Progettazione e Architettura

Corsa a ostacoli per un progetto: 36 passaggi fino al cantiere

Paola Pierotti

Viaggio nel labirinto di uffici e pareri che dilata i tempi all'infinito. L'esempio di un'iniziativa-tipo a Milano

È un gioco dell'oca dove troppo spesso i segnalini tornano indietro di qualche casella prima di ripartire, o non di rado stanno fermi per più turni. È l'iter di un qualsiasi nuovo progetto di architettura, si tratti di nuova costruzione o del recupero di un edificio esistente. Di grandi opere ma anche di ordinarie costruzioni residenziali.
Non sono necessari vincoli o intoppi particolari per rallentare le procedure: la burocrazia in Italia è insita nelle norme. Nella terza puntata della nostra inchiesta «Il progetto in gabbia» abbiamo scelto un progetto-simbolo, quello per un edificio per uffici firmato dallo studio di Giuseppe Tortato, Milano Layout, per raccontare le decine di passaggi necessari per far decollare un progetto e portarlo al cantiere (vedi grafico ).

Fin dall'inizio, quando nasce un progetto, si parte con lo studio di fattibilità, le ipotesi progettuali, i primi tentativi di ottimizzazione del concept per renderlo commercializzabile e rispettoso di vincoli e norme. Iniziano qui i primi incontri con i dirigenti e i tecnici comunali e da subito è necessaria una ricognizione di tutte le norme da rispettare. Una volta presentato il progetto preliminare inizia il lungo iter per ottenere il permesso di costruire e si mettono in atto opportune misure per far sì che il progetto ottenga il via libera dalla commissione edilizia.
La complessità di un progetto (anche se si tratta di un'opera ordinaria) e i pareri specifici da chiedere ai diversi enti, fanno sì che lo studio di progettazione si rivolga a consulenti strutturisti, impiantisti, di prevenzione incendi, di analisi dei suoli. Lavoro necessario per integrare il progetto e avere l'ok da parte di tutti i soggetti coinvolti: Asl, consiglio di zona, commissione edilizia, Vigili del fuoco, solo per iniziare l'elenco.

Se per i grandi progetti si parte dai piani urbanistici e paesaggistici, anche per un ordinario progetto di edilizia il suolo e il contesto ambientale sono nodi fondamentali del progetto. E se dopo l'analisi del terreno è richiesta la bonifica, nel «gioco dell'oca» il segnalino è costretto a fermarsi alcuni mesi, come fosse arrivato sulla casella del «pozzo»: da lì si imposta infatti il progetto strutturale e ambientale. Con la richiesta di autorizzazione paesaggistica si inizia un nuovo percorso: un passaggio fondamentale perché i dati contenuti in questa pratica sono vincolanti per quelle successive. Intanto lo studio di progettazione si relaziona di volta in volta con funzionari di diversi uffici e a ogni step è chiamato a consegnare faldoni di documenti, spesso in più copie. S e poi capita che si chiedano integrazioni, la «pedina» si ferma, cerca come bypassare l'ostacolo e con la collaborazione dei funzionari di turno integra gli elaborati e ci riprova. Spesso uno studio di architettura dello standard italiano non riesce a sviluppare in house tutto quello che si richiede ed è costretto a chiamare in campo vari consulenti per perfezionare il progetto e completare tutti i documenti che servono a ottenere il permesso di costruire (dalla redazione del piano scavi a quello per la prevenzione incendi, per fare due esempi). Nel progetto di via Pestalozzi (vedi grafico ) sono serviti due anni e mezzo per la progettazione e altrettanti per il cantiere.


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