Progettazione e Architettura

Bedrone (Torino): «Norme sempre più complesse e la Pa si de-responsabilizza»

Paola Pierotti

Intervista a Riccardo Bedrone, presidente dell'Ordine degli Architetti di Torino

Architetto Bedrone, qual è secondo lei il nodo cruciale quando si parla dell'esigenza di «semplificazione» nella professione? Da troppo tempo le cose sono ferme. Rispondo ricordando un piccolo aneddoto. L'Ordine di Torino ha organizzato un incontro per ricordare un past president, morto dieci anni fa, e nella fase di ricostruzione delle sue memorie, abbiamo trovato una sua lettera del 1956 in cui lamentava la spropositata perdita di tempo nelle pratiche burocratiche. Dopo altri 56 anni, tutto è rimasto com'era.

La questione burocratica, i tempi dilatati, riguardano indifferentemente gli enti locali e le Soprintendenze? Forse no. C'è da dire che le Soprintendenze hanno un ruolo specifico solo per alcuni progetti e (quantomeno nei nostri territori) non si riscontra un atteggiamento tale da bloccare l'attività di progettazione. Quando si apre il capitolo Soprintendenza bisogna piuttosto ricordare che il personale è molto ridotto e che avendo un compito di tutela e vigilanza sul territorio, devono necessariamente fare delle scelte. Avessero più risorse economiche e organici più ricchi, forse le cose andrebbero meglio.

E per quanto riguarda gli uffici tecnici? Su questo punto c'è una strana unanimità di pareri, sia quando si parla di piccoli comuni che di grandi città, si registrano gli stessi rallentamenti.

Ma quali sono le motivazioni?La normativa è sempre più complessa, sia per chi progetta che per chi deve fare l'istruttoria. Ci sono tante regole da verificare per tutti. E come conseguenza osserviamo una de-responsabilizzazione degli uffici tecnici che temono che un'autorizzazione possa metterli nella condizione di rispondere di eventuali atti illegittimi, ecco allora che scatta un'estenuante richiesta di aggiunte, integrazioni di documenti supplementari.

Alcuni credono che questo problema si risolverà con la digitalizzazione delle Pa.

Resta comunque da tenere in considerazione che, quando parliamo di progetti di scala vasta che riguardano la trasformazione del territorio, se gli assessori continuano ad essere carenti di conoscenza tecnica, i funzionari non possono che essere particolarmente prudenti.

Dove ritrova il peccato originale di questa prassi che non vede via d'uscita? Quando le Regioni hanno avuto poteri in materia urbanistica, il Paese è stato suddiviso in una ventina di staterelli con comportamenti, abitudini diversi. Ulteriori complicazioni, non ultime quelle che riguardano la sismicità del suolo o gli aspetti idrogeologici. Che ci siano Piani diversi da Regione a Regione è diventata ormai una situazione incontrollabile. Altri paesi stranieri con una costituzione di tipo federale, come Germania e Austria, lasciano ampi poteri agli stati federati ma hanno delle leggi quadro che restano un elemento-guida e impediscono differenza troppo sensibili.

Altre qustioni che frenano la professione? Il ritardo dei pagamenti è diventato ormai drammatico. L'affidamento di lavori pubblici è un terreno di eterno conflitto: quando si dovrà iniziare a certificare il lavoro, ci sarà una nuova ondata di lamentele.

Infine, ma non meno importante, con il riordino delle professioni si è introdotto il tema dell'aggiornamento obbligatorio. Fondamentale, ma sarà un impegno anche economico e non escludo che molti professionisti, soprattutto i più anziani, finiranno per cancellarsi dagli Ordini (e concludere la loro attività)


© RIPRODUZIONE RISERVATA