Progettazione e Architettura

Realismo e creatività per le città nella crisi

Paola Pierotti

Non c'è più «nessuno parla di Piani strategici e di visioni, ma c'è consapevolezza di cosa siano le «smart cities» e di cosa si possa fare per costruire città sostenibili; non c'è spazio per i grandi progetti immobiliari e non si fanno proclami di mega-concorsi di architettura.

È finita la stagione del marketing urbano. Gli assessori all'Urbanistica delle principali città italiane sono informati sui modelli internazionali di successo, sulle regole e sugli obiettivi dell'Unione europea, ma affrontano realisticamente la loro attività, dichiarando solo quello che pensano di poter riuscire a fare. Senza l'inevitabile sconforto dovuto alla carenza di risorse, eventualmente con un po' di creatività.

È questo lo scenario delineato da Laura Fregolent e Michelangelo Savino, autori di un volume di prossima pubblicazione con Marsilio «Città e politiche in tempi di crisi».

Assessori-tecnici. Da Milano a Roma, da Ferrara a Trieste, da Bologna a Venezia a Palermo sono numerosissimi gli assessori-tecnici. Per risolvere i problemi della città sono tanti i comuni che negli ultimi mandati hanno scelto i non politici di professione. A Roma ad esempio la giunta Alemanno ha chiamato Marco Corsini che era stato assessore a Venezia con Paolo Costa, in una giunta di diverso colore politico.

Realismo. «Questa crisi non sta cambiando solo comportamenti e obiettivi, pratiche e proposte, ma sta spingendo a un radicale ripensamento dell'approccio con il quale si è concepito il ruolo del governo del territorio – spiegano gli architetti Fregolent e Savino –. Si punta a interventi più circoscritti e di immediato impatto, si ridimensionano le aspettative (proprie e della collettività), si selezionano le priorità con occhio attento alla spesa pubblica e al consenso». Ma, nonostante la difficoltà del ruolo pubblico, tanti degli assessori con deleghe specifiche sulla città stanno affrontando il momento con un atteggiamento quasi «creativo» per poter mantenere un'adeguata offerta di servizi. «Nel caso delle politiche del welfare, i servizi da erogare rappresentano da sempre la componente che pesa maggiormente nel bilancio comunale, portandosi dietro un carico ipertrofico che grava sull'amministrazione – dice Paolo Gandolfi, assessore al Comune di Reggio Emilia – spesso a discapito di altri interventi (ad esempio relativi alla qualità fisica della città)». Il welfare resta una priorità in tante città italiane, anche a scapito della costruzione della città fisica.

L'architettura non è protagonista. Nessuno degli assessori intervistati parla di architettura, meno ancora di concorsi di progettazione. Non è solo mancanza di risorse ma più probabilmente di attenzione e concezione culturale. Tanti amministratori invece, soprattutto gli assessori-architetti, spingono per una politica contro il consumo di suolo. Obiettivo: azzerare nuove urbanizzazioni e riqualificare l'esistente. «È fondamentale anche stimolare, supportare e accompagnare la progettualità dei privati che vorrebbero impegnarsi nella riqualificazione del territorio» dice Luigi De Falco, assessore del Comune di Napoli.

«È necessario recuperare gli spazi inutilizzati e sottoutilizzati e valorizzare il patrimonio immobiliare pubblico» aggiunge Elena Marchigiani, assessore a Trieste, pensando alle tante aree militari dismesse molte delle quali non sono state trasferite al Comune di Trieste permanendo di proprietà del Demanio.

Di fronte ai grandi progetti già avviati il pubblico chiede di accelerare la conclusione per evitare ulteriori sprechi di denaro, magari puntando sulle infrastrutture e o le opere di urbanizzazione. La partita delle città in tempi di crisi sembra giocarsi quindi sui temi del welfare e degli spazi pubblici, attivando forme di collaborazione con gli investitori e con gli stessi cittadini.


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