Progettazione e Architettura

Dal riuso al libretto del fabbricato: cinque proposte degli architetti al prossimo Governo

di Paola Pierotti

Freyrie si allea al Cresme e a Legambiente per chiedere all'Esecutivo azioni mirate e la correzione di norme

Una nuova stagione di politiche urbane mirate al riuso del patrimonio (con incentivi fiscali e attenzione all'ambiente), una nuova legge urbanistica, il libretto del fabbricato, una nuova legge sui lavori pubblici e il social housing. Sono queste le cinque priorità che gli Architetti sottopongono ai candidati delle prossime elezioni.
Dopo l'agenda programmatica che la scorsa settimana gli Ingegneri hanno presentato al Governo che verrà (vedi articolo ), un manifesto che punta sull'apertura dei dati della Pa, sulla messa in sicurezza del territorio e il sostegno della green economy, anche gli architetti si fanno sentire puntando su alcuni temi concreti e di particolare «urgenza».
«Il "riuso" è il nostro primo obiettivo. Ci stiamo lavorando da mesi – dice Leopoldo Freyrie, presidente del Consiglio nazionale degli architetti – e a dicembre, prima del termine della legislatura, siamo riusciti a presentare alla Camera e al Senato un disegno di legge che per la prima volta si occupa di territorio integrando i temi del consumo di suolo, della perequazione, degli incentivi ai privati, dei diritti edificatori, della fiscalità urbana (Imu), del risparmio energetico». Si tratta del Ddl 5658 sostenuto da diverse parti politiche (sottoscritto da La Loggia, Lanzillotta, Tabacci, Di Cagno, Abbrescia, Fabbri, Benemati, Braga, Causi, Iannuzzi, Martella, Mariani e Realacci) che riguarda «le norme per il contenimento del consumo del suolo e la rigenerazione urbana». Sul tema del riuso gli Architetti stanno lavorando in partnership con Legambiente e contano di partire da questo «strumento già in campo, una proposta di legge interparlamentare – dice Freyrie –. Un punto di partenza concreto».

Sulla linea dell'inchiesta di Progetti e Concorsi «Progetto in gabbia», (vedi articolo ) gli architetti spingono perché si riesca ad uscire dalla «giungla normativa», come l'ha definita Freyrie, con una nuova legge urbanistica. «Stiamo avviando una campagna con il Cresme – ha annunciato il presidente – che ha analizzato un migliaio di regolamenti edilizi in tutt'Italia. Il nostro obiettivo è quello dell'omogeneizzazione, non dell'omologazione» precisa. Ma in quanto tempo si potrebbe fare questo cambio di rotta? «Se c'è la volontà, in sei mesi si riesce a stendere un regolamento-tipo nazionale, che poi potrà essere declinato da luogo a luogo in base al clima».
Nel rapporto con le Pa gli architetti, come gli ingegneri, insistono sulla «digitalizzazione» e suggeriscono si prevedano delle sanzioni «per quei Comuni che, a fronte di leggi esistenti, non hanno creato un database per archiviare e rendere disponibili ad esempio i disegni o le pratiche edilizie». Terzo punto. Continua la battaglia del Consiglio nazionale degli architetti a sostegno del «Libretto del fabbricato»: una sorta di carta d'identità degli edifici indispensabile, secondo i professionisti, per controllarne lo stato di salute e provvedere alla manutenzione corretta nel corso della vita della costruzione.

Quando si parla di normativa, Freyrie ricorda l'urgenza di una legge per l'architettura (scarica il testo ), ma per passare dai principi ai fatti ritiene sia una priorità intervenire sulla legge che riguarda i lavori pubblici. «Stiamo lavorando come Cna per presentare decine di emendamenti alla normativa vigente – aggiunge il presidente – pur nella consapevolezza che con continue revisioni la norma è diventata un "mostro". L'unica via d'uscita, in un orizzonte temporale più ampio, è quella di tornare a una legge tipo la prima Merloni, chiara e semplice, dove si premia il merito e non il fatturato. Dove il tema dei concorsi di architettura, ad esempio, diventa una priorità, per legge».

In un quadro di politiche attente alla città, gli Architetti sottolineano il tema del social housing: «Bisogna rimettere mano ai quartieri e alle periferie che soffrono. Lavorare sui pezzi di città – dice – anche forzando sulla demolizione e ricostruzione. Ma servono norme fatte bene: non si può vincolare le nuove operazioni al mantenimento della "sagoma", visto che anche solo mettere un cappotto a un edificio (per ragioni di risparmio energetico), comporta un necessario cambiamento di sagoma».


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