Progettazione e Architettura

La community delle donne architetto: operativa dietro le quinte

Paola Pierotti

La famiglia l'ha costruita a Milano, il suo studio è a Berlino. I suoi due soci sono due fratelli e nessuno dei due è il suo compagno nella vita. È l'identikit di Simona Malvezzi, classe 1966, partner dello studio Kuehn Malvezzi Architekten che si è aggiudicato in queste settimane il concorso per un edificio di culto che riunirà tre religioni monoteiste in una sola struttura (vedi articolo ), che ha allestito molti spazi museali in Austria e in Germania ed era tra gli invitati alla Biennale di Chipperfield. «Laureata al Politecnico di Milano – racconta Simona Malvezzi – mi sono resa conto che se volevo fare concorsi e progettare qualcosa di interessante dovevo andarmene. Prima a Vienna ho collaborato in alcuni studi, poi con i fratelli Kuehn abbiamo aperto il nostro studio». Due numeri per dare le dimensioni dello studio: «Abbiamo 45 collaboratori e partecipiamo a 5-6 concorsi al mese».

La storia di Malvezzi è un'eccezione soprattutto per le donne-architetto che vivono e lavorano in Italia. Come tutte le altre professioniste anche gli architetti pagano il prezzo della mancanza di servizi che permettono di conciliare attività e famiglia. «Le oggettive difficoltà sono dovute alla carenza di servizi per l'infanzia. Vorrei progettare tutto quello che dovrebbe essere a 500 metri dal luogo di lavoro delle donne e non lo è mai» dice Annalaura Spalla, architetto romano, classe 1966, che vede come unico ostacolo reale il contesto sociale.
Tante altre colleghe, dalla Soprintendente ai Beni Architettonici di Venezia, Renata Codello, all'architetto Sandy Attia (Modus Architects) alla più giovane Valeria Boschi (Boschi+Serboli Architetti Associati) rilevano che le principali difficoltà della vita professionale di una donna-architetto stanno nel confronto con un mondo prettamente maschile, quello delle maestranze.
«Si riscontra spesso un certo scetticismo – dice l'architetto Codello – tra le imprese esecutrici dei lavori di fronte a una donna-architetto che si occupa operativamente di aspetti tecnici delle costruzioni». «Quanta fatica – dice la trentenne Boschi – accettare che gran parte delle comunicazioni debbano passare attraverso il capocantiere». Attia lamenta invece il fatto di aver dovuto rinunciare alla direzione lavori dei cantieri dello studio (dove è partner con il marito) limitandosi a coordinare i progetti «dal computer» per non aver potuto garantire la propria presenza sul campo, per un tempo prolungato e senza sosta, in una fase della vita in cui si è deciso di allargare anche la famiglia. «Condizioni di equilibrio – commenta Attia – non per il fatto che gli uomini siano più portati a seguire i cantieri e le donne meno».

Multitasking, capacità di gestione, sensibilità, predisposizione nel trovare mediazioni, nel considerare le sfumature, costanza e impegno sono doti che le donne riescono a mettere in gioco. Fatto salvo il contesto, ci sono però altre questioni che pesano sull'affermazione delle donne-architetto. «In ambiente ingegneristico, storicamente meno femminile rispetto a quello dell'architettura – dice Maria Vittoria Capitanucci, storico dell'architettura milanese, 44 anni – oggi si percepisce con chiarezza una presenza femminile più strutturata nel contesto professionale e accademico. È come se negli ambienti ad alto tenore tecnologico e scientifico l'universo femminile riesca ad avere riconoscimenti oggettivi e sempre più consolidati».
Dietro una star come Daniel Libeskind c'è una moglie con un polso di ferro. E così accade con le dovute proporzioni in tanti studi anche italiani.
Se le donne-architetto non sono ai primi posti quando si parla di progettazione, sono numerose invece quelle impegnate nella Pubbliche Amministrazioni. L'Urbanistica della Regione Puglia è sotto la regia di un architetto donna: Angela Barbanente. «Nel comune di Ferrara gran parte dei tecnici e dei funzionari sono donne – racconta Roberta Fusari, architetto, 39 anni, assessore comunale all'Urbanistica –. Dall'urbanistica, alla mobilità, all'edilizia. Sono loro che incontrano professionisti, privati, imprenditori, cittadini e credo nessuno mai si sia aspettato di trovare un uomo al loro posto». Fusari racconta che in una delle sue prime volte in cantiere "giovane", "donna" e "architetto" comprese di aver conquistato la fiducia delle maestranze quando la chiamarono «ingegnere».

L'architettura come prodotto di gruppo. Se l'architetto è un maestro d'orchestra e non uno stilista, uno scultore, un artista, l'architettura deve essere attribuita più a un gruppo che a un nome «e se costruiamo poche cose che passano alla storia, è giusto che anche i nomi si perdano» commenta Valentina Patrono, italiana all'estero, con esperienze in Spagna e in Svizzera in grani studi come quello di Vazquez Consuegra o di Herzog&De Meuuron. «Mi sono formata professionalmente credendo nella forza del team di progetto, delle persone e dei loro apporti diversi ma vedo molto spesso le donne-architetto gestire il processo – commenta Livia Tani, 42 anni, Atelier Jean Nouvel –. A volte è difficile farsi rispettare in cantiere dove le professionalità coinvolte sono al 99% maschili, ma anche quello è un terreno che si può gestire».

Oltre gli studi professionali. All'Università gli Ordinari-donna sono di numero inferiore rispetto ai colleghi-maschi (come dice Capitanucci). «Le istituzioni e i ruoli pubblici di un certo livello sono appannaggio di architetti maschi» commenta Lorenza Bolelli, architetto dello staff dell'Assessore all'Urbanistica del Comune di Roma. Solo 16 Ordini provinciali su un totale di 105 sono guidati da presidenti-donne (di cui cinque solo in Lombardia).
Oltre confine o impegnate nei progetti internazionali ci sono tante donne italiane che lavorano con successo e lasceranno un segno nel mondo dell'architettura. Tra loro c'è Paola Antonelli, che è al Moma di New York dal 1994 dove è curatrice del Dipartimento di architettura e design. Luciana Ravanel (non è architetto) ma èla «Madame Architecture»: a Parigi è un'imprenditrice che dell'architettura di qualità ha fatto il suo business .


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