Progettazione e Architettura

Negli edifici non solo scuole ma anche attività culturali e ed economiche promosse dalla comunità

Giorgio Santilli

Architetto Segantini, il "piano città" prevede l'idea di scuole aperte alla partecipazione del territorio (palestre, cineforum, biblioteche, corsi per cittadini). È possibile anche in Italia? Ci sono modelli o progetti di riferimento in Italia o all'estero?
Questa che oggi ci sembra una grande conquista era una condizione naturale se guardiamo al passato. Le "chiese laiche" di Dudok, le poverissime scuole di Neutra a Puerto Rico, la Prestolee School, modello di "scuola senza lacrime" di Francis O' Neill e le più recenti scuole Montessori di Herzberger, oltre ad essere i luoghi per l'educazione, erano spazi aperti alla comunità al punto che i playground di Herzberger coincidono con gli spazi urbani e che la scuola di O' Neill non aveva orari precisi, i ragazzi erano liberi di starci tutto il giorno.
Un po' provocatoriamente mi piace pensare le scuole italiane come campus dove si coagulano spazi per l'educazione, per lo sport, per il tempo libero, ma anche spazi a disposizione per essere attivati dalla comunità. Uscendo dai confini del programma funzionale, l'edificio scolastico può trasformarsi in uno spazio di incontro, di svago, di attività sportiva, capace di sostituire, come agopuntura colorata nel grigio dello sprawl suburbano, senza centri e senza gerarchie, il ruolo che oggi hanno i centri commerciali, fino a poter diventare un mini-incubatore capace di innescare micro-processi economici.

La crisi impatta su questa elaborazione?
La crisi ci impone di immaginare nuovi modelli che superino l'idea che oggi abbiamo degli edifici pubblici come contenitori mono-funzionali per riorganizzare le risorse a disposizione concentrandole nella costruzione di edifici efficienti, in cui le funzioni pubbliche (nel caso delle scuole biblioteca, palestra, giardino, aule speciali, lavoratori) possano essere aperte e attivate dalla comunità.

Uno dei modelli contemporanei in Italia è il vostro progetto di Ponzano.
A Ponzano Veneto abbiamo costruito un modello di questo tipo che sta funzionando molto bene. È necessario lavorare sul progetto in modo da poter costruire un sistema che sia separabile per quelle parti che hanno il carattere di spazi ibridi, aprendoli alla comunità. Questo può avvenire al termine dell'attività scolastica, ma anche in compresenza. Siamo orgogliosi di poter dire che anche il centro infanzia di Covolo viene utilizzato dalle famiglie la domenica come spazio per attività. A Chiarano stiamo costruendo una nuova scuola elementare nella cui grande hall per il playtime è stata collocata una biblioteca che verrà aperta a tutti nel pomeriggio dopo la chiusura della scuola.

Quali fattori impediscono o rallentano un'evoluzione nella progettazione delle scuole italiane? Norme tecniche? Costi? Ritardo culturale?
Senza la pretesa di essere esaustiva, si posso forse individuare una serie di fattori evidenti. Anzitutto il mancato investimento in know-how tecnico e tecnologico. Se guardiamo al passato, gli edifici scolastici sono stati sempre all'avanguardia per la ricerca costruttiva e tecnologica, tanto da diventare manifesti culturali: lo storico Oliver Larkin nel suo libro sulla cultura americana degli anni Trenta scelse come manifesti rappresentativi, accanto alla Casa sulla Cascata di Wright e alla Gropius House in Massachusstts anche, una scuola di Richard Neutra. Pensiamo a come la Hunstanton School degli Smithson o le open-air schools di Duiker e Bijvoet trasformassero gli edifici scolastici in manifesti delle nuove possibilità spaziali generate dall'applicazione di nuove tecniche costruttive cui corrispondevano le ricerche del Bauhaus nel settore degli arredi con l'introduzione dell'alluminio che permetteva di disegnare sedie e banchi molto leggeri per cui i bambini erano capaci di trasportarli facilmente in giardino per fare lezione all'aperto.

In Italia c'è un vincolo normativo molto forte.
Oggi lavoriamo su un decreto ministeriale del 1975, ma per quanto riguarda le tecnologie costruttive, l'energia e l'avvento delle tecnologie informatiche, il mondo in questi ultimi vent'anni si è completamente trasformato. Solo per fare un esempio, le scuole devono essere dotate di un'aula informatica, quando ormai tutta la scuola è cablata e in rete e basta avere una serie di Ipads da portare nelle diverse aule per trasformare ogni singolo spazio in un'aula informatica'. A causa della normativa stiamo sprecando risorse pubbliche.

