Progettazione e Architettura

Quando la Pa va oltre lo standard. Venezia ha imparato la lezione dopo il Ponte di Calatrava

Paola Pierotti

Il «poco–accessibile» Ponte di Calatrava ha dato una lezione alla città di Venezia. «Dopo l'esperienza negativa di una struttura costruita senza tenere in considerazione il fatto che le norme prevedono che tutte le opere pubbliche siano accessibili, il Comune ha istituito un ufficio che si occupa di Eliminazione di Barriere Architettoniche (EBA). Una struttura – spiega Franco Gazzari, architetto e dirigente dell'Ufficio – che punta alla progettazione universale, rivolta alla complessità dell'utenza reale come espressione delle molteplici caratteristiche che l'essere umano può assumere nel corso della sua esistenza».

Un esempio di Pa che, a partire dalle prescrizioni normative, ha deciso di investire sulla qualità del progetto e di farsi promotrice dell'innovazione anche andando oltre i parametri standard e, anche con budget ridotti, riuscendo a realizzare interventi puntuali diffusi nella città.

Questo approccio ormai conosciuto anche in Italia si chiama ‘Design for All' e si traduce nella definizione di soluzioni che danno valore aggiunto al progetto. Nel caso specifico veneziano si parla di ponti e percorsi, che danno risposte a questioni di accessibilità, sicurezza e arredo urbano. A Mazzorbo ad esempio lo studio di Giancarlo De Carlo Associati ha da poco ultimato un ponte pedonale di accesso al quartiere dell'Ater e l'ufficio EBA si è fatto promotore anche di alcuni concorsi, uno vinto dai giovani toscani di NuvolaB e uno da Tobia Scarpa. «Il tema della progettazione universale ricorda quello della sostenibilita – dice Gazzarri –: con un buon progetto si riesce a dare quel valore aggiunto che un intervento standard non avrebbe».

Nell'ambito dell'inchiesta di Progetti e Concorsi, ‘Progetto in gabbia ', sono stati individuati alcuni punti critici che minano il mercato della progettazione. Sono tanti i professionisti che hanno sollevato il fatto che se l'innovazione nasce dalle idee, il progetto non può essere determinato da soli parametri quantitativi e di performance. L'ufficio EBA del Comune di Venezia compie quest'anno dieci anni di attività e si è distinto come laboratorio di ricerca e innovazione (con attività rivolte anche alla formazione dei giovani). Non di rado da questo ufficio, a fronte di tanti progetti sviluppati e numerose opere realizzate, sono partite anche delle segnalazioni per proporre dei possibili adeguamenti al Regolamento edilizio» aggiunge Gazzari.
La lezione veneziana riguarda un tema apparentemente semplice ma non banale visto che di accessibilità bisogna occuparsi (anche perchè lo prevede la norma) in qualsiasi progetto urbano e edilizio, esterno o interno.

Il ponte può accogliere della panchine, può regolarizzare la pavimentazione, dare una risposta anche in termini di razionalizzazione delle affissioni pubblicitarie. Bastano accorgimenti minimi realizzati con materiali semplici: colori o luci possono servire ad esempio per marcare l'alzata e la pedata. «Fondamentale è lavorare sulla cultura del progetto – dice Gazzarri – per questo puntiamo al coinvolgiemnto di giovani professionisti o di studi affermati».

Venezia offre una lezione positiva con un piccolo progetto per un ponte. Un progetto emblematico anche se molto piccolo «per il quale Comune e progettisti hanno lavorato puntando sulla soluzione migliore e non per la più comoda» racconta Monica Mazzolani, progettista del ponte e socia di MTaA. Una lezione che la stessa Venezia ha imparato dal flop con il Ponte di Calatrava e che, puntando a una progettazione universale e di qualità, sta cercando di replicare in tanti piccoli interventi in itinere.


© RIPRODUZIONE RISERVATA