Progettazione e Architettura

Distrutta la Città della Scienza di Pica Ciamarra: ecco com'era - Gallery

Paola Pierotti

«Lunedì 4 marzo, intorno alle 21,30, un incendio ha distrutto il Science Centre di Città della Scienza. Gli inquirenti sono al lavoro per determinarne le cause. Ma, quali che saranno i risultati delle indagini, il risultato è che le attività espositive sono temporaneamente sospese mentre proseguono regolarmente quelle del Centro Congressi, dell'Incubatore di Imprese e del Centro di Formazione». Inizia così il comunicato sul sito della Città della Scienza di Napoli. Un appello a non far morire un'idea di cultura e un'eccellenza per il capoluogo partenopeo e per il Paese intero.

Un incubatore di cultura e un'opera di architettura andati distrutti in una notte. Un'operazione che aveva raggiunto il suo ventesimo compleanno. «Nel 1993 la Fondazione IDIS - racconta Massimo Pica Ciamarra, progettista dell'operazione - aveva acquisito una vecchia fabbrica della Federconsorzi (area, edifici, trenta dipendenti), un enclave nella vasta area industriale di Bagnoli. Nel 1994 il nostro studio ultima i progetti esecutivi ed il Cipe -dato "l'interesse nazionale" dell'iniziativa - delibera per i finanziamenti necessari».

Su quest'area Comune e Ministaro dei Beni Architettonici eliminano il vincolo sull'area industriale e danno la possibilità all'opera di diventare realtà.

Il Museo della Scienza (ca.12.000 mq.) è stato inaugurato nel 2001. Nel 2003 si completano BIC, "Spazio Eventi", cavea all'aperto da 1.500 posti, uffici, aule, laboratori. Un'altra parte del progetto, Corporea -il Museo del Corpo Umano- «per un'incredibile serie di vicende» commenta l'architetto, è ancora in costruzione.

L'intervento nel suo insieme riguarda un'area di 7 ettari, 40.000 mq di solaio, 220.000 mc separati da una strada che il progetto dilata e predispone perché in futuro possa trasformarsi in corte pedonale. Il Museo della Scienza si distende lungo 250 metri di costa, la ristrutturazione del molo consentirà l'accesso da mare all'intero complesso ed un legame diretto alla futura stazione della Metropolitana.

Il Museo della Scienza era stato progettato per reinterpreatere le preesistenze, «le stracciava in più punti - racconta Massimo Pica Ciamarra - per captare il paesaggio straordinario in cui era immerso, modellava il suo interno piegando le superfici di pavimento perché si potesse percorrere, un'inedita continuità di spazi, ricchi di sorprese e singolarità».

Un modello di successo anche a scala internazionale, anche per l'approccio bioclimatico che 15 anni fa era assolutamente innovativo.


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