Progettazione e Architettura

Ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato hanno rimandato la realizzazione del progetto firmato Abda

Paola Pierotti

Il polo nato da un concorso del Comune vinto da Abda Architetti Associati. Iter dilatato dai cambi di imprese e dai ricorsi amministrativi

Sono passati otto anni dal concorso e a Brescia è pronto il centro natatorio di Mompiano. Un concorso di progettazione promosso dal Comune di Brescia, con un primo premio di 30mila euro e con una giuria presieduta da Aurelio Galfetti. Un concorso nato sotto una buona stella che aveva visto in gara numerosi gruppi, locali e non, e per il quale era stato premiato il team guidato da Abda Architetti Associati che aveva redatto il progetto con lo studio milanese Montanari per quanto riguarda impianti e strutture. Al vincitore erano stati affidati tutti i livelli della progettazione ed era andato in gara il progetto esecutivo.

Un concorso per un'opera pubblica che è arrivato al traguardo – uno di quei «uno su cinque» progetti come raccontato in una recente inchiesta pubblicata su «Progetti e Concorsi» nelle scorse settimane che è passato dalla carta al cantiere. Ma con tempi lunghi e ripetuti ostacoli.

«In due anni abbiamo consegnato l'esecutivo – spiega Camillo Botticini, socio di Abda Architetti Associati – e si auspicava di poter partire rapidamente con l'appalto anche in virtù del fatto che l'amministrazione che aveva proposto l'operazione sarebbe scaduta nel 2008». Ma le cose sono andate diversamente: si sono alternate tre imprese (l'Edilfrai dell'Aquila, la Bianchetti di Brescia e la Campana di Brescia), intervallate da ricorsi al Tar e al Consiglio di Stato, «che ha addirittura revisionato la sua sentenza» ribadisce Botticini.

Aggiudicato il concorso, l'operazione è stata portata avanti da Brescia Mobilità e il nuovo complesso sportivo pensato per il bacino dell'area nord della città è diventato un'opera a scomputo, programmata di pari passo con la costruzione della nuova metropolitana. «Alla fine l'ente è riuscito a portare a termine l'opera – spiega Botticini – sciogliendo il contratto alla seconda impresa, suddividendo l'appalto e riuscendo a concludere in 13 mesi la parte edile dell'opera». In due anni l'opera è stata ultimata, peccato aver perso tempo inutile.

L'opera è costata complessivamente circa 8 milioni di euro, riguarda una superficie di 4.500 mq di volume coperto e 12mila mq di lido, con tre vasche interne e tre esterne che entreranno in funzione dalla prossima estate. Il progetto include un'area fitness che sarà ultimata dal gestore del complesso.

Un'opera pubblica che poteva essere un modello, per la scelta dell'amministrazione di aver investito sul concorso e per un progetto «non pensato come oggetto autonomo – spiega l'architetto bresciano – ma come un edificio aperto sulla città, con un proprio carattere riconoscibile, un'architettura civile e pubblica».

Il sistema di vuoti e pieni si caratterizza per una compattezza generale e allo stesso tempo per l'assoluta permeabilità che fa dialogare spazi pubblici e privati, esterni e interni, percorsi, piani verdi e specchi d'acqua. «Il principio della continuità visiva, della trasparenza, della facile controllabilità degli spazi e della separazione tra spazi calzati e piedi nudi – spiegano gli architetti – è alla base dell'organizzazione tipologica».

Il sistema costruttivo del polo natatorio è improntato alla ricerca di una particolare resistenza antisismica (anche per adeguarsi alle nuove normative): il risultato è una struttura portante in setti in ca che sostengono una copertura di particolare rilevanza. E si caratterizza per una teoria di travi in legno lamellare sbiancato. L'esterno è stato rivestito da una piastrella rettangolare di Klinker color marrone scuro, cangiante e particolarmente riflettente sotto la luce «costato meno di 10 euro al mq» ribadisce Botticini per dichiarare un'attenzione alla spesa, senza rinunciare alla qualità dei dettagli costruttivi.

Il progetto mira al contenimento delle risorse energetiche utilizzando una percentuale di energia proveniente da pannelli solari previsti in corrispondenza della copertura delle vasche piccole.


© RIPRODUZIONE RISERVATA