Progettazione e Architettura

Libeskind a Roma: «Il disegno connette occhio, mano e mente»

Paola Pierotti

«Una tarda notte, ha versato del te a entrambi e si è seduta con me attorno al tavolo della cucina, dove stavo disegnando compulsivamente». Il soggetto è Dora, la mamma di Daniel Libeskind. Il testo è tratto dal libro 'Breakind Ground'. «E quindi vuoi diventare un artista?» mi chiese, come se stesse per fare una battuta, ma era seria in quel momento. «Vuoi finire affamato in una soffitta da qualche parte, senza soldi sufficienti per comprarti una matita? È questa la vita a cui aspiri? Diventa un architetto. L'architettura è un mercato e una forma d'arte». E poi, disse qualcosa che dovrebbe rallegrare ogni architetto: «Tu puoi sempre fare dell'arte nell'architettura, ma non puoi fare architettura nell'arte. In questo modo, prenderai due pesci con un amo».

Daniel Libeskind è a Roma per celebrare questo suo rapporto con il disegno architettonico. Non è nella capitale per un incarico né per un taglio del nastro, ma per inaugurare la mostra «Disegni architettonici di Daniel Libeskind», la prima con i disegni architettonici dell'artista di fama mondiale.

Vedi la gallery con alcuni dei disegni in mostra

«Il mio lavoro è un omaggio all'Italia e al Rinascimento, a grandi maestri come Leonardo, Michelangelo, Brunelleschi, Bramante, ma anche Piranesi. Erano prima di tutto artisti e poi architetti. Disegnavano con la matita. È quello che continuo a fare io, nonostante i computer'» ha dichiarato Daniel Libeskind.

Allestita alla galleria Ermanno Tedeschi (fino al 30 aprile 2013) la mostra riunisce 52 disegni originali che risalgono a 8 diversi progetti di Libeskind realizzati per la Germania, l'Italia, la Polonia, gli Usa e l'Inghilterra, inclusi i lavori più rappresentativi dell'artista: il Museo Ebraico di Berlino (2001) e il masterplan di Ground Zero (2003). Con la collaborazione di Mapei, la mostra farà tappa a Milano, Torino, Tel Aviv per poi tornare a New York.

La filosofia della mostra. Nel suo memoriale del 2004 «Breakind Ground: Adventures in Life and Architecture», Libeskind tratta in modo eloquente il tema della centralità del disegno nel suo processo creativo. «L'atto fisico di disegnare con una mano – spiega Libeskind - è una parte importantissima del processo architettonico. Un architetto ha bisogno di sapere come disegnare, senza una connessione tra occhio, mano e mente, il disegno dell'edificio perderebbe l'anima umana che lo caratterizza e diventerebbe esercizio astratto. Sostengo inoltre che solo disegnando, gli architetti raggiungono i cosiddetti momenti Proustiani, quegli istanti in cui accidentalmente inciampano in pietre della mente, innescando ricordi che magicamente sbloccano quelle visioni che conducono alla vera arte».

Quando l'architettura buca il cielo. Da Singapore a Parigi, dieci grattacieli griffati Daniel Libeskind

Polemica tra architettura e potere.
In questi giorni Daniel Libeskind è stato protagonista di una polemica internazionale sul rapporto tra architettura e dittatura, a seguito di un'intervista rilasciata all'Architects Journal. Libeskind criticava chi «costruendo strade scintillanti» lavora nei paesi retti da dittature.

Libeskind non ha fatto nomi ma da Vittorio Gregotti a Massimiliano Fuksas in tanti si sono sentiti attaccati. E il dibattito si è spostato sul ruolo degli immobiliaristi e il rapporto tra gli architetti e le grandi holding finanziarie (con esplicito riferimento all'impegno di Libeskind per Citylife a Milano).

Sul confronto tra architettura e potere Daniel Libeskind ha commentato la proposta del Movimento 5 Stelle di candidare Renzo Piano al Quirinale. «Renzo Piano è un uomo eccezionale. Non escludo che potrebbe anche aspirare al ruolo di presidente della Repubblica italiana ma c'è solo un problema: Renzo Piano è un architetto molto impegnato».


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