Progettazione e Architettura

Carlo Prati : «Non esiste più il pubblico che investe sull'edilizia, sull'edifico, sul manufatto»

P.P.

Scrive Carlo Prati / c.a.c.p. studio

Costi
a tutti i livelli e da ogni direzione è comune la consapevolezza che questa professione presenta dei costi insostenibili che a maggior ragione in questi anni difficili mettono a repentaglio l'esistenza delle realtà produttive legate al mondo progettuale e creativo. In questo solco si nota con amarezza quanto ordini professionali e cassa di previdenza abbiano rinunciato a piani straordinari di sostegno e finanziamento configurandosi anzi sempre di più come ulteriori elementi di destabilizzazione economica (quote di iscrizione insostenibili per fasce di reddito medio basse)

Credito
Se il sostegno non arriva da parte delle istituzioni corporative risulta ancora più difficile accedere al credito bancario, che in questo senso non produce o immette sul mercato prodotti specifici per studi di architettura e liberi professionisti con partita IVA. Risulta infatti come unica opportunità dedicata (salvo il prestito) l'anticipo su fattura le cui modalità di rientro sono molto rischiose per chi decide di avvalersene. Nulla poi sembra arrivare da parte del Pubblico cioè dallo stato e dai suoi apparati.

Politica
La politica sul progetto ha sempre investito, oggi non esistendo più la politica, non esiste più progetto pubblico (non mi riferisco al progetto dello spazio pubblico) non esiste più il pubblico che investe sull'edilizia, sull'edifico, sul manufatto. Quindi il pubblico si esprime unicamente mediante il regime del concorso che però e sempre più in crisi alternando iniziative demagogiche legate a interessi momentanei perlopiù di visibilità e pubblicistica a poche buone pratiche che si concretano spesso in realtà locali virtuose desiderose di rendere servizio di pubblica utilità e dove il riscontro dell'elettorato è più vissuto in termini di percezione diretta dell'operato legislativo.


Università
E' triste da ammettere, ma l'Università non esiste più. Non esiste più come prospettiva professionale in cui far convergere l'esperienza pratica con quella teorica rendendo cioè trasmissibile alle nuove generazioni le conoscenze sul fare progettuale che lo studio o il singolo architetto hanno maturato nel corso del loro lavoro. Professione e cantiere sono due mondi separati. Il danno è dunque molto forte, se pensiamo che un intera generazione (chi scrive ha quarant'anni) non è rappresentata nelle accademie italiane, tutto questo con estremo rammarico da parte degli studenti che soffrono di uno iato troppo forte con la classe docente.

Confusione
Ecco questo ultimo punto è forse la matrice e la causa di tutti quelli precedenti. Sembra infatti che tutto si delinei come un enorme meccanismo sfuggito al controllo dei suoi stessi artefici (stato, istituzioni, corporazioni, banche, accademie..) è solo in questi termini che sembra spiegarsi una realtà paradossale e beffarda, priva di regole se non quelle di una burocrazia impaurita che rivolge tutte le sue energie unicamente a garantire la propria sopravvivenza, con buona pace di quella ampia congerie di architetti, ingegneri, imprese, engineering che vivono di pianificazione e progettazione.


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