Progettazione e Architettura

È durato un anno il sogno del grattacielo super lusso. Pierre Cardin rinuncia al progetto del Palais Lumière

R.R.

A un anno dalla presentazione si spegne il sogno del grattacielo di 60 piani che Pierre Cardin aveva progettato per riqualificare la zona di Porto Marghera a Venezia. Quella che doveva essere nel 2015 la decima torre più alta d'Europa non verrà più costruita.

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Lo ha annunciato nei giorni scorsi l'ingegnere Rodrigo Basilicati, nipote dello stilista, amministratore delegato della società Concept Creatif Pierre Cardin SpA, che aveva realizzato il progetto: «Abbiamo dovuto recedere dalla Bozza di accordo di programma del 21 dicembre 2012 sottoscritta con le Autorità locali per la realizzazione a Marghera del Palais Lumière. La scelta si è resa inevitabile dopo che, a oltre due anni e mezzo dalla presentazione dell'iniziativa, non è stato possibile concludere la procedura con l'approvazione formale di un accordo con tutte le amministrazioni pubbliche coinvolte».

Per Basilicati sono aumentati col tempo gli ostacoli procedurali, «fino alla recente presa di posizione del Ministero dei beni culturali circa la presunta esistenza in zona di un vincolo paesaggistico finora mai fatto valere nè applicato a tutti coloro che hanno edificato nella zona». Il nipote di Cardin lamenta che nel frattempo sono scaduti i termini massimi di efficacia dei contratti già conclusi per avere la disponibilità delle aree necessarie per la conclusione dell'iter amministrativo: «Abbiamo già investito nel territorio somme ingentissime per realizzare un sogno e contribuire così alla rigenerazione di Marghera: a tutt'oggi non si sono verificate le condizioni minime di certezza di consensi e tempi per proseguire l'attività e continuare a investire le somme ancora più cospicue richiesteci da ogni parte sia per le aree che per le procedure».

Grande delusione per lo stilista alla vigilia di suoi 91 anni
«Voleva fare la cose in regola come è solito fare ma la nebbia non si è mai diradata anzi con il passare dei mesi si è solo infittita». Usa questa metafora l'avvocato di Pierre Cardin, Sandro De Nardi, per giustificare la decisione irrevocabile dello stilista: il Palais Lumiere non vedrà la luce, né a Venezia, né altrove.

Troppa la delusione, come rivela De Nardi, a pochi giorni dal compleanno (spegnerà 91 candeline il 2 luglio) che Cardin sta cercando di superare alla sua maniera gettandosi sul lavoro: «È nel suo atelier di Parigi, davanti all'Eliseo - spiega l'avvocato - con le forbici in mano a completare in prima persona i costumi del dramma musicale Amleto che sarà presentato in prima mondiale il 3 agosto a Stia, nell'Aretino, dove Cardin ha la sua fonte di acqua minerale».

«Il fulmine a ciel sereno, che ha messo una mina pesantissima sull'iter e che ci ha stupiti, non essendo stata mai necessaria per altri interventi realizzati in quell'area, è stato il vincolo paesaggistico espresso dal parere dal Ministero, che ha anche interessato l'Unesco per capire se avesse osservazioni da fare.

Il governatore Zaia: occasione persa
«In queste ore ci sarà sicuramente qualcuno che brinda: di certo io non faccio parte di questi signori. Se ne va una grande opera e una grande opportunità per le nostre imprese». È il commento del governatore del Veneto Luca Zaia, da sempre sostenitore del progetto, che spera ci possa essere un ripensamento.

«La Regione ha ancora fissata una riunione martedì prossimo con i rappresentanti del progetto, alla luce delle ultime carte consegnate circa alla metà di giugno. In questa occasione, sostanzialmente, si sarebbe concretizzato un passaggio fondamentale dell'iter burocratico...Sono cosciente del fatto che restano in piedi temi con la Vas, la Via e il grande confronto con il Ministero dei beni culturali, ma spero che nonostante questo, e la pastoie burocratiche del paese Italia, ci sia la volontà di ripensare a questa decisione, rivalutando l'operazione».

Il sindaco Orsoni: è un no all'innovazione
«Il conservatorismo e la visione per il no all'innovazione a Venezia di certi ambienti romani hanno avuto il loro peso». È duro il commento del sindaco Giorgio Orsoni alla notizia dello stop al progetto: «Da un lato effettivamente sembrava ci fossero problemi di reperimento dei finanziamenti, come più volte sottolineato anche da noi dall'altra ha pesato la diffidenza degli stranieri nei confronti della nostra burocrazia.

La Regione - rincara - l'ha tirata molto per le lunghe nell'ultimo mese, non muovendo alcuna carta». Il Comune, sottolinea, «ha sempre fatto tutto quello che doveva: francamente mi dispiace che questa cosa finisca così».

Italia Nostra: soddisfatti ma con rammarico. L'area ora resterà abbandonata

L'annuncio dell'addio al progetto viene accolto con soddisfazione da Italia Nostra con un ma. L'associzione ambientalista che si era opposta al progetto faraonico sottolinea che ci sia "poco da brindare". «La rinuncia da parte di Cardin - afferma in una nota la sezione veneziana di Italia Nostra - costituisce un fatto altamente positivo tuttavia al sollievo per lo scampato pericolo si accompagnano ragioni di grave preoccupazione... Anzitutto il modo in cui l'intero processo si è svolto. Pierre Cardin ed il nipote, Basilicati, non hanno torto quando lamentano due anni e mezzo di tortuosità burocratiche di fronte alle quali alla fine hanno dovuto arrendersi. Il fatto è che la legge parlava chiaro fin dell'inizio: entro 300 metri dalla gronda lagunare non sono lecite costruzioni (primo motivo dell'abbandono oggi annunciato) e per costruire occorre prima la Valutazione ambientale strategica della Regione (seconda causa dell'abbandono)».

«La seconda ragione di rammarico riguarda il futuro di tutta l'area di Marghera, nella quale doveva sorgere il grattacielo. Quell' immensa area ex industriale costituisce una ricchezza incalcolabile per l'Italia, che non dovrebbe aver bisogno di progetti ad essa estranei come quello di Cardin per realizzare il proprio potenziale di sviluppo.L'area rimane ora orfana di iniziative, salvo quelle di una generica messa in sicurezza, dei terreni di fronte all'inquinamento. Rimane a disposizione di singole imprese che abbiano il coraggio di insediarvisi, godendo della prossimità all'aeroporto e alla gronda lagunare. Ma l'area ha bisogno di un grande piano nazionale per la riconversione a centro produttivo».


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