Progettazione e Architettura

Freyrie (architetti): «Norme locali, una giungla da disboscare»

Mauro Salerno

Il presidente: «Procedure alleggerite, ma senza effetto a causa della bulimia legislativa»

«Le procedure sono state semplificate. Ma i professionisti non ne hanno ricavato alcun effetto». Leopoldo Freyrie, presidente del Consiglio nazionale degli architetti, dà un giudizio che sembra positivo sui passi avanti compiuti sul fronte della semplificazione, ma che in realtà nasconde una bocciatura secca del sistema.

Per quale motivo architetto?

Il problema non sono le procedure perché ormai si autocertifica tutto. Il problema è la bulimia legislativa che deriva anche dall'applicazione di falsi principi di federalismo. Bisogna seguire norme nazionali, regionali, provinciali, comunali, a cui vanno aggiunti tutti gli atti richiesti da Asl, Arpa, Vigili del fuoco, Soprintendenze, comunità montane, parchi. C'è una quantità di norme incontrollabile e spesso contraddittoria. La procedura ti dice che basta consegnare una Scia. In realtà, la semplificazione non c'è perché prima bisogna ottenere una montagna di nulla osta, con il rischio che alla fine il Comune comunque ti risponda entro 30 giorni che quel dato codicillo va interpretato in un altro modo.

Decertificazione bocciata?

Utile come principio, ma nell'edilizia privata non l'applica nessuno.

Il nodo è l'eccesso di norme locali, allora?

È una situazione inaccettabile. Faccio l'esempio più banale. Ancora oggi la regola è che un Comune ti consente di realizzare due bagni entrambi con l'areazione forzata, quello limitrofo ti risponde che l'areazione va bene per il secondo bagno, non per il primo. Il terzo prevede l'obbligo di finestre in entrambi i casi.

Questa disomogeneità limita anche la mobilità dei progettisti?

Certo perché ci costringe a conoscere le norme di dettaglio di tutti Comuni italiani. Ora, mentre ha un senso che le regole urbanistiche siano diverse tra di loro, perché le storie e lo sviluppo dei Comuni sono diversi, è invece irragionevole che siano diverse le norme edilizie, che sono norme di prestazione a garanzia della salute dei cittadini. L'unica cosa che dovrebbe avere un margine di adattabilità riguarda gli aspetti climatici, visto che ci sono differenze apprezzabili da questo punto di vista tra Trapani e Bolzano, e l'uso di alcuni materiali.

Nel resto d'Europa come funziona?

Ci sono essenzialmente due tipi di norme. Quelle sanitarie, che garantiscono la necessità di realizzare edifici salubri. Poche norme valide su tutto il territorio nazionale. C'è poi quello che noi chiamiamo regolamento edilizio che stabilisce la disciplina da seguire per rispettare i caratteri costruttivi di quel dato territorio, senza però ripetere quello anche è previsto nelle norme di igiene, come invece accade da noi. Ci vuole un testo edilizio unico per tutta Italia, basato su norme di carattere prestazionale. Non ci devono dire quanto deve essere grande la finestra, ma che tipo di prestazione garantire.

C'è chi lamenta anche il potere "autocratico" di alcune amministrazioni: vedi Sovrintendenze
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I beni culturali vanno tutelati, non c'è dubbio. Ma è ora di rivedere un modello che prevede che la decisione venga presa da un solo individuo, peraltro con scelte insindacabili.


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