Progettazione e Architettura

Architettura a volume zero per il Parco di Piacenza. Vincono Andriani e Nunes

Paola Pierotti

Il team internazionale guidato da Carmen Andriani e João Nunes (PROAP) ha vinto il concorso per la valorizzazione del Parco delle mura di Piacenza. «Questa iniziativa, sostenuta dalla Regione Emilia Romagna, ha riacceso un faro su un tema di grande attualità, quello dell'ambiente e del paesaggio agricolo a ridosso del tessuto storico» ha commentato l'architetto romano Carmen Andriani. «In un'area caratterizzata dalla presenza di ex caserme e di una fabbrica che richiede un intervento di bonifica, abbiamo proposto di non aggiungere cubature ma costruire un nuovo paesaggio» ha raccontato l'architetto.

La squadra guidata da Andriani-Nunes si è aggiudicata un primo premio di 20mila euro e il Comune ha si è portato a casa una proposta di progetto integrato per la valorizzazione del grande parco che include il sistema delle fortificazioni nel quadrante Nord Ovest (da Barriera Torino a Barriera Milano) della città e si relaziona con il fiume, dove corre anche una pista ciclabile che connette Venezia e Torino.

Oggetto del concorso di idee. Ai progettisti si chiedevano interventi architettonici e urbanistici (sistema del verde, sistema dei percorsi, rifunzionalizzazione di contenitori esistenti all'interno del sistema difensivo dei Bastioni e delle Porte, sistema informativo-divulgativo) ma anche proposte per creare una vera e propria 'impresa culturale'.

Concept del progetto. Il progetto vincitore ha lavorato su tre temi: la centralità territoriale del parco; il ruolo costruttivo dell'agricolo e degli spazi aperti nella definizione di questa porzione di paesaggio urbano; e ancora il ruolo dei sistemi infrastrutturali definiti «lenti» (ciclopedonali). Obiettivo? Fare del tratto delle mura oggetto del concorso di idee, «un sistema ambientale, culturale, ludico, turistico e produttivo».

«Il progetto riguarda tutti gli spazi aperti, prevalentemente pubblici e di diversa natura (residuali, dismessi, in bonifica, di percorrenza, ad uso agricolo, sportivo, ludico, di parco verde). Il progetto – raccontano i progettisti - lavora su questi spazi, attribuisce ad essi un carattere costruttivo e relazionale mettendoli a sistema». Si prevedono nuove funzioni e nuovi usi (la grande volta del ‘solaio agricolo' a coprire il mercato semi-ipogeo nell'area dell'ex caserma, o anche la tessitura di serre, orti, campi gioco e servizi nell'area dell'ex fabbrica oggi in via di bonifica). I progettisti prevedono inoltre di recuperare a nuovi usi alcuni edifici esistenti, di incrementare la ricettività dell'area (albergo a basso costo nell'edificio dell'ex caserma recuperato), di connettere aree dismesse e spazi di risulta in un unico sistema ambientale riqualificato.

Un progetto integrato. Il progetto è stato sviluppato con la collaborazione di alcuni specialisti e il tema dell'agricolo è stato declinato in tutte le possibili accezioni: produzione, apprendimento, sperimentazione e gioco. Per costruire il nuovo parco si sono studiate possibili soluzioni per il trattamento del suolo e della sua modellazione (attraverso spostamenti di terra, scavi e incisioni). «Non abbiamo aggiunto cubature – precisa Andriani – al massimo le abbiamo ricavate per differenza tra gli scarti di quote, lavorando sullo spessore del suolo».

Micro-architetture. Le attività sono state inserite nell'antico complesso difensivo della città «con un approccio discreto» nei confronti della preesistenza. Non si prevedono inserzioni di importanti strutture da realizzare ex novo di tipo permanente da collocare lungo le mura o all'interno dei bastioni, ma sistemi costruttivi leggeri, reversibili e di basso impatto visivo e ambientale, da integrare all'adeguamento impiantistico delle parti esistenti da conservare e, dove possibile, convertire a nuovo uso.

«Piccole strutture modulari chiuse, come serre agricole, attrezzature e coperture leggere, pensiline, luoghi per la sosta, nebulizzatori d'acqua, come sprinkler idraulici usati per l'irrigazione dei campi, possono costituire un campionario codificato e ripetibile in più punti dell'area d'intervento» spiegano gli architetti. Si pensa quindi di integrare la micro-architettura al più generale 'programma agricolo' connesso al tema della mobilità lenta.

Nei giorni scorsi il Comune ha annunciato la graduatoria del concorso che era stato promosso grazie ad un contributo della Regione. «Con il nostro progetto si potranno cercare eventuali contributi anche sovra locali – dice Andriani -. Per quanto ci riguarda, speriamo di poter continuare a collaborare su questo tema di ricerca e di progettazione».


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