Progettazione e Architettura

Cino Zucchi: «Un gioco non ha solo delle regole, ma anche un succo. L'obbedienza alla regola non è un fine in sè»

P.P.

Scrive Cino Zucchi

Diceva Ludwig Wittgenstein: "Un gioco non ha solo delle regole, ma anche un succo" Il succo o il fine di procedure, norme e regolamenti dovrebbe essere quello di assicurare la qualità finale del territorio e del materiale edilizio, e quello e di armonizzare la risposta "privata" al programma funzionale ed economico di un progetto con gli obiettivi e gli interessi "pubblici" e di lunga durata.
Spesso sia progettisti che i funzionari dimenticano questo "succo", e l'obbedienza alla regola diventa un fine in sé, una sorta di rito che tutti celebrano senza particolare convinzione ignorandone spesso gli aspetti perversi.

Il problema non sta nelle regole in sé, tutte in qualche modo giuste, ma dai mostri edilizi generati dalla loro incomunicabilità orizzontale. Spesso la pur giusta ottemperanza alle normative di protezione incendi, di abbattimento delle barriere architettoniche, di sicurezza o di risparmio energetico è in palese conflitto con la tutela del paesaggio o delle preesistenze ambientali. Costruiamo oggi case e strade molto più sicure, ma architetture e spazi pubblici molto meno armonici e accoglienti di quelli del passato. L'unica maniera di risolvere il problema sarebbe quella di allargare il modello della "conferenza di servizi", cioè di un momento di delibera collettiva e palese, mettendo in mano ai funzionari maggior potere discrezionale ma anche maggiore responsabilità sull'esito finale. Ma dubito che i funzionari si vogliano accollare questa maggiore responsabilità, che in un certo senso toglie a tutti un semplice strumento di giustificazione del proprio ruolo e di protezione del proprio operato, che oggi sembrano spesso i fini principali degli attori del processo piuttosto che la collaborazione a generare un ambiente migliore.


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