Progettazione e Architettura

Libeskind: L'Italia non si deve deprimere

Paola Pierotti

"Investite nei giovani, nella formazione e nelle famiglie, nelle infrastrutture e nell'architettura. Oggi in Italia si respira un'aria troppo depressa e pessimistica nei confronti del futuro. Bisogna saper andare oltre la crisi. L'Italia ha un primato culturale e artistico che altre città in tutto il mondo non hanno. È un valore aggiunto che non si può non valorizzare. L'Italia gode di beni che nessuno può comprare". È questo il suggerimento che Daniel Libeskind, archistar, ebreo polacco con base a New York, dà al nostro Paese.

Nei prossimi giorni lo studio di Daniel Libeskind sarà a Cannes al Mipim per presentare un maxi-intervento per un centro culturale a Mons in Belgio, e con un'azienda italiana, la Casalgrande Padana, presenterà il lavoro di ricerca svolto per le facciate degli edifici di Citylife dove è stata messa a punto una tecnologia creata appositamente che riesce ad abbatte i costi e rendere più efficace il prodotto. Intanto a Roma Libeskind è stato protagonista con Mapei all'inaugurazione di una mostra, dedicata al disegno architettonico, allestita fino al prossimo 30 aprile alla Ermanno Tedeschi Gallery, nel cuore del ghetto ebraico.

Architetto Libeskind, che senso ha per lei una mostra sul disegno di architettura?
Ogni progetto di architettura inizia con il disegno. Senza una connessione tra occhio, mano e mente, il disegno dell'edificio perderebbe l'anima umana che lo caratterizza e diventerebbe esercizio astratto. Quella allestita a Roma non è una mostra di disegni fatti per una presentazione, non ci sono rendering, non c'è nulla di commerciale. La mostra presenta 52 disegni che rappresentano tante idee che sono nate nel corso della mia attività progettuale, dal museo ebraico al concept per Ground Zero, da Dresda a Milano. I disegni parlano del processo, di come si sviluppa un progetto.

Il suo progetto italiano più importante è quello per Milano, per il quartiere di Citylife. Si parla di una battuta d'arresto per la parte di sua competenza, la committenza le ha richiesto di rivedere il progetto?
La mia torre sta andando avanti: stiamo portando avanti la fase di progettazione. Per il museo c'è qualche problema a causa di scelte locali. Per le nostre residenze effettivamente è stato cambiato il programma, ma complessivamente l'operazione Citylife prosegue ed è un bel risultato vedere che tra qualche mese saranno pronti i primi edifici.
Per quanto riguarda il progetto del mio studio, iniziamo ora a ridisegnare la parte residenziale: essendo passati alcuni anni, le condizioni del mercato sono cambiate, ed è inevitabile che si debba rimettere mano al concept, al layout e al taglio degli appartamenti.

È un'anomalia italiana quella di dover rifare un progetto che sembrava pronto per andare in cantiere?
Assolutamente no. Al passare del tempo è del tutto normale che un progetto debba evolvere, cambiano le informazioni e in questo caso sul tema dell'housing sono cambiate le richieste dell'investitore che vuole avere un prodotto che deve funzionare per i clienti di una città contemporanea. Adeguarsi alle richieste del committente, al tempo che passa, al mutare delle condizioni è parte integrante delle dinamiche dell'architettura.

Daniel Libeskind è presente da almeno una decina d'anni sul mercato italiano, ha firmato alcuni progetti a Brescia e più recentemente è stato incaricato anche per la progettazione di uno spazio pubblico che doveva diventare la porta di ingresso del Ponte sullo Stretto. Tanti progetti disegnati ma pochi lavori.

L'Italia è un paese che delude le aspettative di un architetto che come lei riesce a costruire grattacieli e pezzi di città da Seoul alla Polonia?
Non succede solo in Italia ma accade ovunque nel mondo. Dalla Germania a New York. L'architettura non è un'arte facile perchè dipende dalla società e dai processi culturali dove anche le grandi idee vengono implementate, prima o poi.

In questi giorni l'architetto americano è stato protagonista di una polemica sul rapporto tra architettura e potere, avendo criticato gli architetti che costruiscono strade luccicanti per i despoti.

Architetto, quali sono secondo lei le aree di maggior interesse per l'architettura del prossimo futuro?
Tutto il mondo può ospitare un futuro democratico. Non ci sono aree privilegiate, tutto il mondo ha la possibilità di essere un'area appetibile: la gente esprime ovunque un bisogno diffuso di essere parte attiva della vita delle città. Sicuramente il Mediterraneo sarà una culla di progetti e di idee.

In un periodo di pesante recessione lei ha investito sull'Italia, aprendo un nuovo ufficio, proprio a Milano, la ‘Design Libeskind srl'. Come mai questa scelta?
Per tanti anni ho ordinato porte, finestre e tavoli da tanti architetti, ora ho deciso di investire nel design. È una buona opportunità che ho affidato a mio figlio e ad un piccolo gruppo di persone di talento. Il nostro studio ha tantissimi progetti di grande scala in fase di sviluppo: penso valga la pena investire sulla progettazione a tutte le scale, poter integrare l'architettura con il design.
Perché ha scelto Milano?
Ho lasciato Milano parecchi anni fa, mia figlia è nata in questa città e mio figlio è tornato qui. Per me Milano non è un posto qualsiasi, apprezzo la cultura di questa città. Mi sembra un buon posto per un "family business", per la grande architettura e la cultura.

A Roma lei ha inaugurato una mostra ma è stato anche coinvolto dalla giunta Alemanno in una "commissione grattacieli" per elaborare alcune linee guida per costruire dei progetti-simbolo nella capitale. Il risultato di questo lavoro?
Non abbiamo lavorato tanto sulle architetture verticali quanto sugli edifici sostenibili ad alta densità, edifici che caratterizzeranno il paesaggio delle città del futuro. Abbiamo fissato come elementi imprescindibili la loro integrazione con il sistema delle infrastrutture e il loro interesse per la comunità che li deve abitare. Non si possono occupare in modo indiscriminato le aree libere.

Ma lei ha qualche progetto in corso nella capitale?
(Interviene la moglie Nina Libeskind, partner dello studio con Daniel e responsabile del management e della parte finanziaria del loro ufficio). Stiamo studiando qualcosa con un committente privato, c'è qualche possibilità.

LA FOTOGALLERY DEI DISEGNI IN MOSTRA A ROMA


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