Progettazione e Architettura

Malvezzi: «Investire sulla parte manageriale, la componente creativa non è tutto»

P.P.

Simona Malvezzi (46 anni, partner dello studio KUENHN MALVEZZI Architekten)

Classe 1966, ho uno studio a Berlino e ho costruito la mia famiglia a Milano. Nessuno dei miei due partner (i fratelli Kuehn) è un mio compagno della vita. Ci sono aziende familiari che vanno avanti benissimo ma io ho preferito separare la vita professionale da quella privata.

Il nostro studio funziona per il fatto che noi tre soci abbiamo creato una squadra compatta, abbiamo la stessa linea progettuale e un comune interesse per l'arte contemporanea. Ogni progetto non è mai fatto da una sola persona, sia essa donna o uomo. Per il successo del nostro lavoro ci basiamo molto sui nostri collaboratori, alcuni stanno con noi da sette anni. Nel tempo abbiamo costruito una struttura piramidale: una macchina che deve funzionare bene.

Lavoro spesso con molte donne, anche in studio abbiamo molti capiprogetto-donna.

Personalmente detesto la definizione di ‘architettura femminile' anche se è vero che ci sono dei modelli che hanno deformato la percezione del problema: le donne-architetto più famose non hanno famiglia e si presentano come sacerdotesse dell'architettura. Nello studio di Daniel Libeskind la moglie è il vero boss. Dobbiamo ricordare che la parte manageriale da un grande contributo al successo di uno studio professionale, la componente creativa non è tutto.
Noi tre soci abbiamo ruoli intercambiabili, uno di noi tre è più presente a Berlino e segue l'organizzazione dello studio, gli altri due si muovono molto e anche per fare pubbliche relazioni, perché i lavori si portano a casa con i concorsi ma non solo.


Tra i risultati più recenti dello studio, un primo premio in un concorso indetto da un'associazione di Berlino per realizzare un edificio multi-culto che accolga al suo interno una moschea, una sinagoga e una chiesa evangelica .


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