Progettazione e Architettura

Dagli anni '60 ad oggi, i Padiglioni Italiani delle Expo (tra successi e debacle)

Paola Pierotti

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  • Da Saragozza a Milano. Italo Rota, Michele De Lucchi, Carlo Ratti sono gli architetti italiani che sono riusciti a inserirsi nella partita Expo 2015: De Lucchi per un padiglione itinerante da realizzare in collaborazione con il Politecnico di Milano, Rota e Ratti per due padiglioni tematici. Coincidenza vuole che tutti e tre questi architetti siano stati protagonisti a Saragozza nel 2006: De Lucchi aveva firmato il Padiglione Italiano, Rota ha costruito una piazza tematica, il Padiglione Ciudades de Agua, e Ratti con il Mit è l'ideatore del Digital Water Pavilion.

    In attesa del concorso (e dell'assegnazione) del progetto per il Padiglione Italiano all'Expo 2015 dove Marco Balich è stato incaricato di ideare il concept è interessante intraprendere un percorso a ritroso per ricostruire le travagliate vicende dei padiglioni italiani nelle Grandi Esposizioni Internazionali e ricordarne i risultati progettuali (gallery ).

    Un regista, Stefano Monti, era stato invitato anche ad Aichi in Giappone nel 2005. Concorsi ne sono stati indetti in tante occasioni, nel '70 ad Osaka il Ministero degli Affari Esteri aveva selezionato un team guidato da Studio Valle, più recentemente nel 2010, il concorso ha premiato un gruppo guidato da Giampaolo Imbrighi.

    Nel 1967 nel comitato di consulenza del Padiglione di Montreal c'erano anche Giulio Carlo Argan, Michele Guido Franci, Studio Passarelli e Bruno Zevi. Protagonisti dei progetti di settore: Bruno Munari, Carlo Scarpa, Leonardo Ricci e Emilio Vedova. Il padiglione si caratterizzava per la presenza di una vela bianca che si alzava dal suolo realizzato con una granigia di marmo e cemento e sulla vela c'era la sfera di Arnaldo Pomodoro.
    Nel 1970, Valle, con la consulenza ingegneristica di Sergio Musmeci ha realizzato un padiglione temporaneo che si ricorda per la sperimentazione linguistica dell'high tech italiano.
    Doveva essere temporaneo anche il padiglione di Imbrighi realizzato per l'Expo di Shanghai ma a maggio del 2012 il padiglione, ristrutturato e ampliato, è stato ri-inaugurato ed è diventato il cuore del nuovo "Shanghai Italian Center". L'Italia, prima fra i Paesi che hanno partecipato all'Expo e che hanno donato i loro padiglioni alla Cina, si è dotata così di una vetrina permanente, anche con l'obiettivo di consentire alle imprese italiane di mostrare il meglio dello stile e delle innovazioni italiane. Lo spazio dello Shanghai Italian Center comprende oltre l'ex padiglione italiano anche quelli di Olanda e Lussemburgo, l'area dove sorgeva il Padiglione inglese e alcune strutture di servizio, venendo a costituire un segmento fondamentale del piano di riconversione dell'Expo Park.

    Nell'ultima tappa prima dell'Expo 2015, a Yeosu nella Corea del Sud, in una manifestazione dedicata all'acqua e al mare, l'Italia ha partecipato proponendo un percorso espositivo che ha raccontato la storia del nostro Paese dalla Repubbliche marinare al Mose (www.worldexpo2012.com). Ad Ahici invece il Padiglione Italiano era dedicato alla "saggezza della natura" ed esplorava le tecniche naturali per il miglioramento di quelle artificiali.


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