Progettazione e Architettura

Toyo Ito, impareggiabile nel trovare i valori che trasformano l'architettura in poesia

Luigi Prestinenza Puglisi

Il premio Pritzker a Toyo Ito non è stato una sorpresa. Anzi, come hanno notato numerosi commentatori su internet e i social network subito dopo l'annuncio, la domanda era semmai sul perchè non gli fosse stato assegnato prima. Toyo Ito è infatti il più importante architetto operante in Giappone e tra i dieci più rilevanti sulla scena internazionale, forse non per quantità - anche se la sua produzione è rilevante - ma, sicuramente, per qualità. E molti erano rimasti perplessi quando anni fa il prestigioso premio, che viene considerato il premio Nobel per l'architettura e certo non pecca di avventurismo culturale, era andato alla sua allieva Kazuyo Sejima, brava e innovativa ma non certo all'altezza del maestro.

Qual è il segreto di Ito? Interpretare le tendenze senza cadere nel banale, anzi trovandovi quei valori universali che trasformano l'architettura in poesia anziché in effimero fenomeno di moda.

Flessibile come un giunco, Ito è stato, nei tempi del postmoderno, postmodernista anche se moderatamente; nei tempi dell'elettronica il cantore della rivoluzione digitale; nei tempi del ritorno alla natura un neo-organico, ma sempre con opere di alta qualità e senza perdere il filo d'Arianna che lo lega alla migliore tradizione giapponese, fatta di leggerezza, perfezione esecutiva, amore per gli spazi fluidi, apertura verso l'infinito. Ha saputo anche rappresentare l'alternativa poetica e democratica all'architettura del suo meno dotato ma più famoso antagonista, Tadao Ando, che, invece, ha virato la propria ricerca verso una direzione classicista e autoritaria. Con il risultato che l'uno è diventato portabandiera della ricerca e della sperimentazione e l'altro della tradizione.

Due sono le opere, a mio giudizio, più rappresentative dell'architetto: la mediateca di Sendai e l'edificio-negozio della Tod's a Tokyo.

Nel primo lo spazio si de-materializza per diventare il contenitore attraverso il quale si distribuiscono i flussi dell'informazione e dell'elettronica, resi visibili attraverso la metafora della luce e degli oggetti in movimento. Un edificio emblematico conclusivo di una ricerca sulle tecnologie digitali che aveva visto come tappe i celeberrimi uovo e torre dei venti, due strutture urbane cangianti in relazione al variare delle luci e dei suoni dello spazio metropolitano circostante.

Nell'edificio della Tod's a Tokyo la struttura portante dell'edificio, che coincide in larga parte con le facciate, ha forma di albero. Una metafora che sarebbe banale se non fosse per l'esercizio di de-materializzazione imposto dall'architetto. La struttura sembra infatti dissolversi e ha la leggera consistenza di una foglia. L'effetto è reso possibile dall'artificio di collocare i vetri a filo parete e dal colorare diversamente la parte rientrante della struttura che così , almeno a chi la vede dall'esterno, appare come una pellicola sottilissima.

Anche in una delle metropoli più caotiche del mondo, sembra dire Ito, è possibile entrare in simbiosi con la natura attraverso un'operazione poetica che più che le forme ne sappia cogliere lo spirito. E la sperimentazione e l'invenzione? Sono indispensabili come trampolino verso il futuro ma sono anche l'unico ponte che ci può legare allo spirito del passato, restituendoci il senso dell'eterno.


© RIPRODUZIONE RISERVATA