Progettazione e Architettura

Troisi (MTa): «Finalmente anche lo spazio guadagna un ruolo nel processo di apprendimento»

Antonio Troisi (MTa Associati)

Lo spazio partecipa alle tecniche di apprendimento e può condizionare le loro dinamiche. Seguendo questo assunto la prima grande innovazione che emerge dalle linee guida delle Nuove Norme Tecniche dell'Edilizia Scolastica è l'abolizione della classe come unità base per l'apprendimento. Questa trasformazione, auspicata da molto tempo, si configura come un cambiamento radicale nella didattica.

Lo studio delle modalità di apprendimento ci dice che il modello tradizionale non funziona più e che l'uso delle nuove tecnologie digitali consente di costruire un modello diverso, basato su luoghi e tempi dedicati all'apprendimento più rispettosi dei bambini e degli studenti, delle dinamiche di gruppo e dei suoi ritmi, delle necessità di riposo e divertimento in un contesto impegnato per l'intera giornata.

Con questa premessa gli edifici scolastici cambieranno, e con le classi scompariranno i lunghi e tristi corridoi per lasciare spazio a organizzazioni più flessibili e articolate dove le energie degli studenti non saranno compresse e limitate, ma libere di interagire in un ambiente fluido e flessibile. Nuove modalità di apprendimento legate al lavoro di gruppo o individuale, al gioco e alla creatività sostituiranno i vecchi metodi didattici. Imparare in spazi predisposti per proiezioni e con lavagne luminose interattive, o svolgere attività di gruppo in laboratori attrezzati, ma anche studiare in solitudine o concentrarsi isolandosi dal gruppo se necessario.

Rappresentare e presentare il proprio lavoro o quello del gruppo in piccoli teatri, suonare e ballare in locali dove l'isolamento acustico lo consente e i pavimenti sono morbidi e accoglienti. Stiamo parlando di un ambiente dove tutto è flessibile e informale, dove gli oggetti, gli arredi o le pareti scorrevoli servono per configurazioni temporanee e variabili, dove ci si può sedere per terra e muoversi normalmente senza scarpe. Un'altra scuola, insomma, dove la presenza e il lavoro degli studenti è registrato su un cloud learning che contiene tutte le attività e diventa patrimonio comune, al quale ci si può sempre connettere per seguire le lezioni anche se non si è a scuola perché a casa ammalati.

Nel maggio del 2012, al convegno intitolato "Quando lo spazio insegna" organizzato dal Miur (link ), uno studio realizzato dall'Indire ha presentato alcuni modelli di scuole assolutamente innovative. Il Gymnasium di Orestad, a Copenaghen, scuola dove la tecnologia digitale e informatica ha eliminato completamente l'uso della carta. Realizzato di recente, questo edificio ha una composizione spaziale finalizzata alla massima flessibilità per adattarsi alle esigenze attuali ma anche a quelle del futuro, e un'organizzazione interna dove gli elementi distributivi tradizionali, scale e corridoi, sono ridotti al minimo e funzionali all'uso degli studenti. Altrettanto interessante è la scuola Vittra Telefonplan a Stoccolma, risultato della ristrutturazione di un edificio industriale della società telefonica Ericsson.

In questo edificio, in uso da un paio di anni, è stato sperimentato un modello spaziale che elimina quasi completamente le aule e i corridoi demandando a pannelli mobili e arredo la funzione di delimitare le diverse aree destinate alla didattica di gruppo, a quella individuale o al relax degli studenti. Entrambi questi edifici sono il risultato di un progetto condiviso ed elaborato da operatori didattici e architetti che hanno considerato in primo luogo le esigenze degli studenti e su queste hanno costruito lo spazio funzionale all'uso delle nuove tecnologie informatiche.
Un'altra interessante novità delle linee guida è che la scuola deve diventare un organismo aperto alla comunità, un Civic Center.

