per un'architettura senza tempo, con un linguaggio comprensibile e senza mai ostentare la creatività».

Il Dna del social housing europeo. Dalla lettura e dall'interpretazione dei progetti Ugo Rivolta si evincono alcuni temi che caratterizzano le nuove residenze sociali. «Spesso si parte da una sfortuna insediativa, raramente si lavora nel centro città: la politica del social housing – dicono i promotori – si inserisce in punti periferici o comunque critici. Ne consegue che l'housing sociale diventa motore per una straordinaria cura insediativa» dice Mazzoleni. Particolare attenzione viene dedicata anche gli spazi aperti e al paesaggio: le corti, lo spazio davanti agli alloggi, i giardini sono esercizi di spazio pubblico e «gli architetti si impegnano come stesero progettando una piazza o un parco».
Perché questi progetti si sappiano reggere economicamente gli edifici vengono impostati a partire da un planivolumetrico di dimensioni importanti, che deve essere ben articolato. Altro tema è quello del mix funzionale: agli alloggi si integrano centri commerciali, centri sociali, spazi per gli abitanti e usi per gli esterni. Gli edifici contemporanei di successo sono quelli che si arricchiscono di tanti usi possibili.
Le best practice europee invitano anche a una riflessione sul tema della privacy, sul rapporto tra gestione e costi di manutenzione, e ancora sull'innovazione tipologica «spesso frenata dalla normativa vigente in alcuni Paesi come il nostro o dal tradizionalismo della committenza» ha detto Mazzoleni. Per quanto riguarda il linguaggio, dall'analisi dei dieci anni si deduce che la maggior parte dei progetti di social housing europeo sono disegnati da architetti che sono stati all'estero e che hanno imparato dalle riviste: i progetti si inseriscono in modo originale nel contesto costruito ma il linguaggio parla di una generazione più europea che nazionale.

http://premiorivolta.ordinearchitetti.mi.it/

La città come interscambio. Aggiudicato il concorso under 35 AAAarchitetticercasi 2013


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