Progettazione e Architettura

Vetro, acciaio, legno e titanio: ogni elemento viene portato al limite del suo impiego

Paola Pierotti

La grande architettura è frutto di una partnership stretta tra progettisti, committenza, costruttori e aziende. Dietro i grandi progetti spesso ci sono squadre di tecnici che portano innovazione e producono soluzioni tecnologiche attente alle richieste del progettista. E questo vale anche per il cantiere dell'ex Michelin di Trento dove Stahlbau Pichler - che da decenni progetta, produce e monta strutture in acciaio e facciate continue per edifici a livello internazionale - sta gestendo tutte le fasi del progetto del Muse, il museo della scienza a Trento.

All'azienda altoatesina è stato affidato infatti il compito di curare tutta la parte strutturale e l'involucro del museo firmato Renzo Piano Building Workshop. «Una bella sfida che ha avuto come naturale conseguenza l'ottimo processo di cantierizzazione dell'intero Muse che si è attivato in un clima di grande collaborazione tra tutte le figure professionali interessate», sono le parole di Luca Bolzanin, Project Manager Stahlbau Pichler.

Il Muse, cioè Museo di scienze naturali, è stato pensato come centro di diffusione della cultura scientifica, proiettato in particolare verso tematiche etiche e sociali e polemiche attuali come l'ecologia e lo sviluppo sostenibile. Strutturato su 6 piani (4 fuori terra e 2 interrati), la verticalità dell'edificio progettato da Renzo Piano si snoda intorno alle tematiche della diversità degli ambienti naturali, proponendo ai visitatori un vero e proprio viaggio attraverso i vari ecosistemi ed il modificarsi degli habitat e della relativa biodiversità.

Le facciate e le coperture, realizzate da Stahlbau Pichler, si caratterizzano per particolari profili in alluminio customizzati per il progetto, prodotti da Metra. L'edificio quasi completamente in vetro (oltre 21.000 mq), che sarà inaugurato nell'estate 2013, è costituito da una successione di spazi e volumi, di pieni e vuoti. Le grandi falde in copertura, ben riconoscibili anche all'esterno, sono state realizzate con il sistema Metra Poliedra 50 CV utilizzando un apposito profilo di sottostruttura in alluminio. Il progetto è caratterizzato da una notevole complessità geometrica dovuta ai 4 principali volumi (Blocco Uffici, Lobby, Area Museale e Serra), alle loro intersezioni e ai mutui intrecci.

«Queste che potremmo definire come sculture architettoniche, si abbinano all'utilizzo di diversi materiali che vengono portati ai loro limiti di impiego» ha spiegato l'ingegner Massimo Colombari che in Stahlbau Pichler ha seguito il progetto in prima persona. «Da un lato le coperture in Zinco-Titanio ed in vetro presentano geometrie molto complesse e ricche di interfacce con le strutture in legno e acciaio, con sbalzi di eccezionale proporzione. Il calcolo strutturale ha raggiunto in questo progetto confini audaci ed innovativi. Dall'altra le facciate continue che presentano snellezze elevate dei profili e che inizialmente erano previste in acciaio ma che abbiamo deciso di realizzare in alluminio per una migliore riuscita della finitura superficiale ed un miglior esito estetico complessivo».

Lo sviluppo progettuale in azienda è stato creato con un unico modello software tridimensionale in Tekla, che ha consentito di gestire i numerosissimi dettagli complessi e la strettissima integrazione di strutture, facciate e rivestimenti. Tale software è stato utilizzato come base di lavoro per la discussione di tutti i dettagli architettonici con lo studio Rpbw, intensificatosi nell'ultimo anno e poi utilizzato per tutti gli ordini materiali, per i costruttivi di officina e per i disegni di montaggio.

Il progetto architettonico è infatti stato concepito ponendo particolare attenzione agli aspetti ambientali e al risparmio in termini di energia. Per questo motivo il sistema degli impianti per il funzionamento dell'edificio è centralizzato, meccanizzato e sfrutta diverse fonti di energia rinnovabili (in particolare quella solare, con l'uso di celle fotovoltaiche e pannelli solari, e la geotermica, con lo sfruttamento di sonde a scambio termico). «Il sistema energetico è accompagnato da un'attenta ricerca progettuale sulle stratigrafie, sullo spessore e la tipologia dei coibenti - spiegano dall'azienda - sui serramenti e i sistemi di ombreggiatura, al fine di innalzare il più possibile le prestazioni energetiche dell'edificio».

L'illuminazione e la ventilazione naturale, in alcuni spazi, permettono la riduzione dei consumi e la realizzazione di ambienti più confortevoli. «Il sistema impiantistico - aggiungono dall'azienda altoatesina - fa inoltre uso di accorgimenti che aumentano le forme di risparmio energetico, quali ad esempio la cisterna per il recupero delle acque meteoriche, che permette una riduzione del 50% dell'utilizzo di acqua potabile. L'acqua raccolta nella vasca viene utilizzata per l'irrigazione della serra e per alimentare gli acquari e lo specchio d'acqua che circonda l'edificio».

La copertura inclinata. Un'unica falda inclinata di 20° rispetto al piano orizzontale crea la particolarissima copertura – facciata dell'ingresso al museo, interamente progettata e realizzata da Stahlbau Pichler. Tutti i giunti sono nascosti e non c'è bulloneria a vista per una struttura che ha uno sviluppo planimetrico pari a 31,6 x 10,20 metri. Allineato con l'asse principale del quartiere, lo spazio per la lobby percorre l'intero edificio nella sua profondità affacciandosi a nord sull'area verde di palazzo de Le Albere. Per ogni copertura Stahlbau Pichler ha studiato dettagli ad hoc, in modo da soddisfare le necessità progettuali e le difficoltà in fase di cantierizzazione.

«Il grande numero di particolari tecnici analizzati e sviluppati - dicono dall'azienda - ha consentito di rispondere in maniera eccellente alla situazione progettuale che si presentava con una notevole differenziazione architettonica delle coperture e una importante compenetrazione tra i vari elementi. La principale delle coperture presenta una dimensione di poco inferiore ai 40 x 30 metri e assume una inclinazione rispetto al piano di ben 60° presentando una zona impermeabile tra il primo ed il quinto piano. Le brise-soleil sono sostenute da una struttura in acciaio e si collocano in corrispondenza degli sbalzi superiori della copertura».


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