Progettazione e Architettura

Accessibilità, verde e sicurezza, ecco le priorità per gli spazi pubblici delle città

Paola Pierotti

Viaggio tra le buone pratiche organizzato dalla Biennale dello Spazio pubblico insieme a Inu, Anci e Cittalia. Le sinergie di successo tra progettisti e amministratori

Che forma ha e cosa offre la città pubblica? Come si possono lasciare segni concreti anche quando si parla solo di debiti? Come si può tradurre una sinergia attiva tra funzionari pubblici, progettisti, cittadini e imprenditori? Domande a cui hanno tentato di rispondere i tecnici delle Pa e i politici che in questi mesi sono andati a scuola dai propri colleghi. La Biennale dello Spazio pubblico, presieduta da Mario Spada, ha organizzato con Inu, Anci e Cittalia un'occasione di incontro e condivisione, programmando un viaggio per tappe in alcuni comuni d'Italia.

Il Viaggio si è svolto tra dicembre 2012 e maggio 2013, sono stati organizzati 13 laboratori in 12 città. Tutto è stato possibile grazie ad azioni volontarie dei singoli che hanno partecipato condividendo opere realizzate e visitando luoghi, più che discutendo su disegni di progetto.

Gli esiti dei laboratori sono stati presentati a Roma la scorsa settimana in occasione della seconda edizione della Biennale e sono stati un prezioso contributo per la «Carta dello Spazio pubblico» preliminare a quella che sarà discussa a Istanbul nel 2016 da Un-Habitat, «nata dalla forte esigenza di sostenere la volontà di tanti cittadini e amministratori lungimiranti ed efficienti di fare dello spazio pubblico la bandiera di civiltà urbana. «Il Viaggio – spiega Lucia Lancerin, coordinatrice del progetto del Viaggio – ha fatto emergere la necessità di lavorare in rete, promuovere il confronto, lo scambio tra i Comuni ma anche tra gli uffici dello stesso Comune, per fare un salto di qualità per la creazione, manutenzione e fruizione di buoni spazi pubblici».

A Torino, Pescara, Padova, Bologna, Firenze e Venezia i tecnici si sono confrontati su buone pratiche che hanno a che fare con la progettazione, la realizzazione e la gestione del verde pubblico (o a uso pubblico). Verde declinato per ampiezza – dal parco al singolo orto – e per tipologia di intervento e di gestione – dalla autocostruzione alla co-progettazione e co-gestione –. «È emerso il valore della progettazione partecipata come pratica di formazione di una cittadinanza consapevole – spiega Lancerin -. Lo spazio verde ha questa mission sociale, sempre più urgente proprio dove ci sono situazioni di tensione con episodi di vandalismo, tanto che potremmo dire che ogni volta che uno spazio verde pubblico viene progettato senza i cittadini è una occasione di formazione civica, e di integrazione, mancata». Quando si parla di gestione del verde i cittadini possono diventare preziosa risorsa che accompagna l'amministrazione pubblica, fino alla creazione di veri e propri modelli di «adozione».

A Venezia (città che ha ospitato due workshop), Reggio Emilia e Ladispoli i tecnici si sono confrontati sui temi dell'accessibilità e il riflettore è stato puntato sul ruolo dei diversi uffici a cui si chiede di «superare la settorializzazione delle competenze e la diffidenza della condivisione di obiettivi ma anche di finanziamenti. Le buone pratiche già messe in atto dimostrano che è necessario il dialogo tra i diversi livelli di pianificazione e, dopo la realizzazione, di gestione e manutenzione».

Genova ha promosso un confronto molto importante sul tema delle aree dismesse da adottare e realizzare: «Col patrimonio pubblico dismesso non si realizza valore se non si costruisce città» ha sottolineato Lancerin.

In Sicilia, Geraci Siculo (Palermo) e Menfi (Agrigento) con il progetto Reti di città promuovono lo sviluppo delle aree interne, valorizzandole. A Morano Calabro (Cosenza) si è ragionato sul ruolo dello spazio pubblico nei centri storici minori, mentre in Sardegna a Castiadas (Cagliari) sulle energie dello spazio pubblico come struttura portante di sostenibilità urbana e paesaggistica.

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