Progettazione e Architettura

La Mendola (Cna): «Con gli Eurocodici più internazionalizzazione, ora puntare sul fascicolo fabbricato»

Il vicepresidente degli architetti: «In Italia oltre 16 milioni di abitazioni a rischio sismico, necessario rivedere le norme per introdurre uno strumento di monitoraggio della stabilità e della sicurezza»

L'entrata in vigore degli Eurocodici imporrà un adattamento dell'attuale sistema normativo e, dunque, potrebbe essere questo l'occasione per puntare sul controllo dell'efficienza del patrimonio edilizio con l'introduzione del "f ascicolo fabbricato"». Così Rino La Mendola, vicepresidente del Consiglio nazionale architetti (Cnappc) con delega ai Lavori pubblici, commenta la recente approvazione delle Appendici nazionali agli Eurocodici strutturali (vedi articolo ). «Dopo la pubblicazione del parere favorevole del Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici sugli Annessi Tecnici Nazionali, siamo sempre più vicini ad una più completa adozione degli eurocodici in Italia, a seguito della quale i professionisti italiani utilizzeranno criteri di calcolo comuni ed adottabili all'estero» dice La Mendola, spiegando che «ciò promuoverebbe dunque una positiva internazionalizzazione dei progettisti strutturali, delle imprese e dei produttori di materiali e tecnologie dell'edilizia in seno al mercato europeo». Di fatto «nell'ultimo decennio - continua l'architetto - è stato tracciato in Italia un percorso di avvicinamento agli eurocodici, a partire dall'OPCM n°3274 del 2003, sino a giungere al DM 14/01/2008, con il quale sono state approvate le norme tecniche attualmente in vigore. Tali norme abbandonano quasi del tutto il vecchio metodo di calcolo delle tensioni ammissibili per puntare al metodo degli stati limite, con il quale le strutture vengono dimensionate in relazione alle deformazioni indotte dalle azioni considerate nel calcolo strutturale ed agli stati limite adottati (stati limite di esercizio, di operatività, di danno, di collasso, di salvaguardia della vita, ultimo)».

Le nuove norme «introducono nuovi elementi come, ad esempio - sottolinea La Mendola -la vita nominale della costruzione; elemento che viene peraltro ripreso dalle Appendici approvate dal Consiglio Superiore dei lavori pubblici (appendice UNI-EN-1990: criteri generali per la progettazione strutturale). La vita nominale, oltre ad entrare in gioco nella determinazione dello spettro di risposta e dunque delle accelerazioni a cui fare riferimento nel calcolo delle strutture - continua - fissa un periodo di vita utile durante la quale viene assicurata l'efficienza strutturale, a condizione che vengano però realizzate le opere previste dal piano di manutenzione, che deve essere allegato al progetto strutturale. Esaurito il periodo di vita utile, che può variare in relazione al tipo di costruzione, le strutture potranno essere riverificate e, previo eventuale adeguamento strutturale, potrà essere assegnata alla costruzione un'ulteriore vita nominale».
Secondo il vicepresidente degli architetti «tale dispositivo, introdotto dalle norme tecniche in vigore, alimenta proficuamente il principio della manutenzione programmata per le nuove costruzioni, ma non garantisce certamente l'efficienza strutturale del patrimonio edilizio esistente, per il quale le norme tecniche in vigore non prevedono alcun controllo. Secondo un recente sondaggio del Cresme -precisa -, abbiamo in Italia oltre 29 milioni di abitazioni, delle quali 16,5 milioni( 56%) sono da considerarsi inadeguate a garantire la sicurezza dei cittadini in caso di evento sismico, anche di modesta entità. Questi sono numeri allarmanti che imporrebbero oggi l'adozione di nuovi strumenti per il monitoraggio delle condizioni di stabilità del patrimonio edilizio esistente, come quel "fascicolo fabbricato" che invochiamo da anni: una sorta di libretto sull'efficienza delle strutture, da aggiornare periodicamente, ad opera di tecnici regolarmente abilitati». E dato che «in Italia, l'adozione degli Eurocodici, quale unico sistema di norme tecniche, imporrà un adattamento dell'attuale sistema normativo, fondato sulle leggi n°64/74 e n°1086/71 e sulle norme tecniche di cui al DM 14/01/2008, potrebbe essere questo il contesto ideale - conclude La Mendola - per introdurre il suddetto strumento di monitoraggio e verifica delle condizioni di stabilità del patrimonio edilizio esistente».


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