Progettazione e Architettura

Alberto Clementi: «Piani paesaggistici, rinvii infiniti»

P.P.

Scrive Alberto Clementi, preside facoltà di architettura di Pescara

Un caso esemplare: l'infinita vicenda dell'adeguamento dei Piani Paesaggistici Regionali in seguito al DL 42/2004

Da anni (almeno da cinque, ma in alcuni casi ancora di più) le Regioni sono impegnate per legge nella revisione e adeguamento dei PPR vigenti, in regime di copianificazione con il ministero per i Beni e le Attività culturali. Sono state investite risorse spesso ingenti, mobilitando professionisti esperti e altre competenze qualificate presso le università.

Ma ancora nessun piano è ancora arrivato al traguardo. Difficoltà di comprensione reciproca, scarsa attitudine a lavorare insieme nel fare i piani, e soprattutto tanta diffidenza da parte degli uffici centrali, regionali e periferici del MiBac, non di rado in conflitto tra loro.

L'atteggiamento è in sostanza dilatorio, quasi che il varo dei piani -con il successivo ridimensionamento dei poteri discrezionali da parte delle soprintendenze- sia in realtà un'evenienza da scongiurare, facendo melina all'infinito (il quadro conoscitivo, come gli elenchi di Borges, non sarà mai abbastanza esaustivo; il personale della soprintendenza è oberato da altre priorità).

Né sembrano aver successo gli impulsi della politica (ministro e direzione del MiBac, presidenze delle Regioni) a stringere finalmente i tempi. La burocrazia si muove con altri tempi e finalità.
Sembra una vicenda analoga al Porcellum. Tutti sanno che i piani vigenti vanno migliorati sostanzialmente, non solo per la loro insufficiente efficacia ai fini della tutela ( mancano le prescrizioni d'uso ), ma anche perché ( è il vero problema ) non contribuiscono affatto alla qualità dei progetti di trasformazione dei paesaggi esistenti (ciò che sembra interessare poco sia i soprintendenti, che gli Ordini professionali e purtroppo anche le Università) .Però sembra che si preferisca comunque mantenerli in vita, perpetuando tra l'altro i compiti dei soprintendenti di decidere discrezionalmente cosa fare e come farlo.

Forse la legge era stata troppo ottimista nel professare la copianificazione tra Stato e Regioni. Forse va cambiata. Ma certo, al momento sembra di assistere a un ingente spreco di risorse, di cui qualcuno si deve assumere la responsabilità. Non è semplificazione. E' volontà di raggiungere risultati concreti che sembra difettare.

Doveri, non solo diritti

E' giusto chiedersi quali sono i nodi critici dalla parte dei professionisti, per cercare di risolverli con semplificazioni o altro. Ma occorre richiamare anche le criticità che nascono da un modo discutibile d'intendere la professione, che talvolta sembra deflettere dai propri valori etici, e che tende ad affermare diritti corporativi, ad esempio cercando di monopolizzare le occasioni di lavoro.

E' il caso della ricostruzione all'Aquila, dove il comportamento dei professionisti locali andrebbe approfondito seriamente, per aver spesso anteposto le proprie ragioni di convenienza a quelle dell'interesse pubblico ( in termini di apertura del mercato, di costi ammissibili, di tempi da rispettare) e talvolta anche delle persone colpite dalla devastazione del sisma.


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