Progettazione e Architettura

Monica Scau: «Il flop della Conferenza dei servizi»

P.P.

Scrive Monica Scau – febbraio 2011-luglio 2012, UO Città Storica del Comune di Roma


I principali nodi critici dal punto di vista dei professionisti che lavorano nelle Pa.

1. Premesso che secondo l'art.97 della Costituzione l'azione amministrativa, che è quella che svolgono le PA, deve essere effettuata "secondo criteri di trasparenza, imparzialità, efficienza, rapidità e semplicità nelle procedure", credo che le procedure non siano ancora a regime, e che vadano in parte ripensate, soprattutto per quanto riguarda gli ultimi tre criteri. Mi riferisco ad esempio alla conferenza dei servizi, istituita dalla legge n.241/1990: nell'ottica della semplificazione del procedimento amministrativo, la conferenza dei servizi aveva l'obiettivo di rendere più snello l'esame contestuale dei vari interessi pubblici coinvolti in un procedimento, che si trovavano riuniti insieme dopo aver già avuto modo di verificare il contenuto dei documenti da esaminare. In realtà, a parte tutti i problemi tecnici per la PA e l'appesantimento economico che questo comporta per i progettisti che devono provvedere alle copie dei documenti tecnici, la maggior parte dei pareri non vengono espressi in sede di conferenza dei servizi, ma successivamente, con paradossi come quello dei Vigili del Fuoco.

2. Altro punto nodale a mio avviso è quello della stesura dei bandi - perlopiù, per appalti integrati - che hanno gestazioni lunghe e complesse tali da renderli talvolta, e ciò nonostante, completi dal punto di vista formale ma incompleti delle informazioni tecniche che sarebbero utili ai progettisti. Tali informazioni se presenti spesso non sono espresse in modo chiaro.

3. Questa amministrazione ha fatto poco ricorso allo strumento concorsuale, prediligendo anche per punti delicati della città formule di affidamento di incarichi di progettazione light e al di fuori delle regole deontologiche degli ordini.

4. Infine, è stato prediletto l'utilizzo della formula dell'appalto concorso, come procedura più snella e più garantista dal punto di vista della qualità. Questo è vero in alcuni casi - lo è stato per il teatro la Fenice di Venezia, certamente - ma in generale l'appalto concorso non dà garanzie nè in termini di tempo, nè soprattutto in termini di qualità, dato che spesso si parte dal progetto preliminare, e che comunque la figura del progettista del preliminare o del definitivo scompare nella fase successiva a favore dei tecnici dell'impresa, che in genere prediligono procedimenti costruttivi propri dell'impresa.


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