Progettazione e Architettura

Da Marsiglia a Copenaghen, le città che hanno investito sul progetto

Paola Pierotti


Smart city, città 2.0, senseable city, città creative. Sono questi alcuni degli slogan che descrivono le città del futuro: attente al risparmio energetico, cablate, disegnate a misura dell'uomo, città attrattive per gli stranieri e i giovani talenti, città capaci di reinventarsi ed essere competitive a scala globale. Ma le città di successo sono quelle che giocano la loro partita su temi concreti, che sanno mettere in atto azioni pubbliche e private che si traducono in spazi pubblici, interventi di demolizione e ricostruzione, nuove scuole (si vedano tre progetti realizzati a Stoccolma, Copenaghen e Amsterdam ).

Le città che sopravvivono in tempi di crisi sono quelle che realizzano incubatori di attività produttive, città capaci di sperimentare tipologie abitative che stanno al passo con la domanda in evoluzione, città che danno risposte concrete a chi le vive e a chi è pronto ad investire.
Barcellona, Bilbao, Berlino e più recentemente Copenhagen, Amburgo e Marsiglia sono alcuni esempi di rigenerazione urbana riusciti.

Barcellona e Bilbao. A partire dal 1975 Barcellona è diventata uno dei laboratori urbani più attivi nel panorama nazionale e internazionale, prima con il piano regolatore proposto dall'architetto Oriol Bohigas e poi con l'attività di una generazione di professionisti catalani progressisti, passando per la sperimentazione, e con il ruolo attivo dello spazio pubblico che ha prodotto centinaia di nuove piazze, parchi e giardini. Barcellona ha ospitato i giochi olimpici nel 1992 e il Forum delle Culture nel 2004. Barcellona è stata un modello progettuale ed economico capace di essere ‘esportato' e applicato ad altre realtà metropolitane.

Sempre in Spagna un'altra città-modello per la rigenerazione urbana è Bilbao , e non solo per il suo landmark. Il Museo Gugghenheim ha avuto un successo indiscusso: arrivata al suo 15esimo anno di età, con le sue 33mila scaglie di titanio, ha conquistato visitatori da tutto il mondo e in un solo anno l'operazione (costata meno del Museo Maxxi di Zaha Hadid a Roma) si era ripagata. Ma la vera forza della città basca non sta sono nella grande scultura di Frank Gehry quanto nella capacità strategica di politici e urban planner di aver convertito una città soffocata da acciaierie e container del porto fluviale e industriale, in una città con una nuova vocazione, turistica e culturale e misura d'uomo.
La qualità degli spazi aperti e l'efficiente trasporto pubblico, con un tram che corre su un prato verde e con la doppia linea del metró che collega tutta la città fino al mare (sviluppata longitudinalmente in virtù della particolare orografia), la riconversione di spazi che hanno perso la loro primaria funzione, e, ancora, il recuperato rapporto con l'acqua del fiume. Sono questi gli elementi del dna della nuova Bilbao.

Berlino e Amburgo. Berlino è la città più estesa d'Europa con tre milioni di abitanti, un terzo è verde. A Berlino il 44% delle famiglie non possiede l'automobile: non ce n'è bisogno grazie alla rete di piste ciclabili e alle undici linee di metropolitana. Berlino ha ridotto il numero di aeroporti, da tre a uno caratterizzato da una city-airport dove si insedieranno grandi aziende internazionali. Ancora, Berlino ospita 170 musei, si possono affittare buoni alloggi a 4 euro/mq e comprare a 1200 euro/mq. Berlino ha tutte le condizioni per essere una start up per qualsiasi iniziativa.

Sempre in Germania, da segnalare quando si affronta il tema della riqualificazione di aree urbane dismesse c'è Amburgo. Una città-cantiere . La zona più interessante in termini di rigenerazione è quella di HafenCity dove i magazzini portuali sono stati convertiti in edilizia residenziale e implementati da un'efficiente sistema di infrastrutture e servizi. Tutta la trasformazione è stata coordinata e promossa attraverso una serie di concorsi di urbanistica e architettura e il successo è garantito anche dal mix di usi: un laboratorio di design dove ci sono opere firmate dagli svizzeri Herzog e De Meuron, dall'inglese David Chipperfield, dagli italiani Citterio-Viel e Fuksas. Ma Amburgo è di particolare interesse anche per la rivoluzione ecologica Quest'anno la città tedesca ospita anche la Mostra Internazionale di Architettura Iba Hamburg (Internationale Bauasstellung Hamburg) per la quale sono stati realizzati una cinquantina di progetti in un quartiere sperimentale dove sono previste residenze, uffici e un grande parco verde nella zona di Wilhelmsburg, separata da ferrovia e autostrada. L'operazione è frutto di partnership tra progettisti, imprese e sponsor ed è stata sviluppata con particolare attenzione al cambiamento climatico.

Marsiglia. Il 2013 è l'anno dell'Iba ad Amburgo ma anche l'anno di Marsiglia, che quest'anno è capitale europea della cultura . «Per più di 30 anni Marsiglia è rimasta immobile, poi come con un fuoco d'artificio, nell'arco di dieci anni tutto è cambiato. Dalla viabilità agli ospedali, dai musei alle residenze, agli uffici. Marsiglia ha cercato di riscattare la sua condizione di città povera e pericolosa lavorando sul territorio». Roland Carta, architetto marsigliese, racconta così l'evoluzione della sua città in cui lavora e in cui ha realizzato numerose opere. «Marsiglia è una città che cresce da dentro, essendo limitata dal mare e dalla montagna non ha avuto l'occasione di espandersi nell'hinterland come hanno fatto più frequentemente altre città». Marsiglia ha rinnovato il suo waterfront con nuovi musei e spazi pubblici, ha riconvertito edifici inutilizzati.

Copenhagen. Anche il Nord Europa ha investito sul tema delle città, a partire dalle grandi infrastrutture (metropolitane, strade, ponti) ma con una particolare attenzione anche alla scala urbana con progetti di piste ciclabili e percorsi pedonali sicuri. Si lavora per realizzare quartieri senz'auto, si sono costruite scuole ad alta efficienza energetica, e si è fatta sperimentazione sul tema dell'housing. Copenhagen è già un modello avendo investito anche sul design di qualità nelle opere di nuova realizzazione.

Le città europee che hanno lavorato per proiettarsi nel futuro hanno investito nella partnership pubblico-privata, mantenendo una forte regia pubblica, hanno sfruttato i grandi eventi e hanno investito sul progetto. Il tema della città è stato una priorità economica. E per raggiungere dei risultati di qualità evidentemente non bastano slogan che promettono città utopistiche o i numeri dei piani regolatori per controllare la trasformazione delle città: serve un'iniezione di progettualità: masterplan a scala urbana e disegni di dettaglio per ogni cosa. Vedi la fotogallery


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