Progettazione e Architettura

Un'oasi naturale al posto dell'ex officine ferroviarie, Reggio Calabria a caccia di fondi Ue per risanare il waterfont di Saline Joniche

Paola Pierotti

L'intervento riguarda un'area di oltre 170 ettari posta lungo 8 km di costa. Il valore dell'operazione è stimato in 100 milioni, da realizzare in 10 anni. Premiata la proposta di un raggruppamento internazionale di progettisti guidato dai palermitani Autonome Forme

Un'operazione dell'ordine dei 100milioni da sviluppare in dieci anni. Sulla base di interventi simili, come quelli dei parchi della Maddalena e di Bonifacio in Sardegna, la Provincia di Reggio Calabria è pronta a realizzare un parco naturale, con un mix di funzioni, per risanare il waterfront di Saline Joniche. Una linea politica tutta da definire che prende le mosse dall'aggiudicazione del concorso di idee indetto dalla Provincia di Reggio Calabria, in partenariato con l'agenzia i Borghi Solidali nei mesi scorsi.

Una gara di architettura internazionale finalizzata alla realizzazione di un parco naturale e antropico, uno step successivo al primo studio di fattibilità promosso nel 2006 con il Premio Portus (nell'ambito delle iniziative della Fondazione La Biennale di Venezia), vinta dagli architetti e paesaggisti dello studio AutonomeForme di Palermo con la collaborazione di professionisti internazionali come gli spagnoli Grupo Aranea e la presenza di consulenti italiani, francesi e inglesi.

«Come richiesto dal bando, il progetto vincitore prende in considerazione gli esempi di alcuni parchi già realizzati anche in Italia. Vorremo agganciare i fondi europei previsti per il 2014 per progetti di questa tipologia – racconta il Rup Mariano Fortebuono -. Per il porto valutiamo anche l'ipotesi di un project financing coinvolgendo i privati. E ancora andremo a verificare se sono ancora disponibili quei 50 milioni previsti dal Cipe per riqualificare due delle aree incluse nel bando di concorso».

Il concorso richiedeva l'elaborazione di proposte per il recupero sostenibile dell'area compresa tra Capo D'Armi e la fiumara Sant'Elia a partire da quattro punti focali di intervento: l'ex area
industriale della Liquichimica con il porto di Saline e il relitto della Laura C; l'Oasi faunistica dei
laghetti del Pantano; le Officine Grandi Riparazioni e l'antico borgo abbandonato di Pentedattilo.

«In quest'area – spiegano gli architetti di Palermo - per una malintesa idea di sviluppo, sono state localizzate numerose strutture industriali e produttive fuori scala. Basti pensare alle Officine Grandi Riparazioni, il più grande centro per la riparazione dei vagoni ferroviari del Sud d'Italia: un intervento mai decollato che ha devastato il paesaggio e tradito le promesse occupazionali, così come la ex Liquichimica, il polo industriale mai entrato in funzione, per cui è stato di recente elaborato un contestato progetto per l'impianto di una centrale a carbone».

Il progetto vincitore che vede tra gli autori anche Marco Scarpinato (Autornome Forme) , Francisco Leiva Ivorra e Giuseppe Guerrera propone una strategia per invertire la rotta e dimostra che, «promuovendo un nuovo paesaggio supportato dall'uso delle nuove tecnologie applicate all'ecologia» come dicono gli autori, un'altra via di sviluppo dell'area di Saline Joniche è possibile. La commissione ha selezionato questo progetto definendolo «bandiera, raffinato e fattibile, che segna l'attesa inversione culturale di approccio al tema, con chiara indicazione naturalistica e di ecosostenibilità«.

L'intervento riguarda un'area di oltre 170 ettari posta lungo 8 km di costa e con un appendice nel
Borgo di Pentadattilo che viene inserito nella strategia complessiva di riqualificazione e
valorizzazione dell'area.

Il concorso prevedeva un montepremi di 42mila euro (20mila per il vincitore). C'erano state 74 domande di partecipazione, 22 gruppi hanno partecipato, 18 sono stati ammessi e 4 sono arrivati fuori tempo massimo. «Con questo concorso abbiamo cercato soluzioni e idee particolarmente attente al tema della sostenibilità – aggiunge il Rup – valuteremo se procedere in toto con il primo progetto classificato o se considerare soluzioni fattibili e immediate che altri gruppi in gara hanno proposto. Sicuramente le tavole del concorso non resteranno quadri di arredo nei nostri uffici».


© RIPRODUZIONE RISERVATA