Progettazione e Architettura

Arup: «Si può lavorare anche in tempi di crisi. Il risparmio energetico finanzia l'attività dell'investitore»

Paola Pierotti

«Come progettisti abbiamo il dovere di immaginare un futuro migliore e di permettere all'innovazione di realizzarlo». Partendo da questo presupposto Enrico Zara, ingegnere, responsabile del gruppo 'Sostenibilità e Energia' di Arup Italia, esplicita le cinque priorità che, secondo la società internazionale di progettazione, Pubbliche Amministrazioni, tecnici ma anche gli stessi utenti dovrebbero tenere in considerazione traguardando il futuro. Con l'obiettivo di individuare in ogni caso specifico, la migliore soluzione.

It's Alive
. «L'immagine dell'edificio rappresentata nel rapporto 'It's Alive' (si veda il documento allegato) è una provocazione che mostra le molteplici possibilità che il futuro ci propone. Non esiste un edificio-modello, replicabile – sottolinea Zara –, ogni situazione e ogni contesto richiedono un progetto su misura, capace di valorizzare le specificità». Parlando ad esempio di sostenibilità in alcuni casi saranno preferibili i pannelli fotovoltaici sulla copertura, in altri le pale eoliche, in altri ancora si potranno proporre delle facciate con alghe che producono biocombustibile. «È compito dei progettisti dire quali opzioni sono più corrette nello specifico contesto. Ecco allora perché sarebbero anche da preferire dei regolamenti che impongono obiettivi e non numeri, prestazioni e non prescrizioni» commenta l'ingegnere (si veda a questo proposito l'inchiesta 'Progetto in Gabbia' ).

Se il progetto è per definizione la migliore scelta possibile per raggiungere un preciso obiettivo, quando ci si interroga sul futuro delle città non si può prescindere dal considerare le diverse scale, da quella urbana a quella architettonica. «Guardando al futuro non sarà il singolo edificio a fare la differenza, ma l'edificio persegue uno scopo che è dato a livello di sistema. E la città – dice Zara – diventa il vero campo di lavoro su cui investire per tendere ad un miglioramento misurabile».

Non solo vision. In Italia ci sono già committenti pubblici e privati che stanno andando in questa direzione. Edifici esistenti possono essere resi più efficienti con specifici sistemi impiantistici e tecnologici; i consumi idrici si possono ridurre ad esempio recuperando l'acqua e riutilizzandola; eventuali facciate obsolete possono essere sostituite con involucri intelligenti «con nuovi serramenti che massimizzano l'illuminazione, riducono i carichi solari e i conseguenti costi di climatizzazione dell'edificio» spiega Zara.

«Ogni volta che si affronta un nuovo progetto – continua l'ingegnere – Arup cerca di proporre una lista di opzioni possibili, specificando il ritorno economico che secondo noi deve sempre inferiore ai dieci anni». La logica è quella che il costo iniziale non deve essere il limite delle decisioni, «considerando anche il fatto che nel pubblico la gestione degli edifici è la voce che certifica un edificio realmente sostenibile. Il risparmio – dice Zara – deve ripagare del costo delle strategie e del progetto».

Se il risparmio energetico finanzia l'attività dell'investitore. Il problema risorse può essere bypassato. «In Italia ad esempio ci sono già alcune ESCO, o società di servizi energetici, che stanno lavorando con Pa o grandi società private per fornire interventi a costo zero – ricorda l'ingegnere -. Queste società migliorano l'efficienza di un edificio ripagandosi con il canone che avrebbe continuato ad erogare il proprietario». Un laboratorio sperimentale per ora attuato per interventi di grandi dimensioni, pezzi di città o edifici industriali, ma facilmente estendibile anche ad operazioni di piccola scala: un'idea concreta che renderebbe redditizia l'attività di retrofitting.

Cinque temi di riferimento. Le risorse (dall'energia all'acqua, dal cibo ai rifiuti), le informazioni e la loro gestione, la qualità della vita (all'interno degli edifici e nel rapporto con la città), l'accessibilità e l'adattabilità del patrimonio esistente e l'aspetto sociale (quando pubblico e privato si integrano), sono i cinque temi di riferimento che Arup delinea come ‘priorità', «sotto il cappello della creatività e dell'innovazione» dice Zara, per quanti a vario titolo collaborano alla costruzione delle città del futuro.

L'edificio non è solo un elemento passivo che consuma ma può essere considerato un produttore di energia. Ci sono sistemi impiantistici integrati nelle facciate o nelle coperture, sistemi che consentono di recuperare l'acqua piovana, depurarla e riusarla nello stesso edificio. Anche rifiuti e cibo sono due altri fattori che vanno contemplati nella pianificazione degli edifici del futuro. «Solo in questa chiave ogni edificio potrà diventare un tassello autosufficiente nella città» commenta l'ingegnere.

La costruzione delle ‘smart city' inizia con l'efficientamento degli edifici, con l'ottimizzazione delle performance del sistema che include ad esempio il trasporto locale o il teleriscaldamento. «Grazie ad un buon controllo delle informazioni – commenta Zara – i flussi di trasporto potrebbero reagire in base alle istruzioni fornite dai flussi delle persone; o ancora, se un edificio in un particolare momento producesse più energia di quella che usa, potrebbe trasferirla ad una seconda costruzione invece di immetterla nuovamente nella rete elettrica».

Ancora, tra le proprità segnalate da Arup, nella consapevolezza che la domanda del mercato cambi sempre più rapidamente, «gli edifici devono essere pensati per poter cambiare funzione, risparmiando suolo e svolgendo più usi durante le 24 ore o nell'arco della settimana».


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