Progettazione e Architettura

Tra le donne poche archistar: competenza e metodo valgono di più di una firma prestigiosa

Paola Pierotti

Tagliabue: «Non c'è un politico al mondo che non voglia un pezzo Hadid nella sua città»

Dnne e Architettura. «Al primo posto c'è Zaha Hadid al secondo Kazuyo Sejima, al terzo se la battono Gae Aulenti e Lina Bo Bardi».
È questa la classifica che fa Benedetta Tagliabue, una delle architetto-donna di successo all'estero, con studio a Barcellona, affermatasi grazie alla partnership con il socio e marito Enric Miralles (prematuramente scomparso quando la loro avventura professionale era da poco iniziata).
«Hadid è l'essere umano che sta lasciando nel pianeta l'impronta piú forte che mai abbia lasciato un architetto. Quasi tutti i politici del mondo - dice Tagliabue - fanno a gara per avere uno Zaha Hadid nella propria città. E credo che questo fenomeno nel caso della Hadid sia più forte che per qualsiasi altro architetto, quindi in questo caso è una donna a vincere il primato».
Al secondo posto Tagliabue candida la socia del gruppo giapponese Sanaa, che è stata direttore della Biennale Architettura del 2010 e ha vinto il concorso per l'ampliamento della Bocconi a Milano (un'altra donna dopo la sede firmata dalle irlandesi Grafton Architects). «Kazuyo Sejima – spiega Tagliabue – sta superando in popolarità il suo Maestro Toyo Ito e i suoi edifici sono molto desiderati. I suoi edifici sono così semplicementi nuovi che sta conquistando il mondo con la sua umiltà, gentilezza e apparente totale semplicità».

Nella classifica Tagliabue, «Gae Aulenti potrebbe avere la terza posizione, ma se entriamo nel merito di donne che già non ci sono più, un'altra straordinaria donna architetto, italiana di nascita ma brasiliana di professione è Lina Bo Bardi, che in Brasile ha costruito con un coraggio unico edifici di grandissima importanza, diventati presto parte della mitologia degli architetti». Per la Tagliabue – che ha firmato il padiglione spagnolo all'Expo di Shanghai, ha realizzato il progetto del Mercato di Santa Caterina a Barcellona e quello della sede di Natural Gas sempre nella città catalana – «non ci sono difficoltà oggettive, semplicemente molte volte ci si trova in schietta minoranza. A volte mi capita di essere l'unica donna – dice – e questo è un po' noioso». In cantiere? «Anche le donne sanno essere molto autoritarie, in ogni caso parlare attraverso la voce di un collaboratore maschile può servire». Come tante altre architetto-donna anche la Tagliabue trova il modo per essere forte anche in cantiere.
Come donna, Tagliabue racconta di essere stata coinvolta più di una volta «per rendere equa una lista ad esempio di un concorso o di una giuria». Una banale questione di quote rosa che all'architetto italo-spagnolo ha offerto spesso la possibilità di ampliare le proprie esperienze.

Raccontaci la tua storia: progettieconcorsi@ilsole24ore.com, www.facebook.com/pages/Progetti-e-concorsi, Twitter: @24architettura


© RIPRODUZIONE RISERVATA