Un altro problema è la burocratizzazione.
Un solo esempio. Siamo l'unico Paese in cui per insegnare una lingua straniera non è necessario essere madrelingua e laureati nel Paese di provenienza ma è necessario essere laureati in Italia. Questo esempio, che privilegia la burocratizzazione del merito piuttosto che l'effettiva qualità, è forse il nodo principale da risolvere. Allo stesso modo per disegnare una scuola, i bandi richiedono un determinato fatturato e una serie di dipendenti, non obbligano la presenza di un architetto che abbia fatto ricerca nel settore. Non costruiscono condizioni meritocratiche di prequalifica proponendo concorsi ristretti, come avviene per esempio nel modello francese.

Poi c'è la questione delle risorse.
Oggi esiste senza dubbio un problema economico e di finanziamento. Ma esiste solo dal 2007-2008, mentre lo stato disastrato degli immobili scolastici del nostro Paese è molto precedente, dovuto al fatto che, dagli anni Settanta non è più stata fatta ricerca. Esistono dei problemi strutturali a cui penso sia impossibile far fronte adottando soluzioni tecniche convenzionali. È invece necessario lavorare in modo trasversale tra discipline diverse per far diventare ogni intervento sul territorio un innesto capace di innescare nuove relazioni sociali ed economiche con il contesto di cui è parte.
Con C+S Architects, lo studio che condivido con Carlo Cappai, abbiamo dimostrato che è possibile costruire, con meno di 1000 euro al mq compresi gli arredi, una scuola in classe energetica A+ e dotata delle più moderne tecnologie in termini di building automation. Abbiamo anche modificato l'idea di scuola come aggregazione di aule, trasformandola in spazio di relazioni dove il bambino non solo impara dai grandi, ma scambia esperienze. Con una serie di interventi privati stiamo anche dimostrando che le scuole si possono finanziare in project financing senza necessità di mettere a disposizione terreni per costruire residenze e terziario che in questo momento è difficile poter ricollocare sul mercato.

È il mestiere dell'architetto che sta cambiando.
Sì, profondamente. E la sua capacità creativa e di regia dei processi deve essere messa a frutto per inventare nuovi spazi capaci di originare micro-processi economici in grado di scardinare le vecchie regole del mercato che attendono solo il finanziamento pubblico. Dentro a questi nuovi processi economia e architettura sono impegnate insieme per la creazione di nuovi paesaggi la cui sostenibilità si misura non solo in termini energetici, ma soprattutto in termini economici e sociali.

Il "piano nazionale di efficientamento energetico delle scuole" prevede, intanto, di intervenire sui vecchi edifici scolastici con lavori di risparmio energetico e sicurezza antisismica. È razionale questo tipo di interventi o sarebbe meno costoso realizzare nuove scuole già adeguate agli standard? Qual è il costo a metro quadrato e il costo gestionale per nuovi edifici che presentino standard energetici, ambientali, di sicurezza?
Costruire una nuova scuola costa meno che restaurarne una già esistente. Questo non vale in prima battuta e non in termini assoluti. Ma se valutiamo i costi energetici, la manutenzione, la gestione non solo in termini passivi, ma inventando alcune condizioni che permettano di generare vantaggio economico con l'energia, la mensa, la gestione degli spazi aperti oltre l'orario scolastico, abbiamo totalmente ribaltato il punto di vista. Non ultimo la qualità dello spazio che deve generare il desiderio di frequentarlo, la luce, il colore, i materiali che una comunità possa riconoscere come accoglienti. Non dimentichiamo che le scuole sono spazi che siamo obbligati a frequentare, da bambini, ma anche da adulti quando andiamo ad accompagnare e a prelevare i nostri figli. Per questo motivo sono spazi dove un'esperienza multiculturale di scambio avviene in modo spontaneo e che, se favorita, da uno spazio accogliente, può diventare un momento di coesione sociale. Le esperienze di Anne Herringer in Bangladesh o di Arup in India, hanno dimostrato che esiste la possibilità di riunire la comunità intorno al progetto di nuova costruzione (in quei casi anche auto-costruzione) di una scuola.
Le scuole possono diventare coaguli colorati nel grigio dello sprawl suburbano ed epicentri che favoriscono naturalmente il mix culturale delle comunità che vi ruotano intorno. Grazie alla qualità dei loro spazi e alla multifunzionalità proposta, dobbiamo impegnarci a trasformare le scuole da edifici che ‘devo frequentare' in edifici che ‘voglio frequentare'. Le scuole possono trasformarsi in quegli interventi di agopuntura urbana sostenibile in termini energetici, economici e sociali creando una rete di nodi che supera la ormai obsoleta distinzione tra città consolidata e città della dispersione. Questa serie di semplici slogan dichiarano i motivi per cui è oggi necessario rimettere le scuole al centro del nostro interesse per poter pensaremodi di abitare sostenibili le città del nostro prossimo futuro.


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