Progettazione e Architettura

Expo 2015, un concorso senza coraggio per il Padiglione Italia

Santo Marra

La pubblicazione, tanto attesa, del bando per il concorso del Padiglione Italia all'Expo del 2015 sembra lasciare tutti insoddisfatti. Le motivazioni di ordine squisitamente tecnico per cui il bando viene definito deludente sono argomentate chiaramente dal CNAPPC in una recente nota , con cui si può a grandi linee essere d'accordo. Ma il bando delude anche sul piano deontologico, poiché per almeno due ragioni non perviene all'obiettivo di preservare la dignità professionale: primo, è stato enfaticamente annunciato come un concorso per giovani architetti e invece per la partecipazione il bando richiede da subito il possesso di imponenti requisiti tecnico-organizzativi oltre che economico-finanziari, benché si possa ricorre allo strumento dell'avvalimento; secondo, s'è parlato tanto di padiglione emblema del "Made in Italy" e poi non c'è stato, probabilmente perché prigionieri di una mentalità provinciale, il coraggio di procedere con un concorso riservato a professionisti italiani.

Certo è, che un concorso così rilevante, in un momento storico di particolare crisi per il paese, poteva costituire il giusto mezzo di riscatto per l'Architettura Italiana.

Esaminando il bando si ravvisano sia responsabilità dirette di Expo spa che difficoltà suscitate dal Codice degli Appalti.

In effetti, rispetto alle seconde responsabilità, quelle indotte, è proprio il Codice degli Appalti che non è mai riuscito a fornire una guida decisa, un format di bando chiaro e inequivocabile, vincolante per tutti, onde evitare libere interpretazioni degli enti banditori, specie se chi programma non ha l'esperienza adeguata o non ha a cuore l'architettura. È urgente la riscrittura del Codice.

Una soluzione ci sarebbe, incaricare Perelà di redigere un nuovo Codice (si cita il romanzo futurista di Aldo Palazzeschi), che finalmente risolva ed appiani tutti i problemi lasciati insoluti dalle leggi «decrepite e grinzose» oggi in vigore e dalla ininfluenza dei rappresentanti degli Ordini professionali sempre meno autorevoli nel tutelare la professione, incapaci di conquistarsi la giusta considerazione degli enti banditori.

Ogni desiderata dei vertici di Expo è stato immediatamente contraddetto dai fatti: «faremo un concorso per giovani talenti», «stiamo costruendo un bando aperto», «i criteri premieranno la qualità». Solo annunci sconfessati da una stesura di bando che ha interpretato nella maniera peggiore e inutilmente restrittiva il Codice, declinata dalla filosofia delle gare per engineering. Niente a che vedere con i concorsi di architettura: giuria a sorpresa, che non aiuta l'ampia partecipazione; criteri molto impegnativi, che possono essere adempiuti solo da società affermate; incertezza nel numero e nel tipo di elaborati, che, per incomparabilità delle proposte, non tutelano i concorrenti di equo giudizio, oltre che, avendo introdotto una approssimativa procedura online, non si chiariscono le modalità con cui la giuria valuterà i progetti (a monitor, proiettati, stampati… tutto insieme).


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