Progettazione e Architettura

«Politiche urbane responsabili e un nuovo piano di housing sociale»: l'appello degli architetti al prossimo Governo

Alessia Tripodi

Politiche urbane «serie e responsabili» e un nuovo piano di housing sociale per far ripartire l'edilizia. Oltre a una strategia di investimenti per la manutenzione del patrimonio immobiliare pubblico e privato.
È l'appello lanciato oggi dagli architetti al Governo che uscirà dalle prossime elezioni politiche: un pacchetto di proposte che segue di pochi giorni l'«agenda programmatica» lanciata dagli ingegneri (vedi articolo ).
«Le politiche urbane, escluse da oltre venti anni da qualsiasi investimento ed intervento, dovranno essere prioritarie nella prossima Legislatura, chiunque sarà chiamato a governare il Paese» scrive in una nota del Consiglio nazionale degli architetti - e ci aspettiamo, pertanto in questo senso, impegni precisi, credibili ed autorevoli. Serve investire sulla sicurezza dei territori, sulla rigenerazione delle città, sulla qualità dell'habitat cittadino in modo la socialità possa svolgersi nel modo più idoneo; serve anche investire sulla bellezza, peculiarità del nostro Paese, troppo spesso purtroppo dimenticata».
Per i progettisti è importante anche «l'avvio di un nuovo Piano di housing sociale, così come gli architetti italiani da tempo prospettano. Affrontando il tema della sempre crescente domanda abitativa delle fasce sociali che non hanno la possibilità di accedere al libero mercato, l'housing sociale - fanno notare gli architetti - non solo permetterebbe di far ripartire l'intero comparto dell'edilizia, ma consentirebbe anche ai cittadini in grado di beneficiarne di avere finalmente a disposizione abitazioni sicure, progettate e realizzate con sistemi ecologicamente avanzati ed in grado di realizzare l'ormai indispensabile risparmio energetico».

Per far ripartire la crescita occorre per, secondo il Consiglio nazionale, investire di più sulla manutenzione del costruito che sulle grandi opere. E puntare sulla «progettazione partecipata» abbandonando «l'architettura autoreferenziale».
«Le città - continua la nota - sono la struttura portante di questo Paese» e su di esse «si deve tornare ad investire per non perdere il treno dello sviluppo, con un programma strategico capace di convogliare in questa direzione le risorse già disponibili e quelle da reperire. Per realizzarlo occorre, però, mettere definitivamente da parte i faraonici investimenti in grandi opere o in improbabili infrastrutture, indirizzando, al contrario, la risorse innanzitutto verso la cura ed il mantenimento degli edifici pubblici e privati e individuando nuova strategie che in modo integrato affrontino il problema, tra l'altro, della mobilità, del ciclo dei rifiuti, dei trasporti e degli spazi pubblici».
«Gli architetti italiani – conclude il Consiglio Nazionale - sono in grado, anche attraverso la proposte che vengono presentate, di apportare un contributo di idee e di progetti con capacità, competenze non disgiunta da una profonda responsabilità etica. Archiviata l'epoca dell'architettura magniloquente ed autoreferenziale, questo per noi è il tempo di progetti partecipati, sviluppati nel confronto con i cittadini ed articolati tenendo conto dei loro bisogni. Le case, le scuole, le fabbriche, gli spazi pubblici devono essere caratterizzati da standard ambientali e di sicurezza molto più elevati di quelli attuali. Per questo è necessaria una maggiore consapevolezza da parte dei cittadini e una preparazione tecnica e progettuale sempre più qualificata che gli architetti italiani sono in grado di fornire».


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