Progettazione e Architettura

Palermo, aperta dopo due anni di lavori la chiesa della Martorana. Laboratorio con tecnici in camice bianco

Paola Pierotti

Per due anni è stato un laboratorio di restauro dove hanno lavorato una quarantina di tecnici iper-specializzati, molti laureati, professionisti in camice bianco. Una fabbrica che ha fatto e farà scuola per la ricchezza del patrimonio che conta affreschi, decorazioni policrome, mosaici, maioliche, legno e pietre. Siamo a Palermo, nella chiesa di Santa Maria dell'Ammiraglio (la Martorana) riaperta al pubblico domenica 10 febbraio. Operazione finanziata con 2,2 milioni di euro dal Ministero dei Beni Culturali (Edifici di Culto – Ministero dell'Interno).

L'edificio. L'impianto originario della Chiesa risale al 1143, edificato per volere di Giorgio di Antiochia e da subito legata al culto greco; nel XV secolo la chiesa è stata concessa al vicino monastero femminile, di ordine benedettino; nel 1866 la Martorana è passata al Regio Demanio. Oggetto di tre importanti fasi di trasformazione, è stata oggetto di ultimo restauro nel 1889.

Restauro conservativo, sia all'interno che per gli esterni. Presupposto fondamentale dei progettisti palermitani Mediterranea Engineering (Giovanni e Massimo Di Fisco) e dell'impresa veneziana Lares guidata da Mario Massimo Cherido è stato quello di tener conto del tempo della vita dei manufatti, prediligendo la conservazione di tutte le integrazioni che di diversi apparati decorativi del monumento hanno subito nel corso dei secoli.

Per ogni tipo di intervento, dal restauro del materiale lapideo esterno a quello dei mosaici normanni, dei marmi o delle pitture, si è messo in atto uno specifico progetto, sono state fatte indagini in laboratorio e si sono individuate le migliori strategie di intervento. È servito quasi lo stesso tempo per elaborare il progetto e per portare a termine i lavori. «Il restauro della volta ad incannucciato del Coro – racconta ad esempio il costruttore – si è dimostrato molto impegnativo soprattutto per gli aspetti strutturali la cui soluzione è stata complicata dalla presenza delle pitture e dal notevole spessore delle malte che raggiungono anche i 12 centimetri». Dopo l'acquisizione dei dati costitutivi attraverso l'esame termograficio SPR - avendo constatato una generale debolezza dei vari elementi - «si sono inseriti (dal basso) dei cavi in acciaio muniti di piastra di ridottissimo spessore e di molle ammortizzanti ancorate alle sovrastanti strutture lignee che attraversano il soffitto» spiegano i tecnici.

Altra tecnica iper-specializzata è quella che si è scelta proprio per il restauro delle pitture dove le estese efflorescenze con alte percentuali di solfati sono state estratte e le superfici sono state trattate con idrossido di bario. «Dopo il consolidamento delle dorature e la protezione, la pulitura è stata eseguita con impacchi di ammonio carbonato al 5-10% in polpa di cellulosa e sepiolite – spiegano i professionisti – previa interposizione di carta giapponese e tempi di contatto variabile dai 5 ai 30 minuti».

Caso-scuola. La fabbrica della Martorana si distingue da altri interventi di restauro per la molteplicità di questioni da affrontare, ricchezza che si è riflessa nella fase progettuale e nella ricerca e nell'impegno delle maestranze. «Intervenire su un edificio come questo – racconta Giovanni Di Fisco – è come trattare un malato che va studiato per capire precisamente di che malattia soffre e individuare poi la cura perfetta. Se in un'opera di architettura contemporanea l'elemento-imprevisto è frequente, nel restauro la variabile rischio si moltiplica. Ed è nella fase di indagine – dice – che questi rischi vanno anticipati e evitati». Le prime analisi si fanno nel sito, altre in laboratorio «e i tecnici non possono essere tuttologi – dice Cherido, che con la sua azienda ha realizzato tanti restauri italiani di particolare pregio come la Basilica di San Marco, la Fenice e Ca' Rezzonico a Venezia –. Dovendo conoscere i materiali e le reazioni al degrado, per poi indicare le strategie meno invasive, ogni tecnico può essere esperto al massimo di un paio di temi: ecco allora che in cantiere abbiamo avuto una rotazione continua di esperti. Un esempio: chi si occupava della travi in legno ha lavorato in questo cantiere un paio di mesi, e poi ha lasciato il posto ad altri lavori e altri tecnici».

Tre plus dell'operazione. «Quello della Martorana è un progetto che è stata seguito con il ‘Controllo di qualità' (eccezionale nel mondo del restauro) e un cantiere che non ha avuto un giorno di sosta» ha commentato Massimo Di Fisco. Non solo «i tempi di pagamento sono stati rispettati: emessa la fattura il pagamento arrivava dopo 20 giorni» hanno detto dalla Lares.


© RIPRODUZIONE RISERVATA