Progettazione e Architettura

Geometri: dagli impianti termici all'acustica, sulle competenze una lunga storia di controversie

Giuseppe Latour

Ma la riforma del Regolamento professionale punta a definire paletti più ampi e precisi per l'attività dei professionisti

Impiantistica, edilizia civile, acustica, certificazione energetica. La bozza del nuovo regolamento che disciplina la professione di geometra mette paletti sicuri e ampi alle prerogative dei professionisti. Ma molti dei terreni nei quali il testo si addentra sono oggetto di uno scontro lungo decenni tra i geometri, da una parte, e gli altri progettisti dall'altra.
Alla base di tutto c'è il regio decreto n. 274 del 1929, che per primo individua le competenze dei geometri. E lo fa in un momento nel quale molti ambiti di lavoro neppure erano immaginabili. Non si contano, allora, le occasioni di attrito che, nel corso degli anni, hanno caratterizzato il lavoro dei geometri. In buona parte a causa di quel vuoto normativo. Non tutte le materie sono pacificamente un loro appannaggio: oltre alla topografia, agli estimi e alle operazioni catastali c'è, infatti, molto altro.

Il caso più noto e discusso è, certamente, quello del cemento armato. Il decreto del 1929 ha limitato l'attività del geometra alle «modeste costruzioni civili»: una definizione che lasciava il dubbio sulla competenza in materia di cemento armato. Da allora è stato il caos, con un altro regio decreto (n. 2229 del 1939) che riservava il cemento a ingegneri e architetti e leggi successive che, all'opposto, hanno insinuato il dubbio (come la n.1086 del 1971). La giurisprudenza non ha aiutato, spaccandosi a metà per ciascuna delle due tesi, tanto che ancora oggi il problema è oggetto di scontro. Come dimostra la complessa esperienza del Ddl Vicari, nel corso dell'ultima legislatura.
Ma non è la sola ferita aperta. Un altro capitolo molto controverso per i geometri italiani è quello degli impianti termici per la climatizzazione estiva ed invernale, disciplinati dalla legge n. 10 del 1991. Su questi esiste, come per gli edifici, una controversia lunga anni che nasce dall'idea in base alla quale la nozione di edificio non potrebbe essere interpretata in maniera estensiva. Tradotto: se il geometra ha competenza per le mura, non è detto che abbia competenza per tutto quello che si trova al loro interno.

La questione della competenza dei geometri è stata così, in diversi casi, risolta con una limitazione delle loro prerogative. Lo hanno fatto molte sentenze di giudici amministrativi, come il Tar Liguria n. 166 del 2006, dove si legge: «Va perciò ritenuto che la competenza professionale di un geometra non può estendersi alla predisposizione e alla vigilanza su quelle attività che implicano l'utilizzo di vari principi della fisica, e si configurano come funzionalmente autonome rispetto alle opere tipicamente murarie». Motivazioni simili a quelle che vengono opposte ai geometri in materia di acustica: il percorso di studio dei diplomati non consentirebbe loro di addentrarsi in materie nelle quali è richiesta la conoscenza della matematica superiore.
Ancora, c'è la questione della valutazione di impatto ambientale. In questo caso la deliberazione n. 156 del 2001 dell'Autorità di vigilanza sui contratti pubblici ha riconosciuto ai geometri la facoltà di «svolgere attività professionale, avente a oggetto rilievi e valutazioni, che si pone come strumentale all'attività di valutazione di impatto ambientale». Quindi, possono svolgere il lavoro di supporto ma non firmare una Via. «Una questione che – assicurano dal Consiglio nazionale dei geometri – è stata risolta riconoscendoci la competenza».

A questo ginepraio si aggiungono molte altre materie, sulle quali le contestazioni di altre categorie si inseguono da anni. È il caso delle opere di urbanizzazione primaria, come le strade e le fognature, settori nei quali gli ingegneri da sempre rivendicano la loro esclusiva. O della pianificazione urbanistica. O, ancora, delle lottizzazioni, sulle quali il Tar Lombardia (n. 788/1994) spiegava, in maniera efficace e un po' spietata, che «l'elaborazione di un piano di lottizzazione richiede, in buona sostanza, cognizioni di tipo interdisciplinare, che certo non fanno parte, sia pure con tutto il rispetto che è dovuto alla meritoria categoria, del bagaglio culturale dei geometri».
Infine, ci sono le «nuove competenze», legate alla certificazione energetica, sulle quali il regio decreto del 1929 non avrebbe mai potuto pronunciarsi. Almeno su queste non ci sono mai stati problemi. Il sistema attualmente in vigore prevede, infatti, che i tecnici frequentino un corso di abilitazione e si iscrivano a un albo. Possono farlo anche i geometri che, una volta conquistata l'abilitazione, possono certificare senza problemi.


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