Progettazione e Architettura

Zambrano (ingegneri): «Stop alla guerra di competenze, ora più qualità per far ripartire la domanda»

Alessia Tripodi

Il presidente Cni - e coordinatore del Pat - al Congresso dei geometri: «Dobbiamo creare una casa comune dove tutti i tecnici lavorano in sinergia»

Nessuno pensi di fare ordinamenti su misura senza condivisione con le altre categorie professionali. È ora di mettere fine alla battaglie sulle competenze e puntare sulla qualità, che è il volano migliore per stimolare la domanda del mercato».
Così Armando Zambrano (presidente del Consiglio nazionale ingegneri) intervenendo al recente Congresso nazionale dei geometri (vedi articolo ) in qualità di coordinatore del Pat (l'organismo che riunisce nove professioni tecniche), dove ha ovviamente portato anche i saluti e il contributo degli ingegneri da lui rappresentati. E che sono sempre più orientati ad abbattere gli steccati che ostacolano la piena integrazione e collaborazione professionale con i geometri.

«La multidisciplinarietà e le le nuove Società tra professionisti porteranno al superamento della guerra sulle competenze – ha detto il presidente – e l'obiettivo è creare una casa comune dove tutti i tecnici avranno per esigenze di funzionalità un loro ruolo specifico, così da garantire ai clienti più efficienza nella progettazione». Proprio la qualità dell'offerta rappresenta, secondo Zambrano, una leva strategica per far ripartire il mercato. «Se creiamo strutture efficienti – dice – anche la domanda di servizi sarà maggiore, perché anche chi è scettico avrà dai professionisti una risposta che garantisce prestazioni di alta qualità con tempi certi». Sulla bozza di Regolamento professionale proposta dai geometri il giudizio di Zambrano è positivo, soprattutto «perché la bozza – spiega – esprime linee guida ed esigenze ormai comuni a tutte le professioni tecniche».
Anche se «sembra difficile avviare un nuovo regolamento ora che è imminente il varo dei testi unici con le nuove norme per le professioni» sottolinea Zambrano, aggiungendo che «oggi c'è più bisogno di attivare un cambiamento culturale intervenendo sulla formazione continua e sulle regole deontologiche, operazione per quale non serve un regolamento».


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