Progettazione e Architettura

Mercato ricco, ma troppi (micro) studi: gli architetti italiani i più poveri dell'Ue

Paola Pierotti e Alessia Tripodi

Un rapporto appena pubblicato dal Consiglio degli architetti europeo e sviluppato con Mirza & Nacey Research svela tutti i numeri sui professionisti e sulle opportunità per la progettazione a livello internazionale

Il mercato europeo dell'architettura vale 15 miliardi. L'Italia è al secondo posto dopo la Germania per un ammontare di 2,8 miliardi di euro (la Germania supera i 4 miliardi), ma quando si misura il valore dell'architettura spalmato sul numero degli architetti, su 33 Paesi l'Italia scende al nono posto (guarda la mappa ). Hanno più opportunità gli architetti in Repubblica Ceca, in Estonia e in Turchia. In media il valore dell'architettura distribuito sul numero degli architetti in Francia e in Germania è doppio rispetto a quello nel nostro Paese. Nel Regno Unito ciascun professionista può contare su un mercato potenziale triplo rispetto al nostro.

Sono questi alcuni dei numeri che saltano agli occhi nel recente rapporto pubblicato dal Consiglio degli architetti europeo e sviluppato con Mirza & Nacey Research (dicembre 2012) e che descrivono lo stato di salute degli architetti e del mercato della progettazione a scala internazionale (scarica la scheda sull'Italia ). L'architettura italiana soffre: lo dice l'assenza di concorsi, la scelta di tanti professionisti di inventarsi nuovi mestieri, il mercato pubblico fermo, l'apnea dei privati che ponderano nei dettagli ogni opportunità. E lo confermano i numeri. Il valore del mercato potenziale medio per i professionisti supera i 50mila euro in Austria, Regno Unito, Svezia e Lussemburgo: in Italia il rapporto europeo stima un valore pro capite medio inferiore ai 19mila euro annui.

Il rapporto del Consiglio europeo degli architetti dedica un capitolo alle prospettive future e tra i Paesi più pessimisti si trova senza sorpresa l'Italia, al fianco di Grecia, Portogallo, Slovenia e Spagna. Interessante anche il dato per cui le società più numerose sembrano sentirsi più forti in tempi di crisi: «in Europa meno del 20% degli studi con più di 30 dipendenti si aspetta un ulteriore recessione per i prossimi 12 mesi, mentre il numero dei pessimisti sale al 40% negli studi che contano meno di 5 soci-dipendenti». In Italia ci sono circa un terzo degli architetti europei: 147mila professionisti su un totale di 548mila (2,4 architetti ogni 1.000 abitanti) e il dato sul pessimismo fa riflettere soprattutto se si considera che in Italia gli studi sono di dimensioni molto ridotte: secondo il rapporto europeo si contano 44.484 uffici con una sola persona, 7.722 con due persone, 5.436 uffici con un numero variabile da 3 a 5. Sulla dimensione degli studi l'Italia deve investire senza rimandare ulteriormente, per sopravvivere in questo tempo di crisi, ma anche per competere con i colleghi di altri Paesi.

Il rapporto dimostra infatti anche che il profitto di uno studio medio in Europa cresce in linea con le dimensioni dello studio: un ufficio che conta da 3 a 5 persone riesce a guadagnare 4 volte quello che guadagna un architetto indipendente, e ancora se in un ufficio lavorano da 6 a 10 persone le entrate riescono ampiamente a superare di dieci volte quelle che può raggiungere un professionista che lavora da solo.

Una riflessione merita anche la struttura formale e legale degli studi. In Italia e in Grecia più dell'80% degli uffici sono rappresentati da «architetti indipendenti»: in Italia si raggiunge addirittura l'89% a fronte di una media europea del 67%. Le partnership sono più frequenti in Paesi come Estonia, Repubblica Ceca, Danimarca e Lituania, mentre la più alta percentuale di società a responsabilità limitata si trova in Paesi come Ungheria, Svezia, Croazia, Bulgaria, Romania e Turchia. In Finlandia più del 60% degli uffici di architettura sono Società per azioni.
Dal rapporto europeo l'Italia spicca per un'altra questione (apparentemente positiva): i profitti (pre-tassati) per gli architetti italiani sono i più alti di tutt'Europa e questo vale (in contro tendenza con gli altri Paesi) indifferentemente per piccole e grandi società.


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