Progettazione e Architettura

Architetti all'attacco del concorso per il padiglione italiano all'Expo: esclude i giovani, premia solo il fatturato dei big

Mauro Salerno

Illegittima e inopportuna la richiesta di requisiti di fatturato e di organico fin dalle prime fasi della competizione: la denuncia è contenuta in una lettera inviata dal Consiglio nazionale alla struttura commissariale, guidata da Diana Bracco, che si occupa dell'appalto per il padiglione da 40 milioni

Architetti all'attacco del concorso di progettazione per il padiglione italiano dell'Expo. L'accusa: l'unica competizione di architettura promossa con l'occasione del grande evento milanese rischia di trasformarsi in un'opportunità riservata alle grandi società di ingegneria, tagliando completamente fuori gli studi professionali, soprattutto quelli guidati da giovani progettisti e designer emergenti. Verrebbe così compromesso uno dei primi obiettivi dell'iniziativa: sfruttare la visibilità offerta dalla kermesse di Milano 2015 per rilanciare sul panorama internazionale il anche il (giovane) design made in Italy inteso come competenza progettuale oltre che come industria del lusso.

La denuncia è contenuta in una lettera inviata dal Consiglio nazionale degli architetti alla struttura commissariale che si occupa dell'appalto per il padiglione italiano dell'Expo, guidata da Diana Bracco. Leopoldo Freyrie, numero uno degli architetti italiani, non nasconde la delusione. «Siamo contenti che alla fine si sia almeno deciso di bandire un concorso. Ricordiamo però che avevamo offerto la nostra collaborazione nella stesura del bando. Invece gli uffici hanno evidentemente preferito fare tutto da soli. E questi sono i risultati».

Tre sostanzialmente i rilievi mossi dagli architetti. Il primo è quello più rilevante. E riguarda i requisiti di fatturato per la partecipazione alla gara, che rischiano di tagliare fuori la maggioranza degli studi italiani, anche quelli già affermati: figurarsi i giovani talenti. Alcuni esempi: per accedere alla gara il bando richiede la dimostrazione di un requisito di fatturato pari a 4.979.8675,68 euro - pari il doppio dell'importo per la progettazione - relativo a servizi di architettura e ingegneria, raccolto negli ultimi cinque anni. necessario anche dimostrare di aver espletato negli ultimi 10 anni servizi per «lavori analoghi» e «di punta» per importi compresi tra 2,8 e 16 milioni, per ognuna delle categorie di progettazione previste dal bando. «Tale indicazione - si sottolinea nel bando - ancorché configurata nel limite minimo previsto dall'articolo 263 del regolamento appalti è richiesta in relazione alla particolare rilevanza, sotto il profilo architettonico e ingegneristico, dell'intervento da realizzare». Non basta. Perchè chi vorrà partecipare dovrà anche dimostrare di aver impiegato un numero medio di personale tecnico di almeno 24 unità negli ultimi due anni. Un organico difficile da riscontrare anche negli studi più rinomati.

«Tale scelta, - scrivono gli architetti - oltre a suscitare dubbi di legittimità, appare comunque contraddittoria con l'adozione della procedura concorsuale che, di per sé, dovrebbe essere volta a favorire la massima partecipazione, per l'ottenimento del più ampio ventaglio di proposte progettuali. I requisiti economico finanziari e tecnico organizzativi previsti nel bando costituiscono una forma surrettizia di limitazione alla partecipazione al concorso di progettazione, non costituiscono una garanzia di qualità della soluzione progettuale, non essendo tali requisiti previsti esplicitamente dalla normativa vigente, e divengono, all'evidenza, una ingiustificata restrizione del principio di libera concorrenza».l

La formula suggerita dal Consiglio nazionale - che spera ancora in una correzione in corsa - è quella di posticipare la verifica dei requisiti dopo l'assegnazione del concorso. Permettendo al vincitore, incapace di garantire i livelli minimi previsti per lo svolgimento dell'incarico, di associarsi a uno studio più attrezzato sfruttando il principio dell'«avvalimento», previsto dal codice dei contratti.

Le obiezioni degli architetti non si limitano però ai requisiti. Nel mirino anche la richiesta di elaborati grafici poco chiara e la scelta di non indicare quantomeno la qualifica dei commissari chiamati in giuria a giudicare i progetti.

Per la costruzione del padiglione, Il padiglione, ricordiamo, è stato previsto un budget di 40 milioni. Il bando rimane aperto fino al 20 febbraio. Per iscriversi è necessario compilare il modulo elettronico disponibile sul sito internet realizzato ad hoc (www.concorsopadiglioneitaliaexpo2015.com ) a partire da lunedì 17 dicembre e fino al 31 gennaio 2013.


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