Progettazione e Architettura

I 25 anni del Premio Mies: Italia grande esclusa

Paola Pierotti

Per il «Nobel» dell'architettura europea centinaia di candidature italiane ma niente podio

Vueling, InterRail, Erasmus, sono sinonimi di Europa: l'Europa si collega con le compagnie aeree low cost, con le linee ferroviarie, con programmi universitari che permettono ai giovani di imparare più facilmente una lingua e di confrontarsi con colleghi di altri Paesi. L'Europa si costruisce tendendo reti e favorendo gli scambi e quando si parla di architettura, la nuova Europa, quella costruita negli ultimi 25 anni, viene descritta dal lavoro della Fondazione Mies van der Rohe. Dalle tante iniziative come quella più recente promossa proprio con Vueling per personalizzare un aereo con il contributo delle energie di 800 università europee, ai più noto premio con cadenza biennale che ha divulgato il meglio dell'architettura europea contemporanea.
Il viaggio tra i progetti "vincitori" del Premio Mies fa tappa in Portogallo, Spagna, Francia, Austria, Germania, Norvegia e Regno Unito. L'Italia è fuori. Sono centinaia le opere italiane (realizzate) candidate nelle tredici edizioni del Premio: dal recupero di Gibellina, ai tanti edifici pubblici come le scuole realizzate da C+S e sedi municipali come quello di Alessandro Anselmi a Fiumicino, dalle residenze di Cino Zucchi alle infrastrutture come quella dell'AV Roma Tiburtina ma nessuna di queste è salita sul primo gradino del podio. Nelle tredici edizioni, nella categoria delle opere finaliste sono rientrate solo due opere italiane (entrambe firmate da stranieri): l'università Bocconi firmata Grafton Architects e il museo Maxxi di Zaha Hadid. Italia esclusa, anche se da qualche mese il direttore della fondazione europea è un architetto italiano: Giovanna Carnevali.

Forte di un ricco archivio con oltre 4mila nuove architetture costruite in tutt'Europa (consultabile dal sito www.miesarch.com ) la Fondazione ha inaugurato oggi a Barcellona una grande mostra con 220 modelli di nuove architetture catalogate per provenienza, e ha organizzato un dibattito internazionale e itinerante per capire come sta e dove va l'architettura europea. La nuova Europa si svela grazie a questa «mappa» delle opere costruite nell'ultimo quarto di secolo: una ricognizione che mostra chi sono i protagonisti, chi sono i talenti, i temi emergenti e le tendenze di un'architettura sovra-nazionale, quali sono le migliori idee e le tecnologie che hanno segnato la ricerca degli ultimi anni. Non solo landmark-culturali ma anche residenze, piazze e scuole. Non solo involucri e tecnologie innovative ma anche programmi urbani complessi capaci di rigenerare pezzi di città.
I protagonisti? Da Alvaro Siza Viera a Mansilla+Tuñón Arquitectos, da Dominique Perrault a Rafael Moneo, da Oma a Zaha Hadid, da Snøhetta a David Chipperfield, da Peter Zumthor a Nicholas Grimshaw, da Norman Foster a Esteve Bonell e Francesc Rius fino agli studi Henngin Larsen Architect con Studio Olafur Eliasson che si sono aggiudicati la 13esima edizione del premio.


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