Progettazione e Architettura

Il Nobel dell'architettura europea alla sala concerti «keynesiana»: completata per contrastare la crisi

Paola Pierotti

Premiata la Harpa Copncert Hall di Reykjavik in Islanda progettata da un team guidato da Henning Larsen Architects e Olafur Eliasson. Cantiere partito con fondi privati, ultimato con risorse pubbliche per far fronte alla recessione che ha colpito l'Islanda

Una maxi-sala concerti a Reykjavik, in Islanda: si chiama Harpa la concert hall che ha vinto la tredicesima edizione del Nobel dell'architettura europea promosso dalla Fondazione Mies van der Rohe che sarà assegnato venerdì a Barcellona in occasione del 25°compleanno di questa istituzione.

Il progetto è firmato da un team guidato da Henning Larsen Architects e Olafur Eliasson ed è stato scelto «perché riflette la tradizione del premio a livello programmatico – spiega Giovanna Carnevali, direttore della Fondazione – proponendo un edificio per la cultura, con un interessante involucro che ricorda il paesaggio islandese. Non solo, questo progetto inizialmente finanziato dalle banche è stato poi ultimato dalla committenza pubblica per far fronte alla recessione che ha colpito il Paese». Una storia-modello che dimostra la tenacia di chi scommette con determinazione nell'architettura.

Harpa rientra in vasto piano di espansione e di rivitalizzare del porto orientale di Reykjavik ed è stato realizzato anche per migliorare il collegamento tra questa parte del porto e il centro della città.

L'edificio si compone di diverse sale per concerti e conferenze. Dal foyer il progetto assomiglia ad una sorta di "massiccio" che ricorda la costa rocciosa islandese che contrasta con l'espressiva facciata vetrata realizzata in partership con Olafur Eliasson.

Quando la luce del sole penetra attraverso l'edificio si crea un vivace gioco di luci, ombre e colori.

L'involucro è caratterizzato da un cappotto a dodici strati in vetro e acciaio. Luce e trasparenza sono gli elementi chiave della costruzione. La struttura cristallina cattura e riflette la luce e segna il confine tra terra e mare. I progettisti hanno voluto creare un dialogo attivo tra l'edificio, la città e il paesaggio circostante.


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