Progettazione e Architettura

Tunnel Ara Pacis e Augusto Imperatore tornano nei cassetti

Paola Pierotti

La teca di Richard Meier è un intervento invasivo da rimuovere». Gianni Alemanno diventato sindaco di Roma nel 2008 è salito in Campidoglio dichiarando di voler andare fino in fondo sulla linea annunciata in campagna elettorale. Il neo sindaco aveva ipotizzato anche un referendum popolare per decidere se tenere o rimuovere la teca, e nel caso fosse smantellata ipotizzava una «ricostruzione» in periferia.

A distanza di cinque anni la Teca è rimasta dov'era e anche sull'ipotesi di abbattimento del «muretto» si è discusso a lungo: ma è di questi giorni l'annuncio che a marzo partiranno i lavori per l'abbassamento (di 1,5 metri) della porzione di muro accanto all'Ara Pacis. In questi cinque anni, poi, si sono ripetutamente annunciate altre due operazioni nella stessa area del centro storico ma, il mandato si sta concludendo e tutto è rimasto congelato. Il progetto firmato da Francesco Cellini per la piazza (valore 17 milioni) resta ancora sulla carta, nonostante fosse una priorità dell'assessore all'Urbanistica Marco Corsini e progettisti e Soprintendenza abbiano trovato un accordo sul progetto. E il tunnel dell'Ara Pacis, un project financing (36 milioni a carico dei privati), gara bandita e aggiudicata in tre mesi, resterà senza seguito.

Mancano i soldi per la piazza di Augusto Imperatore e non c'è il consenso politico per avviare l'operazione del tunnel che prevedeva di aprire uno spazio verde tra l'Ara Pacis e il Tevere.

Un pezzo di città che racconta l'immobilismo romano sul fronte dell'architettura contemporanea: cinque anni senza concorsi, gare aggiudicate senza seguito, assenza di operatori privati pronti a investire. Qualche inaugurazione di opera nata una decina d'anni prima, come il ponte della Musica e quello della Scienza (inaugurato lo scorso fine settimana).

La 'cartella clinica' mostra la presenza di tanti virus di un classico «Progetto in gabbia» : conflitto tra poteri e competenze, tempi lunghi nella deliberazione delle procedure, assenza di risorse, poco valore alla qualità del progetto (basta ricordare le infinite variazioni del progetto targato Oma per gli ex Mercati Generali).


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