Progettazione e Architettura

Innovazione in cinque mosse, dalle facciate «dinamiche» ai materiali

Paola Pierotti

Milano è la città italiana che più si è spinta in verticale ma Torino la segue al secondo posto con il Palazzo della Regione (Fuksas) e la Sede Intesa Sanpaolo (Renzo Piano), Venezia sogna una torre rotante griffata Pierre Cardin e Roma sta ultimando due torri alte un centinaio di metri all'Eur, una residenziale, Eurosky (Franco Purini) e una per uffici (Transit). Anche in Italia costruire in verticale è un tema passato da questione politica e teorica a realtà, non solo per i progettisti ma anche per le aziende e i costruttori (che esportano sempre più spesso il loro know how anche all'estero).

Tra le tante torri in costruzione a Milano, da quella che ospita la sede Unicredit alle Torri Garibaldi, da Palazzo Lombardia - che nel 2012 è stato tra i vincitori del premio annuale promosso dal Council on Tall Buildings and Urban Habitat (Ctbuh) insieme a tanti altri grattacieli realizzati in tutto il mondo – al Diamante quasi ultimato nell'area di Porta Nuova, ci sono i tre simboli della nuova Milano: le tre torri di Citylife.

«Le tre torri confermano la loro centralità nel progetto CityLife, sia dal punto di vista iconico, sia per la loro vocazione di sviluppo economico a vantaggio della città di Milano», afferma Claudio Artusi, Presidente e Amministratore delegato CityLife. La Torre Isozaki sarà la prima a diventare realtà. Sarà la torre più alta d'Italia, un edificio per uffici e raggiungerà i 202 metri di altezza.

La costruzione è stata appaltata all'impresa Colombo Costruzioni nel maggio 2012, i lavori sono iniziati quest'estate e sono stati realizzati i primi piani interrati. La seconda Torre firmata da Zaha Hadid Architets raggiungerà i 170 metri, anche questa sarà ad uso uffici e la gara d'appalto sarà chiusa tra gennaio e febbraio del 2013, con inizio lavori stimato a giugno del 2013. Ultima a partire sarà la Torre di Libeskind, di 150 metri. Anche questa sarà destinata ad uffici (almeno per ora). La gara d'appalto per la terza torre sarà indetta a dicembre 2013 e i lavori inizieranno a giugno dell'anno successivo.

CityLife è un laboratorio italiano perché ha messo in campo urbanisti, architetti e ingegneri, società specializzate in project management, aziende e imprese che hanno dovuto sperimentare soluzioni di assoluta novità per l'Italia.

Costruire in verticale è un lavoro che richiede componenti ‘soft' e altre ‘hard'. Un lavoro di squadra che prevede competenze tecniche e manageriali come sarà evidenziato oggi a Venezia nell'ambito di un convegno organizzato dall'università Iuav con il Council on Tall Buildings and Urban Habitat (Ctbuh) e dedicato al tema "Le problematiche tecnologiche del costruire in altezza". Un'occasione di confronto e dibattito tra i diversi soggetti che operano nel mercato delle costruzioni organizzato da Aldo Norsa e Dario Trabucco.

Cinque temi-chiave per la buona progettazione. I nuovi progetti per torri e grattacieli si caratterizzano per la realizzazione di "facciate dinamiche" che cambiano aspetto in funzione dell'efficienza termica e del confort degli utenti.

Due: l'annoso dibattito tra costruzioni in calcestruzzo e acciaio si sta evolvendo verso una prevalenza di costruzioni in cemento armato.

Tre: in termini di normativa, la questione più delicata è quella che riguarda l'antincendio e in particolare quella relativa all'evacuazione negli edifici molto alti (oltre i 400 metri di altezza non si può infatti pensare di poter defluire i flussi a piedi).

Quattro: l'impiego di strumenti soft per migliorare la vita dell'edificio: dalla sicurezza ai sistemi di pre-assegnazione dei posti in ascensore con il semplice passaggio di un badge che aiuta a snellire il traffico.

Cinque: l'impiego di tecnologie prefabbricate.

Involucri. «All'estero si sta lavorando moltissimo nella ricerca e nella sperimentazione di facciate dinamiche – spiega Dario Trabucco, ricercatore allo Iuav, rappresentate italiano Ctbuh -. Un esempio efficace è offerto dalle torri gemelle realizzate ad Abu Dhabi e firmate da Aedas e Arup, le Al Bahar Towers, caratterizzate da una facciata continua che esternamente si copre con una sorta di ‘tapparella'. La facciata cambia così a seconda dell'irraggiamento solare, permettendo una continua personalizzazione in base alle richieste degli utenti».

Materiali. L'annoso dibattito tra uso del calcestruzzo e dell'acciaio si sta via via risolvendo con uno spostamento di scelta sul cemento armato o sulle strutture composite: colonne in calcestruzzo e profilati in acciaio per reggere i carichi. Una scelta dettata essenzialmente dal mercato ma anche da resistente post 11 settembre.

Sostenibilità. «In questi ultimi anni si è registrata un'interessante evoluzione nella ricerca progettuale in termini di efficienza energetica. Non ci si occupa più di consumi solo in fase di gestione – dice l'architetto Trabucco – ma si lavora in questa direzione fin dal concept, nella scelta dei materiali e delle soluzioni tecnologiche. Quando si parla di ambiente, vale il principio "meno costruisci più sostenibile sei". Ecco allora che raggiunto un certo livello di efficienza, non si migliorano le performance con doppie-triple facciate: meglio una facciata semplice che spendere energia per realizzare componenti inutili per il bilancio energetico complessivo».


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