Progettazione e Architettura

Concorsi, in Italia troppi flop: solo 1 su 5 arriva al traguardo

Paola Pierotti

Dieci anni di storia delle competizioni di architettura: fiducia crollata. Ora è necessaria una nuova stagione

All'inizio degli anni 2000 tutti gli studi di architettura scommettevano sui concorsi: sembrava una rivoluzione promettente che riguardava spazi pubblici, grandi contenitori della cultura, la trasformazione di aree urbane strategiche. In palio c'erano premi a copertura delle spese e le amministrazioni promettevano che non sarebbero state solo operazioni di marketing urbano. In una fase più recente, le società di ingegneria si sono imposte in questa avventura portando in dote importanti curriculum. Il concorso è diventato un fenomeno sotto la lente di tutti i progettisti.

La storia recente dei concorsi di architettura in Italia si caratterizza per alcune costanti. Uno: i ricorsi e controricorsi in ogni gara. Due: diversamente da quello che accade in altri paesi come la Francia, la storia dei concorsi non corrisponde a quella del contemporaneo. Tre: in Italia non si conosce un'operazione che sia stata pianificata in tutti i suoi dettagli per correre spedita ai lavori. La storia italiana dei concorsi si intreccia con quella delle regole lacunose, della burocrazia farraginosa, dell'assenza di una cultura del progetto. E solo 1 su 5 arriva al cantiere. Se dieci anni fa i concorsi erano considerati un investimento, lo stimolo per la ricerca, una chance per il lavoro, oggi si guardano come un'opportunità tra le altre. Si investe nella comunicazione e nel marketing: se i committenti sono soprattutto privati, si cercano attraverso i network.

Il flop dei concorsi in Italia si spiega attraverso tante storie, tutte ad ostacoli. Il nuovo polo giudiziario di Trento era nato con un concorso nel 2006. Il vincitore Pierluigi Nicolin era stato incaricato per la redazione del definitivo con un compenso di 5.987.542 euro, di cui 4.891.783 per onorario. Un ricco bottino per il progettista che ormai da anni non sta più lavorando al progetto e del cantiere (frenato da ricorsi e controricorsi) non ha notizia. «Abbiamo consegnato il progetto definitivo ed esecutivo - dicono dallo studio milanese - ma dell'inizio lavori non si sa nulla».
Il progetto per il terminal di Salerno firmato da Zaha Hadid Architects, frutto di un concorso del 1999, è stato realizzato per il 75% ma mancano ancora 5 milioni di euro e pochi mesi di lavori. «La Regione - dice l'assessore comunale al Bilancio del comune Alfonso Bonaiuto - cui spetta di pagare proquota i Sal alle imprese non versa i soldi».
A Verbania, il nuovo teatro assegnato (con concorso) ad un gruppo guidato da Salvator Perez Arroyo è diventato un centro polifunzionale e sarà realizzato in un'altra area: il progetto è cambiato ma è rimasto in sella il vincitore della prima gara. E (soprattutto) l'opera si farà.

Ancora, Rimini ha indetto un concorso per un ponte sul Marecchia: a fine 2011 i progettisti avevano inviato le candidature, a febbraio 2013 sono stati selezionati i sette ammessi alla seconda fase e il Comune ora fa sapere «che non ha ancora avuto il tempo di inviare le lettere di invito. L'opera è stata finanziata ed è strategica - ha dichiarato Alberto Della Valle, direzione infrastrutture del Comune - ma è vero siamo in ritardo: non abbiamo avuto la possibilità di fermarci, fissare le tempistiche e far partire la seconda fase». O si cambia rotta o i concorsi perderanno sempre più il loro appeal e si svuoteranno del loro altissimo potenziale, rilanciato dal nostro giornale anche attraverso una «Legge per la qualità dell'architettura».


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