Progettazione e Architettura

Filippo Spaini: «Oggi le procedure di affidamento di incarico sono sostanzialmente in capo alle imprese»

P.P.

Scrive Filippo Spaini, Riccispaini Associati

Il principale nodo è la mancanza di sintonia di vedute. Non si è mai considerati un interlocutore propositivo e comunque che lavora nell'interesse della Stazione Appaltante, semmai un intruso mal tollerato che si occupa di questioni che non lo riguardano.

Inoltre, si parla tanto di trasparenza e rinnovata attenzione alla qualità, specie dopo la stagione della cricca, ma continuano ad essere messi in gara progetti che non hanno una minima verifica tecnica- si va in esecutivo senza rilievo a disposizione- e mai sono frutto di esigenze oggettivamente dimostrate, e meno che mai verificati i veri impatti (vedi le stazioni AV).

Le Soprintendenze, che pure sono l'unica Amministrazione con cui si possa discutere il merito, decidono o per pigrizia (no) o per discutibili motivazioni di interesse pubblico (si). L'esempio peggiore? Il Foro Italico, dove cambi d'uso, cancellate e abusi edilizi vengono concessi in nome di una privatizzazione generalizzata (il CONI che diviene immobiliarista…)

Oggi le procedure di affidamento di incarico sono sostanzialmente in capo alle imprese, cui viene delegata la responsabilità di scegliere il progettista, e poi di finanziare la proposta progettuale. L'Amministrazione non solo non controlla il progetto, ma nemmeno sceglie più l'idea migliore e il suo autore… E non parliamo della impossibilità per i giovani professionisti di farsi conoscere.
In questo modo, a parte la questione delle tariffe, esce dal paniere il Progetto Definitivo, che nessuno fa (e nessuno paga), sancendo la rinuncia della PA al controllo e alla verifica. Dalla equazione avanzano milioni di ore di lavoro buttate, per le decine di team che perdono le gare. Il (falso) risparmio generato origina di fatto un gigantesco extra costo che si dividono imprese e progettisti.

I concorsi di progettazione sono così residuali, dedicati ad opere 'provinciali' e spesso evidenti spot elettorali.

Le cinque difficoltà più pressanti che richiedono una semplificazione?

L'UNIVERSITA'. La prima e forse la più grave difficoltà è l'Università, che richiede da una parte una semplificazione nel recruting del corpo docente – ma mi pare che la riforma non sia ancora effettiva, o non se ne bevono effetti- e dall'altra complicazione nel riconoscere che un mestiere così vasto non può essere codificato in truck verticali che portano alla frammentazione di un sapere che se ha ancora un fascino è nella sua infinita complessità. Una domanda sola: qual è il senso del corso di laurea in Architettura all'interno delle facoltà di ingegneria, se non un fatto meramente commerciale (attrarre più iscritti possibile…)? Perché dovrei preferire una Facoltà di Ingegneria se mi interessa l'Architettura?

Accanto metterei la morte delle riviste di architettura, che nel '900 erano un'eccellenza italiana: a parte il supporto mediatico, che è chiaramente un dettaglio, insieme all'Accademia corrono nel distaccarsi dal mondo reale, anche nella ricerca di novità: i progetti di Zaha, Ghery e Renzo Piano escono sulle riviste quando già li abbiamo anche visitati… Oltre che studiati sul web, dove si trovano commenti di chi ha qualcosa da dire, non di chi deve sostenere un punto di vista preconcetto.

I PROGETTI PRELIMINARI. Progetti Preliminari che non hanno i presupposti per andare avanti: quasi mai è verificata la pubblica utilità e spesso non hanno presupposti tecnici di realizzabilità. In tale argomento rientra la mancata delega vera al RUP- le pressioni della politica e di fatto la mancanza di responsabilità pari a quelle del progettista producono un assurdo contrasto quando sarebbe indispensabile una serena collaborazione nell'esclusivo interesse dell'opera.

LE IMPRESE. In generale il mondo imprenditoriale nel settore delle costruzioni è a livelli infimi, tranne rare eccezioni. Le logiche di gestione sono le stesse da 50 anni, e si vede. L'innovazione non solo non si fa, ma è elemento di fastidio. E' finita da trent'anni la fase propositiva dell'ingegneria imprenditoriale italiana. Si chiamano imprese gruppi immobiliari che gestiscono patrimoni, ma non investono da decenni. D'altra parte lo stimolo a cambiare è inesistente, sarebbe impossibile dimostrare cose che non interessano a nessuno.

LA DEBOLEZZA DEI PROGETTISTI. L'estrema debolezza dei progettisti, che se pure riescono a sopravvivere devono in parallelo effettuare continui investimenti- lavorando sempre a sbalzo- e che di fatto sono la finanza delle PA e in parte anche del mondo imprenditoriale. L'Amministrazione spende solo per pubblicare il bando di gara, l'Impresa ti paga se vince, e poi ti paga solo all'approvazione del progetto. Come si può chiedere all'anello più debole di sostenere quelli più forti?

LA MACCHINA BUROCRATICA. Chiunque abbia governato negli ultimi trent'anni ha solo complicato le procedure e gli iter. Un progetto soggetto a VIA può andare all'esame di commissioni che ogni ministro rinomina azzerando il lavoro già fatto. Così si sono persi miliardi di finanziamenti. A Roma una pratica di abitabilità- autocertificata dal progettista- può richiedere sei mesi per essere espletata. E' altamente probabile che nel tempo di vita di un progetto le norme di riferimento cambino più di una volta, costringendo a nuove emissioni, con chilometri quadrati di carta che nessuno apre, e che chiaramente nessuno compensa.


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