Progettazione e Architettura

Una «trina» d'acciaio per la torre: in Cina il polo del made in Italy avanza con i toscani Mdu

Francesca Oddo

I cento metri di altezza del primo edificio ospitano gli uffici del trade center «I Principi d'Italia» che sarà inaugurato entro l'anno a Quanjiao, nel distretto di Nanchino

È in dirittura di arrivo un progetto italiano in Cina che racconta una storia molto più articolata del solito lavoro di architettura in terra d'Oriente. L'imponente trade center «I Principi d'Italia» a Quanjiao, nel distretto di Nanchino, opera di Mdu architetti di Prato (Valerio Barberis, Alessandro Corradini, Cristiano Cosi, Marcello Marchesini, clicca qui per il profilo ), nasce dalla volontà del committente Xu Quiu Lin di sviluppare sinergie culturali e imprenditoriali fra l'Oriente e l'Occidente. Arrivato venti anni fa a Prato, Xu Quiu Lin, oggi proprietario del brand di abbigliamento Giupel (fatturato di oltre 15 milioni di euro l'anno), è diventato un importante imprenditore di formazione italiana che adesso vuole tornare a investire nel suo Paese, non solo attraverso l'architettura italiana ma anche attraverso i prodotti di eccellenza della nostra nazione.

Il suo obiettivo è quello di realizzare un polo espositivo su un l otto di oltre 70mila metri quadrati interamente dedicato al Made in Italy. A cominciare dal progetto di architettura, per dare vita al quale ha sottoposto a una strettissima selezione circa cinque studi di professionisti attivi nell'area che lo ha accolto, la Toscana. A convincere, nel 2008, è stata proprio la proposta di Mdu che ha ottenuto l'incarico per la progettazione e la direzione artistica. Nel 2010 i cantieri, guidati dal local partner Design Institute Zhe Jiang Jing Jian, hanno inizio e proprio entro il 2013, verranno inaugurati via via i pezzi del grande mosaico. Il primo vedrà l'opening nella prossima primavera, non a caso in occasione di due fiere (Chic a Pechino e SpinExpo a Shanghai) dedicate all'abbigliamento e al tessile alle quali parteciperanno numerose aziende italiane che potrebbero trovare collocazione all'interno della nuova struttura. Xu Quiu Lin si rivolge in particolare alle piccole e medie imprese, per le quali si impegna a occuparsi delle difficoltà che comunemente il mercato cinese riserva agli operatori stranieri, specie se di dimensioni non importanti.

La torre di prossima apertura è alta cento metri (guarda la fotogallery) e ospiterà al pian terreno una hall di ingresso e di rappresentanza, quindi residence, uffici amministrativi, fino al bar-ristorante all'ultimo piano. Esternamente la torre presenta sui lati larghi un rivestimento in vetro giallo oro, su quelli stretti una «trina» in ferro verniciato con funzione di frangisole. La «trina» diventerà il fil rouge di tutto il polo, si svilupperà come un nastro attraverso le attività commerciali (collocate all'interno di volumi di sei piani) e la seconda torre, sempre di cento metri, destinata a residenze.
Concepito quando ancora intorno a esso esistevano solo campi e la città era a un chilometro di distanza, «I Principi d'Italia», oggi inglobato dalla nella rapida crescita urbana, è una riproduzione della città di Venezia. Perché proprio Venezia? «Perché da un punto di vista concettuale – spiegano gli architetti – il progetto intende configurarsi come la narrazione di un viaggio tra la Cina e l'Italia, quindi come l'incontro tra la cultura orientale e quella occidentale. Il progetto parte dalla città che incarna questa relazione: Venezia, la città dove viveva Marco Polo, la città che è sempre stata il legame commerciale e culturale tra la Cina e l'Italia.». Il progetto, quindi, sottolinea la continuità del rapporto imprenditoriale fra i due Paesi, a partire dalle sue origini più remote. «I Principi d'Italia» ha già registrato molto successo nell'area di Nanchino, ancora prima del termine dei lavori. Se ne parla come un progetto dal quale prendere spunto sia per le sue qualità progettuali sia per le premesse di tipo imprenditoriale ed economico che esso incarna.

Massimo riserbo sul costo complessivo dell'opera. L'onorario, poi, è calcolato in moneta cinese e di conseguenza non è comparabile con gli standard italiani. Molto soddisfacente per Mdu il rapporto con i local partner. Racconta Marchesini: «Abbiamo sviluppato il progetto in stretta sinergia, come del resto chiedeva il committente. Questo ha evitato che la nostra idea fosse stravolta. Fino ad ora, oltre a sentirli giornalmente, sono andato in Cina almeno tre volte l'anno; ma adesso che i tempi stringono andremo in due e con una maggiore frequenza».
www.mduarchitetti.it
www.iprincipiditalia.com


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