Sappiamo che già oggi le scuole svolgono un ruolo chiave nelle comunità perché luogo d'incontro delle famiglie, ma potrebbero ospitare anche eventi che riguardano il quartiere, se fossero strutturate per farlo. Si tratta quindi di predisporre o di utilizzare al meglio quei locali che possono essere sufficientemente flessibili per adattarsi ad usi diversi. Quanto importante può essere il ruolo delle scuole in aree degradate o marginali ce lo dimostra il caso del 4Het Gymnasium ad Amsterdam, analizzato dai ricercatori dell'Indire, dove intorno alla scuola si è costruito un quartiere e si è aggregata una nuova comunità. Ma ancora più interessante è il caso dell'Inner City Arts a Los Angeles negli Stati Uniti: in un quartiere povero e degradato, dove magazzini si alternano a hotel fatiscenti, questo complesso ospita 10mila bambini all'anno che imparano a conoscere l'Arte e ad applicare la loro creatività. Il nuovo edificio, che emerge nel paesaggio urbano per il colore candido, è diventato un'isola felice nel grigio quartiere che lo circonda. L' ICA, che nasconde al suo interno un giardino dove i bambini possono giocare al sicuro, è diventato una "centralità" per il quartiere anche come luogo di ritrovo dei genitori.

Gli abitanti lo hanno "adottato" e lo proteggono preservandolo dal degrado diffuso nel quartiere.
Sembra evidente che le linee guida siano state costruite riferendosi a questi modelli, ma se si accetta che esiste una relazione così stretta tra lo spazio fisico e l'apprendimento si dovrebbe anche valutare quali elementi concorrono alla qualità dello spazio.

Gli elementi naturali ad esempio - la luce, l'aria, l'acqua - andrebbero analizzati nelle molteplici varietà in cui diventano parte del progetto ed è questa varietà in primo luogo che può migliorare lo spazio. Ma la qualità di un edificio scolastico è legata anche agli aspetti dimensionali degli ambienti interni e dello spazio esterno, alla loro flessibilità e alle proporzioni tra le dimensioni in pianta e altezza, tutti elementi che concorrono ad offrire un diverso futuro ai nuovi progetti o alle ristrutturazioni.

Ci si confronta spesso con dati paradossali: in alcune normative regionali gli standard di mq per bambino nei nidi sono tra i più alti del mondo e superano quelli delle scuole d'infanzia, che invece fanno riferimento alla normativa nazionale. Si finisce così per costruire sezioni per una decina di bambini ancora lattanti più grandi di sezioni per 25 e qualche volta 28 bambini di cinque anni. Gli standard attuali che definiscono le dimensioni dello spazio esterno sono insufficienti: la nuova normativa dovrebbe stabilire che il giardino è una risorsa straordinaria per la didattica, per il gioco, per lo sport.

Sembra che le linee guida siano ben consolidate per quanto riguarda le scuole d'infanzia e quella primaria, ma lo siano meno per le scuole superiori dove ad esempio il concetto di apertura della scuola alla comunità potrebbe essere ribaltato.

Altri temi di non poco conto sono lo stato del patrimonio scolastico esistente e le modalità con cui si potranno adattare le scuole più vecchie a queste nuove esigenze. Tutti gli esempi che abbiamo citato sono edifici realizzati di recente e prediligono una pianta aperta e flessibile, tuttavia solo 9mila su 36mila edifici scolastici sono stati costruiti dopo gli anni '80 e diverse migliaia risalgono addirittura a prima del 1900. Con questi edifici si dovranno confrontare gli architetti e per adattarli dovranno proporre nuovi modelli.

Si aprono una nuova fase storica e una nuova prospettiva: riconsiderare l'edilizia scolastica alla luce delle nuove necessità della didattica e del risparmio energetico e manutentivo.

Paradossalmente però solo dalla ristrutturazione del patrimonio scolastico si potranno trovare le risorse da reinvestire per facilitare la nuova didattica, finanziare le nuove tecnologie di apprendimento, promuovere la formazione del personale.


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