Progettazione e Architettura

Da Fuksas a Piano, da Citterio a Ingenium Re, dietro i grandi studi la carica delle donne

Paola Pierotti

Non è questione di quote rosa ma di numeri: le donne-architetto in Italia sono 62mila (su un totale di 151mila iscritti) e la preponderanza maschile è da attribuire ai colleghi di età più avanzata. Tra le arruolate nel mondo della progettazione (che si occupano di design e ristrutturazione, grandi opere o impianti) raramente si vedono donne a capo di studi: spesso sono associate o stanno nelle squadre delle grandi società occupando però posizioni di rilievo.

Fanno eccezione Anna Maria Indrio in Danimarca, Benedetta Tagliabue in Spagna e tra i pochi studi italiani rosa ci sono quelli guidati, ad esempio, da Luisa Fontana, e Laura Rocca.

Con un rapido sondaggio nella classifica della top10 delle prime società di architettura in Italia per fatturato (Citterio-Viel, Rpbw, Ingenium Re, Fuksas, Baciocchi, One Works, Lombardini22, Progetto Cmr, Amdl e General Planning), è facile ritrovare donne come Gabriella Manni, Ad di Ingenium Re, Susanna Scarabicchi, Emanuela Baglietto ed Elisabetta Trezzani, tre partner dello studio Rpbw e una di loro è nel Cda. Adele Savino è stata per dieci anni responsabile di molti progetti dello studio Fuksas dove la moglie, Doriana Mandrelli è associato/partner e capo della divisione Design.

Non solo donne-architetto, mogli, ma anche figlie. E' il caso di Elisa Fuksas che in occasione del Roma Film Festival ha presentato un documentario dedicato a suo padre, Massimiliano, e al cantiere della Nuvola di Roma.

Ritornando ai grandi studi: Antonella Mantica ha fondato nel 1994 con Massimo Roj lo studio Progetto Cmr, dove le donne sono al 50% e molte di loro occupano posizioni di rilievo, Donatella Lisi è partner dello studio toscano guidato da Roberto Baciocchi, Enrica De Paulis è una partner della società One Works e ancora Patricia Viel è socia di Antonio Citterio.

Molte di loro sono «trasparenti» dal punto di vista mediatico, ma le donne sono protagoniste nella gestione dei processi, nella regia degli studi, in prima linea quando si tratta di gestire i rapporti con i committenti.

«Per una donna, per ottenere credibilità non è sufficiente scrivere, pubblicare o fare lezione in qualche ateneo. Bisogna fornire prove provate. Soprattutto in Italia – dice Patricia Viel – dove chi insegna spesso non ha mai progettato e costruito, quindi è difficile accedere a un ruolo professionale in modo precoce»


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