Progettazione e Architettura

La carriera di Nemesi, dalla chiesa nella periferia di Roma all'headquarter Eni

Paola Pierotti

Un mix di marketing e accademia, il cinquantenne Michele Molè è l'animatore del team romano Nemesi: uno degli studi di architettura più promettenti della prima generazione Erasmus. Un talento visionario che nel tempo ha forse prodotto meno cantieri di quanto la critica di architettura che lo ha portato alla ribalta a inizio 2000 si sarebbe aspettata. Un paio di opere di particolare interesse all'inizio del nuovo Millennio e poi anni di riflessione: con interessanti progetti di ricerca ma senza troppi lavori concreti.

ll primo vero grande colpo è arrivato nel 2012 quando Nemesi ha vinto con l'archistar americana Thom Mayne il maxi-concorso per il nuovo headquarter Eni a San Donato Milanese . Oggi il bis nel capoluogo lombardo con la gara indetta da Expo per il Padiglione Italia .

Una boccata di ossigeno per lo studio romano.

Fondato da Michele Molè nel 1997 il team Nemesi si è distinto agli inizi del 2000 per un particolare impegno nella ricerca applicata alla progettazione. Ha realizzato nella capitale, al Quartaccio, la chiesa di Santa Maria della Presentazione e la passerella pedonale ai mercati di Traiano. Allora Michele Molè condivideva lo studio con Maria Claudia Clemente (oggi socia di un altro studio romano, Labics). Sempre a Roma al Torrino Nord Nemesi ha firmato il progetto per la società Eurodomus: una scommessa quasi pioneristica sulla capacità di imporre a Roma l'innovazione, con un progetto di residenze contemporenee tentando una mediazione "alta" tra costruttori, progettisti e utenti. Un'idea brillante, alla fine rimasta tale. È invece arrivato fino al taglio del nastro e fa ancora parlare di sé un dei ristoranti più in voga delle notti romane: è stato infatti progettato proprio da Nemesi il "californiano" Duke's ai Parioli.

Negli anni più recenti lo studio guidato da Molè ha partecipato a gare e concorsi non solo in Italia, interessandosi ad un mercato più ampio e rafforzando la costruzione di un newtork di professionisti. Progetti, masterplan, studi di fattibilità: montagne di carta per clienti sempre più lontani. Nel 2007 Nemesi è stato affiancato da una società che integra servizi di supporto e management al progetto: è nata Nemesi & Partners con la collaborazione della socia e della compagna Susanna Tradati.

Se nel mercato italiano lo studio non è riuscito a sfondare come si sarebbe immaginato, nonostante la critica di settore abbia puntato molto sul team, Molè e Tradati ora investono gran parte del loro tempo in Oriente dove sono impegnati in grandissimi progetti, investendo ad esempio sul tema aeroportuale o su masterplan che ridisegnano pezzi di città.

Due architetti sempre in movimento: Molè è spesso in Cina, oggi Tradati nel giorno dell'annuncio del concorso per il padiglione italiano dell'Expo si trovava a Siviglia. Ma la loro base è a Roma nel quartiere di Pietralata, realizzato all'interno dell'ex Lanificio Lanciani con l'intento di trasformare l'ex fabbrica in una sorta di cittadella dell'arte e dell'architettura. Un' iniziativa che Nemesi ha condiviso con altri studi romani come quelli di n!studio e di Francesco Delogu.

Nemesi rappresenta la fatica e l'impegno di tanti studi di architettura over40, che hanno avuto l'opportunità di affermarsi – diversamente dalle generazioni più giovani – ma non sono riuscite a emergere e distinguersi con i cantieri, forse anche a cuasa di un mercato dell'architetura che in Italia non è mai decollato come si sperava negli anni del boom immobiliare. L'architettura dello studio è rimasta per anni ferma sui disegni, raccontata per schizzi e rendering. Con il Padiglione Italia dell'Expo lo studio romano avrà l'occasione per misurarsi con un cantiere da «mondovisione» e la possibilità di lasciare un segno concreto.


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