Progettazione e Architettura

Rimed, se l'architettura nasce con gli ingegneri

Paola Pierotti

La complessità del progetto si risolve integrando specialismi e capacità di regia. In gioco ci sono l'ingegneria delle facciate, la sostenibilità, la perfetta relazione tra design, struttura e impianti - Buro Happold: «Quando i tecnici collaborano c'è valore aggiunto»

Il nuovo progetto per il Centro biomedico Rimed di Palermo (vedi articolo ) è frutto di una partnership stretta tra due società internazionali come sono Hok, una squadra globale di architettura con 24 uffici in tutto il mondo, e gli ingegneri di Buro Happold, 28 uffici a scala internazionale e uno anche in Italia, a Milano. «Forti di un'esperienza già rodata in tanti altri progetti – racconta Paolo Cresci, responsabile del settore Built Environment dell'ufficio italiano di Buro Happold e Associato del Gruppo Sostenibilità di Londra – riusciamo a condividere un linguaggio e strumenti comuni. Lavoriamo in sinergia quando si tratta di definire l'involucro, di integrare architettura e impianti, design e struttura».
Il progetto del Centro Rimed è un caso-scuola perfetto per comprendere perché e come le competenze specializzate debbano interagire. «Tra società di architettura e ingegneria, sempre di più i ruoli tendono a sconfinare, dipende dai livelli di prestazione che si vogliono definire. E molto spesso – dice Giammichele Melis, direttore associato di Buro Happold e responsabile dell'ufficio italiano – proprio grazie alle opportunità offerte da questa sovrapposizione si può dare valore aggiunto al progetto».

Ingerenze architettura e ingegneria. Se molto spesso quando si parla di «architetti» e «ingegneri» e dei loro ruoli nel mercato della progettazione si finisce per discutere delle loro ingerenze (si ricordi ad esempio che sempre più spesso nei concorsi di architettura i capigruppo sono le società di ingegneria che possono portare in dote i numeri richiesti dai bandi), il caso Rimed racconta l'altra faccia della medaglia. «Se i progettisti non hanno la pretesa di voler curare tutti gli aspetti, se ciascuno mette in campo le proprie competenze specifiche si gestisce meglio un progetto complesso e realmente integrato» dice Melis.

Rimed e la sostenibilità. Il progetto Rimed ha come obiettivo minimo il raggiungimento della certificazione Leed Gold del Green Building Council Italia. «Avere un linguaggio comune quando si tratta di definire le performance energetiche, con inevitabili ricadute ad esempio sull'involucro – spiega Cresci –, consente di lavorare in moto ottimale».
Per il Centro di Palermo il team di progetto (che ha lavorato in uffici italiani, londinesi e americani) ha utilizzato un sistema di modellazione tridimensionale che integra architettura, struttura e impianti. «Abbiamo scelto di utilizzare il Building Information Modeling (Bim) – dice Cresci – per gestire un progetto complesso, per far dialogare le diverse competenze, per ottimizzare i costi di progettazione ed esecuzione, per controllare il progetto in tutte le sue fasi».
L'energia, la gestione delle acque e del comfort, la pianificazione delle aree esterne, l'inserimento nel contesto ambientale, l'ottimizzazione della ventilazione dell'illuminazione, la progettazione degli impianti sono solo alcuni dei temi che stanno sotto il cappello «sostenibilità». Ecco allora perché la complessità va gestita con le giuste competenze, con un linguaggio condiviso e con strumenti avanzati.

Integrazione. Quando è bene che i diversi progettisti coinvolti inizino a confrontarsi? «Prima possibile. Già nella fase di studio di fattibilità, con il masterplan – dice Melis –. L'inquadramento del progetto ad esempio deve essere informato con i fattori climatici ed energetici. Il progetto deve nascere dalla fusione delle caratteristiche architettoniche e ingegneristiche».
Se Hok è una società di architettura che fornisce soluzioni per la progettazione e la pianificazione degli edifici, Buro Happold è una società di ingegneria (solo il 10% sono architetti che si occupano tendenzialmente di masterplanning o di ingegneria delle facciate) che ha come sua mission la gestione del progetto. «Siamo più Design Manager che Project Manager – dice Melis –. Lavoriamo con i clienti finali ma soprattutto forniamo agli architetti gli strumenti tecnici necessari ad esempio per la definizione dell'involucro. Solo così secondo noi ci può essere una reale integrazione tra le discipline».

Nelle grandi società di progettazione ci sono tecnici che si occupano dell'integrazione delle competenze, altri che sono incaricati di approfondire le singole tematiche. «Ci sono Project leader e Job leader» come li chiamano le società di impostazione anglosassone. Impostazione che non si evince solo nelle "etichette" ma in un metodo di lavoro che ha successo anche in tempi di crisi. «In Buro Happold – racconta Melis – le figure che gestiscono un progetto hanno sempre un'estrazione tecnica. Il Project director, ad esempio, quello che ha l'ultima parola e la massima responsabilità nei confronti del cliente, ha un background tecnico relativo alla disciplina che ha il peso predominante nella commessa».


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